18 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 18 Giugno 2021 alle 17:01:06

Cronaca News

Corruzione, Amara “scagiona” Capristo

foto di Piero Amara
Piero Amara

L’avvocato Amara respinto le accuse e ha escluso il concorso in corruzione dell’ex procuratore di Taranto. Nel corso dell’interrogatorio, ieri 10 giugno davanti al gip Antonello Amodeo che ha firmato le misure cautelari, Piero Amara ha sostanzialmente “scagionato” Capristo. Amara è detenuto nel carcere di Potenza da martedì, il giorno in cui la Procura di Potenza ha dato esecuzione a quattro ordinanze di custodia cautelare, due in carcere, di cui una nei confronti del poliziotto Filippo Paradiso e l’altra dell’avvocato che ha rivelato la presunta esistenza della Loggia Ungheria e due ai domiciliari, una nei confronti dell’ex consulente di Ilva commissariata, Nicola Nicoletti e l’altra nei confronti dell’avvocato di Trani Giacomo Ragno.

Oltre all’obbligo di dimora emesso nei confronti di Carlo Maria Capristo. L’interrogatorio di Amara, che risponde di corruzione in atti giudiziari per fatti avvenuti a Taranto e a Trani, è durato circa due ore nel corso delle quali Amara ha fornito la sua versione dei fatti, respingendo le accuse, come ha dichiarato all’Agi il suo avvocato Salvino Mondello. “Amara anche nella non condivisione dell’impianto giuridico dell’ordinanza di custodia cautelare, ha precisato i fatti, ribadendo come sempre la sua collaborazione con la giustizia”. Ha spiegato il legale dopo il confronto col gip Amodeo. “Ha precisato i fatti materiali, ricostruiti in parte in modo coincidente, in parte in modo diverso, ha fornito un quadro di ricostruzione che, per quanto lo riguarda, è diverso da quello che emerge dall’ordinanza di custodia cautelare”, ha aggiunto l’avvocato Mondello. La ricostruzione di Amara esclude “l’addebito contenuto nell’ordinanza di custodia cautelare, cioè un’attività da lui compiuta di concorso in corruzione di quel giudice”.

Quindi, in sostanza, Amara respinge le accuse di corruzione in atti giudiziari. “Amara – ha spiegato ancora il legale – ha ricostruito i rapporti con il procuratore Capistro e con Paradiso nei termini in cui ha sempre fatto anche in altre sedi e presso altre autorità giudiziarie, di cui la Procura di Perugia non era a conoscenza legittimamente trattandosi di atti segretati – ha precisato l’avvocato – lui ha riferito quanto già detto con qualche ulteriore chiarimento fattuale”.

Mentre il sovrintendente Filippo Paradiso si è avvalso della facoltà di non rispondere. Paradiso è accusato dagli inquirenti di Potenza, diretti dal procuratore Francesco Curcio, di un presunto scambio di favori nell’ambito di procedimenti che vedevano coinvolta l’Ilva in amministrazione straordinaria. Stando alla tesi accusatoria, curava le relazioni di Amara, dietro compenso, e avrebbe svolto il ruolo di intermediario fra Amara e l’ex procuratore di Taranto. Paradiso, difeso dagli avvocati Michele Laforgia e Gianluca Tognozzi, era collegato in video conferenza dal carcere militare di Santa Maria Capua Vetere dove è detenuto dopo l’emissione della misura cautelare. “Paradiso dice che non ha fatto niente: ma questo credo che si possa desumere anche da una lettura attenta dell’ordinanza. Comunque non fisicamente nelle condizioni di rispondere. Questo è apparso in modo evidente”.

Ha dichiarato ancora l’avvocato Laforgia, chiarendo di non aver incontrato ancora il suo assistito: “Siamo riusciti solo a parlargli per alcuni minuti telefonicamente”. “Non abbiamo ancora preso visione degli atti di questo procedimento. Dobbiamo approfondire una serie di questioni”. Una di queste è il rapporto, ritenuto illecito dagli inquirenti, con l’avvocato Amara. “I rapporti c’erano, che fossero illeciti è un’altra questione, evidentemente”. Nel mirino della Guardia di Finanza e della Procura di Potenza, oltre l’attività di lobbing finalizzata ad uno scambio di favori considerati illeciti, sono finiti anche i conti e alcuni biglietti aerei intestati a Paradiso e ad alcuni familiari. Non solo. Ai raggi x sono stati sottoposti anche i compensi dell’avvocato Ragno, al quale sono stati sequestrati 278.000 euro, di cui 273.000 frutto delle parcelle per incarichi professionali ritenuti frutto del patto corruttivo e altri 5000 euro ritenuti, provento del reato di concussione. Secondo l’autorità giudiziaria potentina, che ha acquisito le dichiarazioni di Giuseppe Calafiore, collega di Amara, e gli elementi acquisiti dalla Guardia di Finanza, Paradiso avrebbe “percepito diverse utilità economiche da parte di Amara, non giustificabili – si legge nell’ordinanza- sulla base dell’attività lavorativa del Paradiso (rapporto di pubblico impiego e dipendenza ministeriale). Il poliziotto, infatti, da alcuni anni svolge incarichi per conto di alcuni ministeri e anche per Palazzo Madama con la presidenza di Elisabetta Casellati, anche lei sentita dai magistrati di Potenza. I fatti contestati relativi a Taranto riguardano il periodo 2015-2018. Nelle oltre 300 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare emerge la presenza di omissis in diversi passaggi dell’ordinanza lascerebbe intendere la presenza possibili approfondimenti delle indagini anche in altre direzioni.

Annalisa Latartara

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