31 Luglio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 31 Luglio 2021 alle 14:03:00

Cronaca News

“Puglia regione universitaria” sbarca a Taranto

foto di L’ex sede della Banca d’Italia di piazza Ebalia
L’ex sede della Banca d’Italia di piazza Ebalia

È stata Taranto la prima tappa del tour itinerante nelle cinque città universitarie del progetto regionale finalizzato alla definizione di un rinnovato rapporto tra sistema universitario e sistema urbano, nell’ottica di progettualità condivise. Puglia Regione universitaria, sostenuto dall’assessore regionale Leo, nasce nell’ambito di un Protocollo tra l’Assessorato all’Istruzione della Regione, l’Agenzia Regionale per il Diritto allo Studio, tutte le città universitarie della Puglia, gli atenei pugliesi, gli studenti e le province. «Seguo con grandissima attenzione il percorso che Puglia regione universitaria sta compiendo in questi mesi con uno straordinario lavoro di approfondimento scientifico sui 5 temi strategici nel rapporto tra città e università.

Oltre la fase ricerca applicata, parte oggi la fase di grande importanza di incontro con i territori, il confronto e l’ascolto con le 5 città universitarie e con tutti gli stakeholders a vario titolo coinvolti nel benessere degli studenti in quanto cittadini. Abbiamo scelto di partire da Taranto non a caso, la città jonica e il sistema universitario presente nel tessuto urbano sono al centro di un grande progetto di rilancio da parte dell’amministrazione regionale. Ricordo la recente attivazione del corso di laurea di Medicina e Chirurgia a Taranto che ha permesso, inoltre, il recupero di un bene di grande pregio architettonico, la sede dell’ex Banca d’Italia, in disuso dal 2016. Taranto, inoltre, rappresenta per noi un interessante laboratorio per sperimentare nuove sinergie vista la presenza di più atenei pugliesi nel capoluogo. L’obiettivo è trasformare Taranto da una città con l’Università in una città universitaria» ha commentato l’assessore regionale Leo.

Ad incontrarsi ieri mattina, nella Sala degli Specchi di Palazzo di Città, c’erano, tra gli altri, l’amministrazione comunale della città jonica con gli assessori comunali Cinquepalmi e Occhinegro, il direttore del Museo Marta, Eva Dell’Innocenti, la consigliera del Presidente della Regione Puglia in materia di Istruzione, Formazione e Occupazione, Anna Cammalleri, la Provincia di Taranto, Kyma Ambiente – Amiu, rappresentanze studentesche, aziende di trasporti, le altre città universitarie, i referenti scientifici degli atenei coinvolti, oltre a Adisu e il prof. Nicola Martinelli di Urban@it a cui è affidato il coordinamento scientifico del progetto. «Il Comune di Taranto – evidenziano dalla Regione – sta già lavorando per la valorizzazione del suo profilo universitario con molte progettualità in campo, come per esempio la creazione di due residenze studentesche: la prima attraverso la riconversione di Palazzo Garibaldi – Novelune in fase di realizzazione, la seconda con la rigenerazione di un palazzo nobiliare ubicato in piazzetta Calò, candidato con la medesima destinazione con il Programma Innovativo Nazionale per la Qualità dell’Abitare (PINQuA). In materia di residenze anche la Provincia di Taranto ha offerto la disponibilità di una porzione della Caserma Frisini, ad ovest del quartiere Murattiano. Dopo Taranto sarà il turno di Lecce, in calendario nei prossimi giorni per proseguire poi nelle città di Bari, Brindisi e Foggia».

«Dopo la conclusione della prima fase che ha visto i referenti scientifici delle Università e le amministrazioni dialogare e confrontarsi sui 5 temi strategici del progetto, è partita ieri la fase di consultazione con le amministrazioni e con il tessuto urbano dei territori, per una progettazione degli interventi in materia di università il più possibile partecipata e condivisa. Punto di grande forza e innovatività del progetto è, infatti, proprio il metodo partecipativo che lancia un approccio trasversale alle questioni legate al diritto allo studio cittadino. Molti già gli spunti emersi già nella prima fase di approfondimento tematici con le università, l’idea è quella di partire da progetti bandiera per ciascuno dei cinque tempi in campo, partendo da una sperimentazione su piccola scala che possa poi estendersi a tutto il territorio regionale».

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