27 Luglio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 27 Luglio 2021 alle 13:59:00

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Il “Pellegrino” ritorna a Martina Franca

foto di Cesare Brandi
Cesare Brandi

Con il titolo Pellegrino 60 si apre sabato 19 giugno nelle Sale d’Avalos del Palazzo Ducale di Martina Franca, la mostra che celebra i sessant’anni dalla pubblicazione del Pellegrino di Puglia, il libro che aprì la Puglia alla conoscenza del grande pubblico attraverso la lettura attenta e scevra di pregiudizi dei suoi valori artistici, storici, naturali e umani. Il libro, edito nel 1960 a Bari dall’editore Laterza, si deve all’opera eccelsa del grande storico e critico dell’arte Cesare Brandi (Siena,1906-Vignano, 1988), che tanto amò questa regione “che non mi ha visto nascere, che non mi ha visto fanciullo e neppure fu teatro di un primo amore”, ma con la quale l’empatia fu immediata e il cui frutto fu questo libro che sessant’anni fa portò all’attenzione della cultura e dell’Italia un pezzo di quel Sud altrimenti conosciuto solo attraverso i volti scavati dei suoi contadini e le valigie di cartone dei migranti, che negli anni del miracolo economico andavano affollando le metropoli industriali. Un luogo remoto il Sud, un finis terrae tutt’al più ammantato da un velo di esotico, e fu grande merito del Professore senese se il velo fu rimosso mostrando della Puglia il suo animo antico e dalle radici profonde, evidente a chi volesse e sapesse vedere.

Perché Brandi non percorse la Puglia con lo sguardo inquinato del viaggiatore che giudica, confuso dalle proprie abitudini o tradito dalle sue convinzioni, com’è purtroppo, a volte oggi. Cultura versatile che s’allargava a comprendere le discipline più disparate questo moderno, e forse ultimo umanista dei giorni nostri, Brandi s’accostò dunque col rispetto e l’umiltà di chi vuol sapere, riconoscendo bellezza e dignità tanto nelle imponenti cattedrali romaniche quanto negli umili trulli e nei muri a secco, nella Lecce barocca e in Castel del Monte come nella campagna color del sangue con le sue stagioni e i suoi frutti. Puglia come civiltà della pietra, contesa dall’uomo alla natura palmo a palmo e resa da questa fatica espressione di profonda umanità. E Brandi la percorse con l’animo di un moderno Pellegrino laico, sorretto da un sapere così preciso e ampio da rendere ogni sua valutazione un valore imprescindibile. E quante furono le occasioni di autentica gioia al cospetto di tanti tesori, molti inattesi, in questo viaggio ondivago che sconfina anche nel Vulture, in Basilicata, perché si sa che i limiti di un alveo culturale sono definiti molto più dagli accadimenti della storia che non dagli effimeri limiti amministrativi.

Al contrario, quanta dolorosa amarezza al cospetto di scelte discutibili o propriamente scellerate, com’è di fronte al Campanile della Cattedrale di Trani che giace smontato pezzo a pezzo ai suoi piedi per dover essere poi rimontato pari pari. Qui la sua indignazione diventa voce che scuote la pagina e si trasmette al lettore: ”Pellegrino sono anch’io […] ma di questo passo, imparerò a bestemmiare”. Non può meravigliare quindi la fortuna che il libro ebbe fin dalla sua prima edizione del 1960, arricchito dal ricco corredo di foto in bianco e nero di Angelo Ambrosini che sono oggi documento anch’esse. A seguire vennero altre edizioni: quella del 1977 con foto di Enzo Crea e ancora nel 1979, con disegni di Renato Guttuso, entrambe ancora per Laterza. La fortuna del “Pellegrino” non s’è fermata e più di recente si segnalano l’edizione economica degli Editori Riuniti, Roma 2002 con prefazione di Massimo Onofri, e la successiva per i tipi di Bompiani, Milano 2010 e prefazione di Vittorio Sgarbi, a dimostrazione di un’opera che mantiene intatta la propria freschezza e valore nonostante il passare del tempo.

Frutto di questa particolare predilezione per la Puglia del maestro senese, unita alla determinante azione dell’operatore culturale e giornalista tarantino Antonio Rizzo (con la promozione del Comune di Martina Franca), la nascita di una seconda perla editoriale che si può considerare una costola del “Pellegrino”: il Martina Franca. È il 1968 l’anno d’uscita del libro d’arte pubblicato dall’Apollinaire di Milano, del milanese – martinese Guido Lenoci e foto di Ciro de Vincentis. Tutto questo verrà documentato dalla mostra intitolata Pellegrino 60, che vedrà rare fotografie, documenti inediti, libri, articoli, lettere rarissime di Brandi, ma anche di Vito Laterza, Giulio Carlo Argan, Alberico Motolese, Antonio Rizzo, Umbro Apollonio, Bruno Zevi, Aldo Perrone, Guido Lenoci, Paolo Grassi, Renato Guttuso. Documenti che riportano il clima del “Pellegrino” e del suo quasi gemello “Martina Franca”, definito da Vittorio Sgarbi nella recentissima ripubblicazione per La nave di Teseo (a cura e con un saggio di Aldo Perrone) “un libro di vera poesia”. L’amministrazione di Martina Franca, con il suo Assessorato alle Attività culturali, e con il Comitato promotore Pellegrino 60, presenta la Mostra documentale che resterà aperta al pubblico, a Palazzo Ducale, nelle Sale d’Avalos, dal 20 giugno al 31 luglio 2021 (visita della mostra nel rispetto delle norme anti Covid 19). La mostra è corredata da una installazione Site Specific opera di Giulio De Mitri, “Dal Pellegrino di Puglia al Martina Franca” L’iniziativa, che si sarebbe svolta nello scorso dicembre, fermata dalla nota vicenda pandemica, sarà inaugurata alle ore 19.00 di sabato 19 giugno, nella Sala Consiliare di Palazzo Ducale. L’ingresso è libero e gratuito. Apertura al pubblico: tutti i giorni, festivi compresi, dalle ore 10.00 alle 12.00 e dalle ore 17.00 alle 19.00.

Adolfo Corrente

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