17 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 17 Giugno 2021 alle 19:23:30

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Esame di Stato o di maturità? È altro

foto di Esami di maturità - archivio
Esami di maturità - archivio

Non chiamatelo esame di Stato o di maturità. È altro. L’effetto della pandemia lo ha reso un colloquio, peraltro già assunto e programmato dagli studenti dell’ultimo anno di classe superiore. Soltanto un colloquio orale per superare l’esame di Stato.

Altro non è e, liberi ed onesti di dire la realtà dei fatti, è invece un “esame senza esame”, nel significato del termine, perché si esce da un liceo classico senza un incontro, almeno orale, con una delle discipline classiche che sono l’essenza di quel liceo e si esce da un liceo scientifico senza un esame orale di matematica, o così per altri istituti superiori. Non prove, ma una sola prova orale, quella di un esame orale, preparato con i docenti; che prova nel significato strutturale del termine non è, ma un confidente colloquio orale. Un esame che mortifica e scuola e studenti. È un’ipotesi di esame, il cui umiliante esito è certamente nella virulenta epidemia che ha colpito l’Italia e il mondo: e tuttavia è il “terminale” di un esame di maturità che da anni si era ridotto ad una “farsesca” conclusione, o come fu scritto, ad una “pinocchiesca” forma di conclusione, per gli allievi del loro “iter” scolastico. Ma almeno non mancavano gli scritti nei diversi tessuti didattici.

Purtroppo la mancanza in classe del docente ha influito notevolmente sul “cursus” istruttivo di un allievo; e il successivo lavoro didattico, attraverso il mezzo mediatico, è servito solo ad una momentanea illusione di apprendimento. Siamo onesti. La voce e la cultura del docente si realizzano con la presenza del “maestro” che è voce integrale ed espressiva, indimenticabile, dello stesso insegnamento agli studenti. L’epidemia ha sconvolto l’intento contenutistico dell’apprendere e un bianco televisore non sostituisce il calore e il colore costruttivo del docente in classe. La sua presenza fisica non è ornamento, ma sostanza nella formazione educativa degli allievi. Quello che fra qualche settimana si dirà “esame di maturità” o “esame di Stato” è un sorridente soccorso ai giovani dell’ultimo anno di studio; ma non è né un esame di cultura, né un proposito di benevolenza dello Stato verso gli studenti che lo rifiuterebbero. Mi auguro, senza essere io un’inutile “laudator temporis acti” che i giovani allievi che usciranno da codesta attuale ed infortunata scuola, possano in loro e con loro recuperare, nelle diverse istituzioni culturali, quell’utile bagaglio di scienza o di conoscenza, senza il quale non si può affrontare uno studio universitario così come vorrebbero gli stessi “maturati”.

A loro l’augurio più sincero; alla Scuola, finita la fase epidemica, quel ritorno alla normale attività didattica con la presenza del docente; ma ad oggi, purtroppo, ne mancano trentamila! Una volta superata la crisi epidemica e tornato il Governo al suo preciso e stabile intento di lavoro la prima grande riforma, rinnovatrice, deve essere quella dell’istruzione scolastica per i giovani che saranno il futuro di una nazione; e senza la quale riforma scolastica non potrebbe esserci altra riforma pur necessaria alla serenità e all’equilibrio e al progresso di una nazione. La Scuola paga dopo, ma paga bene se alla Scuola uno Stato ha dato, nel rispetto dell’insegnante e nella struttura scolastica veramente consolidata, quel segnale che da oltre quarant’anni gli italiani attendono per la Scuola! Non altro!

Paolo De Stefano

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