31 Luglio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 31 Luglio 2021 alle 22:04:00

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La Discesa del Vasto com’era a fine ‘800 e com’è oggi

foto di La Discesa del Vasto e Via Garibaldi anni ‘20
La Discesa del Vasto e Via Garibaldi Anni ‘20

Era la strada che collegava il lato destro del Castello Aragonese con la Via della Marina Via Garibaldi e Piazza Fontana. Sul toponimo Vasto ci sono due versioni differenti ambedue accreditate. Secondo D.L. De Vincentiis la Discesa del Vasto avrebbe assunto tale nome in onore di Don Carlo D’Avalos, Marchese di Pescara e del Vasto sotto la cui direzione sarebbe stato costruito nel 1578 il muraglione e il torrione di difesa al tempo di Filippo II per difendere Taranto dai Turchi (D.L.De Vincentiis, op. cit.).

Tale versione viene fatta propria e confermata dallo Speziale che, nella sua “Storia militare di Taranto”, riferisce che il torrione del Vasto fu chiamato così in onore appunto di Don Carlo D’Avalos che corse in aiuto a Taranto allorché la città fu assalita dai turchi guidati da Sinan Bassà Cicala nel 1594. Speziale riporta questa versione legata alla gratitudine dei tarantini nei confronti di Don Carlo D’Avalos poiché non ritiene, come De Vincentiis e Valente, questi costruttore del muraglione e del torrione del Vasto. Lo Speziale infatti attribuisce la costruzione del muraglione del Vasto e del torrione, oltre che delle fortificazioni, a Tiburzio Spannocchi, esperto senese di fortificazioni militari che accompagnava Marcantonio Colonna, Visitatore delle Piazze de Regno di Napoli, e che delle fortificazioni era stato il progettista (C. SPEZIALE, Storia militasre di Taranto negli ultimi cinque secoli, Editore Laterza Bari 1930).

La costruzione delle fortificazioni in seguito sarebbe stata ultimata da Alessandro Zuccaretti, esperto anche lui di costruzioni militari. Secondo un’altra versione sostenuta da Giovanni Acquaviva il toponimo Vasto deriverebbe dallo “scavo devastante che fu effettuato verso la fine del XV secolo per iniziativa di Alfonso Duca di Calabria allo scopo di creare un ampio fossato che isolasse ad est la città minacciata dai turchi”. A sostegno della sua tesi Acquaviva cita Ambrogio Merodio che, parlando della chiesa di Santa Maria della Pace dice che essa era ubicata “al lido di Mar Piccolo nel luogo dove oggi si chiama Guasto” e ancora il Catasto conciario di Taranto del 1746 là dove parla del Pittaggio Turripenna lo localizza “sotto il Guasto”. Il nome Guasto poi sarebbe stato trasformato in Vasto attraverso l’uso dialettale che trasforma la G in U per cui da Guasto si sarebbe arrivato a Uaste e siccome la U si scriveva a mò di V da Uaste si sarebbe arrivato a Vaste-Vasto (GIOVANNI ACQUAVIVA, Guida storica essenziale tarantina, Edizioni Archita Taranto 2000).

Mario Guadagnolo

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