31 Luglio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 30 Luglio 2021 alle 21:23:00

Cultura News

Enrico Berlinguer, il politico della “questione morale” e della via italiana al socialismo

foto di Enrico Berlinguer
Enrico Berlinguer

L’11 giugno del 1984 moriva in piena azione politica E. Berlinguer, l’ultimo vero leader di un grande partito italiano che ha contribuito alla nascita, al consolidarsi e allo sviluppo della democrazia antifascista italiana, il PCI. E. Berlinguer divenne Segretario del PCI nel 1972 al XIII Congresso del PCI tenutosi al Palalido di Milano.

Un episodio accaduto nel 1973 in Bulgaria, quando cioè Berlinguer si era recato in quel paese facente parte del Patto di Varsavia, è già indicativo del clima nel quale la segreteria berlingueriana iniziava la sua azione politica a livello internazionale con inevitabili riflessi nella politica italiana. Nei colloqui con il capo di Stato bulgaro Todor Živkov ci furono problemi e difficoltà, tant’è che Berlinguer decise di rientrare prima del previsto e il 3 ottobre, proprio mentre si dirigeva verso l’aeroporto di Sofia, l’auto sulla quale si trovava subì uno strano incidente: un camion militare la investì, morì l’interprete, due alti funzionare del Partito comunista bulgaro e lo stesso Berlinguer rimasero feriti. Al rientro Berlinguer manifestò ad Emanuele Macaluso il sospetto che si fosse trattato di un falso incidente preparato, forse, dal KGB e dai servizi segreti bulgari per ostacolare se non proprio sopprimere lo scomodo alleato italiano. È proprio qui il nocciolo del problema.

Perché alleato scomodo? Durante e subito dopo la convalescenza Berlinguer per Rinascita scrisse tre articoli che ebbero grande eco internazionale: Imperialismo e coesistenza alla luce dei fatti cileni, Via democratica e violenza reazionaria e Alleanze sociali e schieramenti politici. Ricordiamo che in Cile c’era stato il golpe del generale Augusto Pinochet che aveva portato al rovesciamento del governo di sinistra di Salvador Allende Nell’articolo Alleanze sociali e schieramenti politici (12 ottobre 1973) Berlinguer così scriveva: «Sarebbe del tutto illusorio pensare che, anche se i partiti e le forze di sinistra riuscissero a raggiungere il 51 per cento dei voti e della rappresentanza parlamentare (…), questo fatto garantirebbe la sopravvivenza e l’opera di un governo che fosse l’espressione di tale 51 per cento. Ecco perché noi parliamo non di una “alternativa di sinistra” ma di una “alternativa democratica”, e cioè della prospettiva politica di una collaborazione e di una intesa delle forze popolari d’ispirazione comunista e socialista con le forze popolari di ispirazione cattolica, oltre che con formazioni di altro orientamento democratico. (…) La gravità dei problemi del paese, le minacce sempre incombenti di avventure reazionarie e la necessità di aprire finalmente alla nazione una sicura via di sviluppo economico, di rinnovamento sociale e di progresso democratico rendono sempre più urgente e maturo che si giunga a quello che può essere definito il nuovo grande “compromesso storico” tra le forze che raccolgono e rappresentano la grande maggioranza del popolo italiano».

Queste parole di Berlinguer erano il chiaro indirizzo della sua azione politica interna e internazionale. A livello italiano si aprì la prospettiva di un dialogo con la Democrazia Cristiana per realizzare riforme sociali ed economiche che il leader del PCI considerava fondamentali per la democrazia italiana. Mentre a livello internazionale si faceva largo un distacco dall’URSS in favore di un eurocomunismo con il PC francese e spagnolo. In un recente libro I comunisti italiani e gli altri. Visioni e legami internazionali del Novecento (Einaudi, 2021) lo storico Silvio Pons pone in evidenza che la politica berlingueriana andava oltre Togliatti, ovvero una linea di autonomia del PCI senza, però, una vera e propria via nazionale perché osteggiata dai sovietici, in quanto il segretario sardo precisa i termini attraverso i quali la “via nazionale” si poteva raggiungere, senza mai perdere di vista l’obiettivo ultimo, il trionfo del socialismo/comunismo. Tutto sommato, l’operato di Berlinguer rimaneva quello sapientemente tracciato da Togliatti.

Pons sottolinea che, avendo Berlinguer insistito sulla continuità togliattiana, ciò non ha giovato molto al Partito comunista italiano e questo lo si è potuto constatare quando il partito, a seguito delle vicende internazionali, ha cessato di esistere con la “svolta della Bolognina” (3 febbraio 1991). Le difficili congiunture interne ed internazionali, tuttavia, non possono oscurare il ruolo svolto da E. Berlinguer per il PCI che nel suo mandato ottenne eccezionali risultati elettorali. Nel 1976 la Dc supera il 38% alle elezioni di Camera e Senato, ma in quella tornata elettorale il PCI raggiunge il miglior risultato di sempre (34,3% a Montecitorio e 33,8% a Palazzo Madama). Inoltre, nelle elezioni europee del 17 giugno 1984, appena 6 giorni dopo la morte di Berlinguer, il Partito comunista italiano raggiunge il suo miglior risultato elettorale di sempre battendo anche la Democrazia cristiana: 33,3% contro 32,9 per cento. A pesare su quel voto fu soprattutto un’assenza: quella di Enrico Berlinguer. Esprimere un giudizio sul politico E. Berlinguer può essere facile e difficile al tempo stesso. Facile, perché rappresenta l’emblema della politica “perbene”, onesta, seria; difficile in quanto la sua azione e strategia di avvicinamento al mondo cattolico, l’inserimento del PCI nell’area di governo, l’eurocomunismo come distacco da Mosca lo collocano o nella categoria dell’antimoderno, come affermano i suoi detrattori, o in quella del politico lungimirante, quasi profetico, come lo descrivano i suoi ammiratori. La storiografia ha ancora molto da lavorare e da scrivere.

Riccardo Pagano

1 Commento
  1. Vinxenzo 2 mesi ago
    Reply

    Finalmetnte se ne parla. Tutto accaeva per la linea condotta dal Segretario Berlinguer culminata dak Suo intervento al Cobgresso del P.C.Urss nel quale Berlinguer ebbe a dire qualcusa “sulla spinta del socialismo” che lasciò silente e ammutolita la grande platea russa. Se la memoria non m’inganna, Berlinguer, appena ricoverato dopo l’insolito incidente, telefonò a Roma e ai Compagni di Via delle Borreghe Oscure chiese di fare immediatamente richiesta presso il Governo italiano, per essere preso con un volo speciale e ricondotto immediatamente in Italia perchè lì non si sentiva per niente tranquillo..
    Grazie e saluti. Vincenzo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche