17 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 17 Giugno 2021 alle 07:03:25

Cronaca News

Bonifiche e affari con i Riva: gli obiettivi dell’avvocato Amara

foto di Piero Amara
Piero Amara

L’avvocato Amara che puntava alle bonifiche, il consulente di Ilva in as Nicoletti che tentava la scalata ai vertici del Siderurgico puntando sul rapporto privilegiato con la Procura di Taranto e, secondo gli investigatori, col procuratore capo Carlo Maria Capristo. Sono gli intrecci evidenziati nella ricostruzione della Procura di Potenza recepita dal gip del Tribunale Antonello Amodeo che ha emesso quattro ordinanze di custodia cautelare, due delle quali in carcere nei confronti di Piero Amara e del poliziotto Filippo Paradiso e due ai domiciliari nei confronti del consulente Nicola Nicoletti e dell’avvocato Giacomo Ragno, oltre l’obbligo di dimora nei confronti dell’ex procuratore Capristo. Stando alle testimonianze acquisite nel corso delle indagini, Amara puntava alle bonifiche e anche ad assumere incarichi dalla famiglia Riva.

Questo è quanto ha riferito Claudio Riva, presidente di Riva Forni Elettrici e fratello di Fabio Riva. L’industriale milanese, sentito come persona informata sui fatti, ha raccontato che un commercialista gli aveva suggerito il nome di Amara, spiegandogli che “è uno adatto per i processi a Taranto, in quanto si sa muovere in quegli uffici giudiziari” e in più è avvocato dell’Eni. Ma Claudio Riva, dopo aver effettuato una ricerca sul web insieme all’avvocato Pasquale Annichiarico, difensore nel processo Ambiente Svenduto, e aver letto i diversi articoli di cronaca sui casi di corruzione che lo vedevano coinvolto, ha commentato “questo è l’avvocato che mi è stato consigliato”. Ha riferito agli investigatori di averlo ritenuto inadeguato e di averlo subito scartato.

Anche dalla testimonianza dell’avvocato Angelo Loreto, difensore della società Ilva in as anche nel processo Ambiente Svenduto, emerge l’interesse dell’avvocato Amara, che ha rivelato l’esistenza della presunta Loggia Ungheria, per il settore delle bonifiche ambientali. Probabilmente anche in questo contesto, oltre che nell’intento di sottrarre le sue società ai controlli, ritenuti ostili da parte della Finanza a Roma, rientra il trasferimento della sede legale di alcune società e del domicilio fiscale a Martina, a partire da gennaio 2016 quando Capristo a Taranto non era stato ancora nominato.

All’indirizzo indicato come sede legale, via Sant’Eligio n. 6, nel centro di Martina, come scrivono gli investigatori “si accertava la totale inesistenza di targhe identificative, ovvero insegne, nonché recapito per la corrispondenza”. Da quanto riferito sempre dall’avvocato Loreto agli investigatori, Amara era sponsorizzato da Nicoletti ed era stato nominato prima dell’arrivo di Capristo a nel capoluogo ionico: “Nicoletti mi fece il nome di Amara”, il quale “avrebbe dovuto dare la linea del patteggiamento” e, ha aggiunto Loreto “mi disse che dovevo seguire Amara”. Nelle oltre 300 pagine dell’ordinanza del gip Amodeo, viene descritto il ruolo di Nicoletti, socio e consulente della Pwc, società di consulenza, come di un manager “lanciato” e “rampante” che aspirava al ruolo di direttore generale dello stabilimento tarantino all’epoca rimasto vacante dal 2015 e a rimanere all’interno anche con l’ingresso di ArcelorMittal. Stando alle dichiarazioni di un direttore dello stabilimento Ilva sin dagli anni ’80, Ruggero Cola, sentito come persona informata sui fatti, “Nicoletti arriva in Ilva nel 2013 con Enrico Bondi” e poi diventa “l’uomo di fiducia di Gnudi, in nome e per conto della Pwc”. Successivamente arriva il terzo commissario, Laghi, e diventa anche uomo di sua fiducia.

Anche Laghi riferisce che “Nicoletti mi ha presentato Amara” come “legale dell’Eni ed esperto in materia ambientale” e anche di aver colto in Nicoletti “una certa simpatia per Amara a discapito di Loreto”. Secondo gli inquirenti potentini, Nicoletti tentava la scalata in virtù dei rapporti ritenuti privilegiati con la Procura di Taranto. Riguardo a Capristo, stando alle dichiarazioni acquisite durante le indagini, Nicoletti, è sempre la tesi investigativa, avrebbe “come minimo appoggiato e sostenuto le iniziative relazionali di Amara/Paradiso per la nomina di Capristo a Taranto”. E avrebbe preso parte ad un evento, tenutosi a Roma, a quanto pare una cena, per festeggiare la nomina di Capristo a Taranto. Un festeggiamento in cui la Procura di Potenza legge una “carica indiziaria” considerandolo un festeggiamento del gruppo i cui componenti avevano interessi di natura economica o professionale a Taranto. In virtù dei rapporti privilegiati Nicoletti, stando alle indagini e alle testimonianze raccolte, “si arrabbiava quando la Procura emetteva avvisi di garanzia”.

Quando la richiesta di patteggiamento, col parere favorevole di ben 6 magistrati della Procura di Taranto, Capristo, Argentino (procuratore aggiunto all’epoca), Buccoliero, Cannarile, Epifani e Graziano, è stata rigettata dalla Corte d’Assise (in collegio diverso da quello di Ambiente svenduto), Nicoletti avrebbe affermato “qui perdiamo tutti la faccia, e sottolineo tutti”. Dopo il rigetto dei giudici di Taranto, anche la Cassazione ha confermato il rigetto dichiarando inammissibili i ricorsi dei difensori di Ilva in as e di Riva Forni elettrici. La società in amministrazione straordinaria stando alle notizie diffuse da alcune agenzie di stampa, sta seguendo la vicenda e si costituirà parte civile nel processo che scaturirà dall’inchiesta della Procura di Potenza diretta dal procuratore Francesco Curcio. Considerando gli omissis contenuti in diverse pagine dell’ordinanza, quella sfociata negli arresti di Amara e gli altri indagati potrebbe non essere l’unica inchiesta in corso.

Annalisa Latartara

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