04 Agosto 2021 - Ultimo aggiornamento il: 04 Agosto 2021 alle 06:24:25

Cronaca News

Oltre tre milioni di mascherine non sicure sequestrate al porto

foto di La sede dell’Agenzia delle Dogane
La sede dell’Agenzia delle Dogane

L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli di Taranto ha eseguito un maxi sequestro di mascherine chirurgiche prive dei requisiti sanitari e di sicurezza. Sotto chiave oltre 3,2 milioni di mascherine che erano state importate per essere utilizzate quali dispositivi medici. L’operazione è legata alla attività di monitoraggio e controllo svolta dall’Agenzia sulle merci movimentate nello scalo portuale di Taranto, in particolare per quanto riguarda i prodotti sanitari dichiarati per il contrasto alla pandemia da Covid 19.

Gli esperti del laboratorio chimico dell’Agenzia hanno accertato il mancato rispetto dei parametri di sicurezza previsti dalla normativa per questi prodotti sanitari, in particolare per le caratteristiche di respirabilità. Le mascherine non conformi sarebbero state commercializzate sul territorio nazionale attraverso diversi rivenditori al dettaglio, tra i quali farmacie e aziende che operano nel settore sanitari. Inoltre l’importazione delle mascherine dichiarate quali dispositivi medici ha comportato l’applicazione delle aliquote Iva ridotte (al massimo al 5%), previste per i dispositivi medici, anziché dell’aliquota ordinaria del 22% prevista, tra l’altro, per le mascherine generiche, con il mancato pagamento dell’Iva per oltre 180.000 euro.

Al termine dell’operazione il legale rappresentante della società importatrice è stato segnalato all’autorità giudiziaria. Nei porti pugliesi, nell’ultimo anno, si è registrato un boom di sequestri di mascherine prive di requisiti sanitari e di sicurezza. Sono state importate mascherine non a posto con le certificazioni europee. La mascherina chirurgica deve rispondere a una standardizzazione delle qualità, un marchio CE che corrisponde a prove di filtraggio e di trazione. Se viene apposto il marchio CE e si è privi o si prova a venderle come chirurgiche, è un attentato alla salute dei consumatori. L’uso di un prodotto difforme fa la differenza tra avere uno strumento che tutela dal Covid-19 e uno che al contrario non tutela dall’infezione.

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