17 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 17 Giugno 2021 alle 19:23:30

foto di Il Presidente della Repubblica De Nicola in visita alla Fiera del Mare
Il Presidente della Repubblica De Nicola in visita alla Fiera del Mare

«La Fiera del Mare fu una idea straordinaria». Ma per comprenderne la reale portata bisogna leggere la fotografia di quella che era Taranto nel 1946, anno della prima edizione di quella «mitica» manifestazione ancora oggi ricordata per il suo pregio e della quale è certamente opportuno parlarne per l’attualità delle questioni che pose, in larga parte antesignane dell’attuale dibattito (o scontro, se si preferisce) sul destino economico e produttivo della città.

Pinuccio Stea, nel suo “Taranto e la Fiera del Mare” (Scorpione Editrice), non disegna solo una raffigurazione storica degli eventi; offre, in realtà, una intelligente opportunità di riflessione oltre le facilonerie e i qualunquismi che purtroppo finiscono spesso per non rendere una visione oggettiva delle condizioni che hanno determinato scelte industriali ed effetti collaterali. E allora, per capire cosa fu la Fiera del Mare, bisogna compiere un salto indietro nel tempo. «Taranto – spiega Stea a TarantoBuonasera – vide cambiare le sue condizioni economiche dopo l’Unità d’Italia, con l’insediamento dell’Arsenale e della base navale della Regia Marina Militare e, in seguito, dei Cantieri Tosi. Quegli insediamenti comportarono una significativa crescita demografica e un drastico calo della disoccupazione. Si vissero quindi anni di benessere economico.

L’avvento del fascismo rafforzò l’economia statale e la guerra diede ulteriore impulso allo sviluppo produttivo dell’Arsenale e dei Cantieri». Il conto, però, fu pagato quando l’Italia uscì a pezzi dal conflitto mondiale: «Crolla l’industria bellica e a Taranto si assiste ad un aumento vertiginoso della disoccupazione. È in questo contesto che nasce l’idea di realizzare la Fiera del Mare, un tentativo di diversificare l’economia locale rispetto a quella che allora era la monocoltura dell’Arsenale». Un bivio che oggi Taranto affronta sotto forme ancora più drammatiche. «L’obiettivo della Fiera era quello di stimolare l’economia legate al mare: mitilicoltura, ostricoltura, costruzione di imbarcazioni, nell’auspicio che si potesse sviluppare una imprenditoria autonoma rispetto all’economia legata alle commesse statali e bisogna dire che proprio lo Stato si spese molto per promuovere la Fiera. Lo dimostrano le visite in quegli anni di ben due Presidenti della Repubblica, come De Nicola ed Einaudi e di tanti altri ministri e sottosegretari». Fu però una stagione tanto promettente quanto breve. La Fiera, che si teneva alla Villa Peripato, si arenò dopo quattro edizioni: dal 1946 al 1949.

La quinta edizione fu l’eterna incompiuta, rinviata di anno in anno fino a quando, nel 1967, non venne decretato lo scioglimento dell’Ente Fiera. Di mezzo, in quei lunghi anni di attesa, il progetto di costruire un faraonico quartiere fieristico: la Marina Militare concesse una fascia di terreno di 140mila metri quadri a Montegranaro, dove oggi sorge la Cittadella delle Imprese. Rimase un sogno. Perché? «C’erano sicuramente difficoltà di carattere economico, ma la ragione più profonda è a mio avviso da ricercare in una ragione culturale più profonda. Taranto in quegli anni si trovò a decidere quale strada intraprendere, se cioè restare fondamentalmente legata all’economia statale o se sperimentare strade diverse. Prevalse l’idea di conservare una economia garantita e tutelare una borghesia imprenditoriale assistita. Una via che si affermò definitivamente con l’insediamento del siderurgico».

Oggi siamo di fronte sostanzialmente allo stesso dilemma: «Sì, ma non bisogna commettere l’errore di pensare che ad una monocoltura se ne debba sostituire un’altra. L’obiettivo deve essere quello della diversificazione. Per intenderci, a Venezia la presenza del petrolchimico di Porto Marghera non ha impedito di sviluppare il turismo, l’artigianato di Murano o di essere la città del Festival del Cinema». La storia insegna, dunque. Così il lavoro di Stea sulla Fiera del Mare non è un nostalgico ricordo di allori passati: è un modo per comprendere il presente ed è utile strumento per arricchire di argomenti, non di slogan, il dibattito sul futuro della Città dei Due Mari.

Enzo Ferrari
Direttore Responsabile

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