14 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 14 Giugno 2021 alle 08:14:58

Cronaca News

L’ultimo viaggio del Vittorio Veneto, l’addio triste a quel museo mancato

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L’ultimo viaggio della Vittorio Veneto

Avrebbe meritato un’uscita di scena diversa. Un saluto più decoroso. Invece è andata via in un’alba silenziosissima di fine primavera. L’ultimo viaggio della nave Vittorio Veneto, l’8 giugno 2021, è stato malinconico come la meta che l’attende: la demolizione in un sito della Turchia. Verrà demolito anche il sogno di trasformare quello che fu un fiero incrociatore lanciamissili in un museo galleggiante della Marina Militare, con Taranto come sede naturale: del resto, per 40 anni tra la città dei Due Mari e quella che fu l’ammiraglia della Marina il legame è stato totale.

Eppure si provò a portare altrove quella Storia: a Trieste. Era il 2017 quando – riportava il quotidiano Il Piccolo – l’allora governatrice del Friuli Debora Serracchiani annunciava «l’impegno da parte del ministero della Difesa per la bonifica e messa in sicurezza» dell’incrociatore in disarmo dal 2006. «Sarebbe bello avere una nave da visitare di fronte al Museo del mare», aveva dichiarato il ministro della Difesa Roberta Pinotti a margine di una visita compiuta proprio a Trieste, assicurando che era già stata «verificata la trasportabilità della nave che si trova a Taranto». Qualche anno prima, nel 2004, dopo l’ultima missione operativa della nave, si era trovata però una prima intesa tra il Comune di Taranto e la Marina Militare e nel 2007 dalla Regione Puglia si parlava di un “incontro risolutore” a breve con i ministeri della Difesa, dei Beni Culturali e di Fincantieri.

Tre anni dopo, visto che evidentemente “l’incontro risolutore” non ebbe esiti concreti, si iniziò a paventare l’ipotesi Trieste. E c’è molto di italiano, in questo lunghissimo balletto di annunci che ha portato al peggiore dei finali. Del resto, per la necessaria bonifica in vista della trasformazione in museo era stata stimata una spesa di circa venti milioni di euro: l’amianto sparso nella sala macchine e tra i tubi delle quattro caldaie che alimentavano le turbine a vapore si è rivelato un nemico troppo forte. Soverchiante, utilizzando il gergo militare. E dire che la Vittorio Veneto ha navigato per 737.297 miglia, spesso “in mari avversi”, nelle missioni di pace in Somalia e nella ex Jugoslavia, ma anche nelle acque del Vietnam, per il soccorso ai profughi del conflitto simbolo della seconda metà del Novecento. L’ultimo rientro a Taranto il 12 ottobre 2003, dopo una campagna addestrativa. Poi, le tante parole spese per un museo mancato. “Il Vittorio Veneto, nave ammiraglia della Marina Militare fino alla fine del secolo scorso, ha lasciato l’Arsenale Militare di Taranto attraversando per l’ultima volta il Ponte Girevole” si legge infine sulla pagina Fb del piano comunale Ecosistema Taranto.

“La sua storia, legata indissolubilmente alla stazione navale della città dei due mari, volge al termine lasciando ricordi indelebili nell’immaginario di ogni tarantino che, affacciato al canale navigabile, negli anni ne ha salutato le partenze e i rientri. Lo skyline della città, vista da Mar Piccolo, cambierà per sempre: anche questo è un segno della transizione che vive Taranto, coerente con la complessiva opera di bonifica di quei luoghi e con il loro recupero”.

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