23 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 22 Giugno 2021 alle 16:09:36

L'ex procuratore Capristo
L'ex procuratore Carlo Maria Capristo

Quattro arresti, un obbligo di dimora e 6 indagati in stato di libertà. Sono i provvedimenti scattati nella mattinata di martedì 8 giugno a conclusione di un’inchiesta condotta dalla Procura di Potenza su presunti favori per agevolare Ilva in amministrazione straordinaria, “ammorbidire” accuse e orientare indagini. Le ordinanze di custodia cautelare in carcere sono state emesse dal gip del Tribunale di Potenza Antonello Amodeo nei confronti del famoso avvocato dell’Eni e consulente dei commissari di Ilva in as Piero Amara, colui che ha raccontato della presunta loggia Ungheria e del poliziotto Filippo Paradiso, in servizio al Ministero dell’Interno.

Ai domiciliari sono stati sottoposti Nicola Nicoletti, consulente dei commissari di Ilva in as dal 2015 al 2018 e socio della Pwc, l’avvocato Giacomo Ragno, del foro di Trani, difensore di un dirigente del Siderurgico nel processo Ambiente Svenduto. Mentre nei confronti dell’ex procuratore capo di Taranto Carlo Maria Capristo è stata applicata la misura dell’obbligo di dimora. I provvedimenti restrittivi sono stati eseguiti dai militari della Guardia di Finanza e dagli agenti della Squadra Mobile di Potenza. Gli ulteriori guai giudiziari per l’ex procuratore di Taranto Carlo Maria Capristo sono legati alle indagini della Procura di Potenza, coordinate dal procuratore Francesco Curcio e legate a vicende riguardanti il periodo in cui Capristo era procuratore a Taranto e a Trani.

Si tratta di un filone aperto a giugno dello scorso anno nato dall’inchiesta sfociata nell’arresto di Capristo, a maggio 2020 (è stato rimesso in libertà ad agosto) e nel processo attualmente in corso. I reati ipotizzati vanno dalla corruzione, anche in atti giudiziari, all’abuso d’ufficio, al favoreggiamento. Stando alla ricostruzione investigativa, i presunti rapporti illeciti fra Capristo, Amara, Nicoletti e Paradiso (ritenuto l’intermediario fra Capristo e Amara), sarebbero stati finalizzati prima a “sponsorizzare” la sua nomina a procuratore di Taranto all’interno del Csm e poi a consentire a Nicoletti e ad Amara di accreditarsi nella struttura commissariale di Ilva. Sotto la lente d’ingrandimento della Procura potentina è finita anche la presunta trattativa finalizzata ad ottenere il patteggiamento per la società Ilva in amministrazione straordinaria.

Secondo l’accusa, l’ex procuratore “assecondava e portava a conclusione, coordinando un composito gruppo di pm delegati le ‘trattative’ svolte in diversi incontri” per il patteggiamento per Ilva in as della quale “Amara era divenuto consulente esterno, e di cui Nicoletti era pure grande fautore, richiesta che veniva poi rigettata dall’organo giudicante”. I presunti favori, secondo gli inquirenti, hanno riguardato il conferimento di incarichi, da parte di Ilva in as all’avvocato Amara e all’altro legale arrestato, Giacomo Ragno, entrambi come difensori della società. Il primo nella vicenda sull’infortunio mortale in cui perse la vita l’operaio Giacomo Campo, il 17 settembre 2016. Il secondo in un altro episodio analogo, l’incidente in seguito al quale morì, il 12 giugno 2015, Alessandro Morricella. L’Afo 2 fu sequestrato ma il Governo Renzi intervenne con un decredo ad hoc per sospendere il provvedimento. In questa circostanza, stando alle accuse, Capristo prima “sollecitava il pm titolare delle indagini a concedere la facoltà d’uso dell’Afo 2, nonostante l’accertata parziale inadempienza da parte dell’Ilva alle prescrizioni”, mentre Nicoletti “esercitava pressioni” all’interno dell’azienda “affinchè l’operatore sul campo di colata fosse indotto a confessare la sua esclusiva responsabilità” per escludere “il coinvolgimento dell’azienda e della dirigenza”.

Poi, sempre il magistrato “richiedeva al pm titolare di valutare favorevolmente la posizione dell’ingegnere Ruggero Cola, difeso dall’amico avvocato Ragno, suggerendone lo stralcio e la definizione con richiesta di archiviazione”. Infine, approfittando del periodo di ferie del pm titolare “induceva il sostituto in servizio ad esprimere parere favorevole a tale facoltà d’uso”. All’avvocato Ragno sono stati sequestrati 278.000 euro frutto degli incarichi professionali ottenuti, è l’accusa, “nel contesto del patto corruttivo”.

Annalisa Latartara

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