15 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 14 Giugno 2021 alle 17:29:48

foto di Libetta rende onore all’eterno Battiato
Libetta rende onore all’eterno Battiato

Ha un grande merito Francesco Libetta: aver incastonato Franco Battiato tra i grandi della musica europea di ogni tempo. Ascoltare Centro di Gravità Permanente, I treni di Tozeur e La Cura tra l’Adagio Cantabile della Grande Sonata di Beethoven e una Suite di Händel non è stato affatto un azzardo. È stato un omaggio legittimo ad un autore, Battiato, appunto, che in quel pantheon si è guadagnato il suo posto, grazie a quella che lo stesso musicista salentino ha definito «autosufficienti invenzioni musicali» del compositore siciliano. Sì, perché la serata che Libetta, con il suo pianoforte, ha dedicato a Battiato al Teatro Fusco per iniziativa degli Amici della Musica, ha confermato una volta di più la potenza compositiva del Maestro.

Anche le sue canzoni più popolari, vestite dai colti arrangiamenti di Libetta, hanno svettato per colore e intensità. Sono sembrate provenire dalla migliore tradizione classica occidentale degli ultimi secoli. Le musiche, spogliate dai testi, e quindi dalla forma canzone più popolare – «autosufficienti», appunto – hanno brillato per raffinato e moderno lirismo, senza mai eccedere in una dimensione formale fine a sé stessa. Così, se da una parte è stata esaltata la levatura musicale delle opere di Battiato, dall’altra va riconosciuta a Libetta una coraggiosa originalità espressiva comunque sempre rispettosa della qualità emozionale e della personalità propria dei brani eseguiti. Non a caso lo stesso Battiato aveva approvato le trascrizioni del maestro Libetta, in particolare quella del coro Sen Paigamberler, intensa composizione tratta dalla prima opera lirica di Battiato, la Genesi, intrisa di testi sacri adattati dal sanscrito e dal persiano, che Libetta ha collocato subito dopo i tre pezzi inziali da Journey to Inaccessible Places, lavoro musicale che porta la firma dell’esoterista armeno Georges Ivanovitch Gurdjieff e del compositore e suo stretto collaboratore Thomas de Hartman.

Un incipit che ha condotto il pubblico nel Battiato forse più profondo ed esoterico. Un indizio importante che “tradisce” la sincera conoscenza che Libetta ha dell’opera di Battiato, col quale ha condiviso amicizia e collaborazioni. Il programma della serata è risultato infatti molto coerente sotto l’aspetto filologico e persino un successo da Eurofestival come I treni di Tozeur, con i suoi echi operistici, non è sembrato innaturale ascoltarlo prima della Grande Sonata e della Per Elisa (una chiara ispirazione che ritroviamo nel successo sanremese scritto per Alice) di Beethoven, autore che a dispetto di quell’irriverente «preferisco l’insalata» in Bandiera Bianca, era profondamente studiato da Battiato che gli dedicò persino un film, Musikanten, nel quale appare anche lo stesso Libetta. Un sodalizio cinematografico, quello tra i due maestri, che avrebbe dovuto proseguire anche nel film su Händel, il grande progetto purtroppo incompiuto di Battiato.

Il concerto è vissuto di passaggi da una tessera all’altra di questo ben assortito mosaico nel quale Libetta, in alcuni momenti accompagnato da archi, flauto e fagotto, ha riservato spazio anche a sé stesso, con i brani da Ottocento, la sua opera sull’assedio di Otranto. Un lavoro inizialmente proposto a Battiato ma che il musicista catanese, impegnato nella composizione del Telesio, non poté realizzare, designando proprio Libetta per comporne le musiche non risparmiandosi però nell’offrire consigli e indicazioni. Un gesto di grande stima e generosità artistica. E, quasi a ricambiare, il musicista di Galatone ha voluto riservare due brani a quel Telesio, un’opera – la sua ultima – nella quale ancora una volta Battiato riuscì ad esprimere la sua straordinaria vena di sperimentatore, utilizzando ologrammi invece degli attori in carne e ossa. Il finale con La cura, tra le più belle poesie d’amore in musica che siano mai state scritte. Un amore metafisico che si sublima verso sfere più alte in un meraviglioso fluire di misticismo e sentimenti.

Tanti gli applausi dalla platea del Fusco al maestro Libetta, che ha saputo avvicinarsi alla musica di Franco Battiato con elegante personalità e allo stesso tempo con “delicata attenzione”, restituendo al pubblico un autore che se ha lasciato fisicamente questo mondo a questo stesso mondo ha lasciato opere di una grandezza destinata a lasciare il segno nella storia della musica. E non è affatto irragionevole pensare che sulle pagine dei libri di scuola, accanto a Beethoven e Händel, possa ora trovare spazio anche il genio musicale di Franco Battiato. Di quanto questo accostamento non sia affatto una eresia, Francesco Libetta ne ha dato dimostrazione.

Enzo Ferrari
Direttore responsabile

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