16 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 16 Giugno 2021 alle 07:01:57

Cronaca News

Al Moscati soltanto cinque ricoverati Covid

foto di Emergenza Coronavirus
Emergenza Coronavirus

E’ il dato che più di tutti dà il senso di una epidemia che ha allentato la presa. Alle ore 15 di ieri, giovedì 10 giugno, l’ospedale Moscati – hub principale nei giorni più intensi del Covid a Taranto – ospitava solo cinque pazienti positivi al Sars-Cov-2: due presso il reparto di Malattie Infettive, due presso il reparto di Pneumologia e uno presso il reparto di Rianimazione.

I pazienti erano undici nella giornata di mercoledì. Non ci sono pazienti Covid al “Giannuzzi” di Manduria. Questa la situazione aggiornata per quanto concerne gli altri ospedali del Tarantino: l’ospedale “San Marco” di Grottaglie ospita un paziente affetto da Covid, presso il reparto di Medicina. La Casa di cura “Santa Rita” ospita 18 pazienti affetti da Covid. Il Presidio Covid post acuzie di Mottola ospita due pazienti post-Covid. Nelle ultime 24 ore non si è registrato alcun decesso. Questo il quadro aggiornato dei contagi: ieri giovedì 10 giugno in Puglia sono stati registrati 6.405 test per l’infezione da Covid-19 coronavirus e sono stati registrati 123 casi positivi: 23 in provincia di Bari, 33 in provincia di Brindisi, 14 nella provincia Bat, 14 in provincia di Foggia, 24 in provincia di Lecce, 14 in provincia di Taranto, 1 caso di provincia di residenza non nota. Dall’inizio dell’emergenza sono stati effettuati 2.555.492 test. 230.425 sono i pazienti guariti. 14.877 sono i casi attualmente positivi. Il totale dei casi positivi Covid in Puglia è di 251.880, così suddivisi: 94.834 nella Provincia di Bari; 25.458 nella Provincia di Bat; 19.543 nella Provincia di Brindisi; 44.973 nella Provincia di Foggia; 26.731 nella Provincia di Lecce; 39.173 nella Provincia di Taranto; 801 attribuiti a residenti fuori regione; 367 provincia di residenza non nota.

I VACCINI
Sono 2.740.736 le dosi di vaccino anticovid somministrate in Puglia (dato aggiornato alle ore 17 di ieri dal report del Governo nazionale), pari al 89.9% di quelle consegnate dal Commissario nazionale che sono 3.048.185. Oggi venerdì 11 giugno alle 14 partirà sui vari canali (www.lapugliativaccina.regione.puglia.it, n. verde 800.713931 e farmacie del sistema FarmaCup) la prenotazione del vaccino per le fasce d’età tra il 2002 e il 2005. Nella Asl di Taranto mercoledì sono state circa 7.000 le vaccinazioni eseguite (di cui quasi 5.000 prime dosi e oltre 2.000 richiami), per un totale complessivo, dall’inizio della campagna vaccinale, di oltre 392.000 somministrazioni. Circa 135.000 cittadini, ad oggi, hanno completato il ciclo vaccinale. Nella giornata di mercoledì sono state eseguite 314 vaccinazioni negli ambulatori dei medici di medicina generale, mentre 25 cittadini impossibilitati a recarsi presso i centri vaccinali hanno ricevuto il vaccino a domicilio. Negli hub vaccinali, nel pomeriggio di mercoledì sono state somministrate 3.105 dosi, così distribuite: a Taranto, 179 dosi presso lo Svam, 189 dosi all’Arsenale, 86 presso il PalaRicciardi, 1.488 al centro commerciale Porte dello Jonio; 227 dosi a Martina Franca, 232 a Grottaglie, 280 a Manduria, 165 a Massafra e 259 dosi a Ginosa. Nella mattinata di ieri, giovedì, negli hub, sono state somministrate 3.751 dosi di vaccino, così distribuite: a Taranto 577 dosi presso lo Svam, 517 presso l’Arsenale e 465 al PalaRicciardi; 420 dosi a Martina Franca, 369 a Grottaglie, 397 a Manduria, 513 a Massafra, 493 a Ginosa.

“Per la vaccinazione anti-Covid ai bambini sotto i 12 anni, sono già in fase avanzata le procedure di autorizzazione presso gli enti regolatori. E’ verosimile, quindi, che in pochi mesi si arriverà a disporre del vaccino 6-12. Se tutto procede come dovrebbe, è verosimile che si potrà avere anche in autunno la possibilità di vaccinare i piccoli”: lo ha detto all’Adnkronos Salute Alberto Villani, direttore del Dipartimento di emergenza, accettazione e pediatria generale dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma. “I bambini – ha continuato – hanno diritto ad essere protetti. Non possiamo predire, ad oggi, quale bambino potrebbe sviluppare una forma grave. Inoltre è dimostrato che nei soggetti fragili, ovvero nei piccoli con altre malattie più o meno importanti, il rischio aumenta. E’ bene proteggere tutti”, ha concluso Villani, ricordando che alcune aziende farmaceutiche “stanno lavorando per vaccini che proteggano dall’anno di vita in su”.

GREEN PASS, COSA CAMBIA
Per quanto riguarda il Green pass covid europeo, arriva il semaforo verde del Parlamento Ue. Il ‘lasciapassare’ entrerà in vigore da luglio, con benefici per vaccinati (con prima o seconda dose a seconda del vaccino), guariti e soggetti negativi al tampone coronavirus. Il certificato Covid Ue digitale, o Green Pass, aiuterà i viaggiatori all’interno dell’Ue che lo detengono ad evitare di essere sottoposti a test e/o quarantene quando viaggiano all’interno dell’Ue, contribuendo così al graduale ripristino della libertà di circolazione nell’Unione, di fatto coartata dalle restrizioni introdotte dagli Stati per ragioni di salute pubblica.

Dal primo luglio, quando entrerà in vigore il regolamento, il Pass sarà un diritto per tutti i cittadini Ue che abbiano i requisiti: vale per chi è stato vaccinato, per chi è guarito dalla Covid-19 e per chi si sottopone a un test e risulta negativo. Sarà rilasciato dalle autorità nazionali gratuitamente, in formato digitale o cartaceo: per i certificati già emessi da Stati o regioni, è previsto un periodo di 6 settimane perché possano essere resi compatibili con il modello Ue (i Paesi membri avevano chiesto mesi di tempo, il Parlamento ha spinto per abbreviare questo periodo). Il Gateway, la piattaforma informatica Ue che rende possibile il Pass e che fornisce le chiavi digitali che consentono la validità transfrontaliera, è operativo da inizio mese e alcuni Paesi hanno già iniziato a rilasciare certificati: finora ne sono stati emessi oltre un milione. Se ottenere il Pass sarà un diritto, il suo utilizzo potrà però variare in qualche misura da Stato a Stato. Il Pass sarà valido a partire da quattordici giorni dopo l’ultima dose di vaccino anti-Covid. A partire da quel giorno, le persone pienamente vaccinate, cioè con due dosi per AstraZeneca, Pfizer/BioNTech e Moderna e con una dose per Johnson & Johnson, che detengono il certificato, dovrebbero essere esentate, in viaggio, da test e quarantene. Lo stesso deve valere per le persone che sono guarite e che hanno ricevuto una sola dose di vaccino, considerata sufficiente per essere protetti dalla malattia.

Un Paese è libero di scegliere di riconoscere e rilasciare il Pass anche dopo la prima dose, ma ogni Stato può decidere di comportarsi come crede, in questo caso: quindi, per esempio, l’Italia può rilasciare il Pass dopo la prima dose, ma la Danimarca è libera di non riconoscerlo e di chiedere un test. Se uno Stato membro accetta una prova di vaccinazione per rimuovere le restrizioni all’interno dopo la prima dose, allora deve accettare anche i pass Ue per i vaccini, alle stesse condizioni. Il pass vale per i cittadini Ue vaccinati con vaccini autorizzati dall’Ema; gli Stati possono decidere di riconoscere altri vaccini, autorizzati dagli Stati con l’autorizzazione di emergenza (come il siero russo Sputnik dall’Ungheria).

Le persone guarite dalla Covid-19 dovrebbero essere esentate da test e/o quarantene nei 180 giorni successivi al test Pcr positivo, che attesta l’avvenuta infezione (la validità del certificato è a partire dall’undicesimo giorno dopo il test, una volta terminato il periodo di contagiosità). Per chi non è vaccinato né guarito, allora resta il test, che il pass certifica e che viene così riconosciuto anche all’estero, a differenza di quanto accade oggi. Per i test viene proposto un periodo di validità standard (oggi ogni Paese stabilisce la validità autonomamente): per i test Pcr o molecolari la validità è di 72 ore, mentre per quelli rapidi antigenici è di 48 ore. Quelli rapidi, considerati sempre più affidabili, vengono raccomandati, ma gli Stati sono liberi di scegliere se accettarli o no ai fini del Pass. Mentre i test si pagano, i vaccini sono gratuiti: questo elemento di discriminazione oggettiva non è stato rimosso nei negoziati tra Parlamento e Consiglio, a causa della ferma opposizione del secondo ad imporre la gratuità dei test, come chiedeva l’Aula. La Commissione ha stanziato 100 mln di euro aggiuntivi per aiutare gli Stati a dotarsi test rapidi e abbassarne così il prezzo. Il certificato non viene rilasciato in presenza dell’esito di un test fai-da-te. Per evitare di separare i nuclei familiari alla frontiera, i minorenni che viaggiano con genitori esentati dall’obbligo di quarantena, per esempio perché sono vaccinati, dovrebbero essere esentati anche loro dalla quarantena.

I bambini sotto i 6 anni di età sono esentati anche dai test: quelli dai 6 anni in su, però, dovranno sottoporsi a test. Viene previsto un meccanismo di freno d’emergenza: gli Stati dell’Ue non potranno imporre ulteriori restrizioni di viaggio ai titolari di certificati, come quarantena, autoisolamento o test, “a meno che non siano necessarie e proporzionate per salvaguardare la salute pubblica”. Si dovrà tenere conto delle prove scientifiche, “compresi i dati epidemiologici pubblicati dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc)”. Le misure dovranno essere notificate, se possibile, con 48 ore di anticipo agli altri Stati membri e alla Commissione, mentre il pubblico dovrà ricevere un preavviso di appena 24 ore.

Sempre sul Green Pass, c’è il via libera del Garante della Privacy. L’ok prevede anche garanzie per l’utilizzo delle certificazioni verdi. E’ stato autorizzato l’uso della App Immuni, mentre l’utilizzo dell’applicazione Io è stato rinviato per le criticità riscontrate. Il Green Pass, introdotto dal decreto ‘Riaperture’ per consentire gli spostamenti tra Regioni e l’accesso a eventi pubblici e sportivi, è ora previsto, nelle zone gialle, anche per partecipare alle feste in occasione di cerimonie civili e religiose. L’Autorità ricorda “la necessità di individuare con chiarezza, in sede di conversione in legge del decreto, i casi in cui può essere chiesto all’interessato di esibire la certificazione verde per accedere a luoghi o locali”. “Proprio l’attuale indeterminatezza delle circostanze in cui è richiesta l’esibizione del green pass ha favorito l’adozione, da parte di alcune Regioni e Province autonome, di ordinanze che ne hanno imposto l’uso anche per scopi ulteriori rispetto a quelli previsti nel decreto riaperture e nei confronti delle quali il Garante è già intervenuto”, fa sapere. L’Autorità sottolinea, inoltre, che anche il Regolamento europeo sul green pass, attualmente in fase di adozione, prevede che lo stesso possa essere utilizzato dagli Stati membri per finalità ulteriori, rispetto agli spostamenti all’interno dell’Ue, ma solo se ciò è espressamente previsto e regolato da una norma nazionale.

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