03 Agosto 2021 - Ultimo aggiornamento il: 02 Agosto 2021 alle 22:56:00

Cronaca News

Dopo la pandemia, bisogno di vacanza anche per gli insegnanti

foto di Insegnanti in classe
Insegnanti in classe

Più che recuperare, nei prossimi mesi estivi, il tempo “perduto” o meno che sia della lezione scolastica in-presenza (si veda “Piano scuola Estate 2021”), i docenti, in particolare, hanno bisogno quest’anno, come mai accaduto prima, di vacanze, nel senso forte che il suo etimo designa: periodo vuoto da impegni scolastico-istituzionali. Il lavoro improbo che hanno svolto attraverso la Dad postula l’istanza del vuoto da parte dell’homo faber o meglio dell’homo digitalis.

Occorre un tempo per ricaricare le batterie ormai scariche. «Oggi il sistema educativo italiano è chiamato ad una sfida straordinaria: valorizzare come opportunità di profonda innovazione l’esperienza vissuta da tutta la comunità educante durante il periodo pandemico» (recita il testo del “Patto per la scuola al centro del Paese” della Presidenza del Consiglio dei Ministri del 20 maggio 2021). Meno impegni estivi,dunque, e più serenità e riflessione. In un passo dell’ Etica a Nicomaco Aristotele scrive: «C’è posto nell’esistenza anche per il riposo e una delle forme del riposo è il distrarsi ricreandosi: per comune consenso, c’è anche una maniera di ben condursi nella società, mantenendo il tono giusto». È riconoscere al tempo della vita la sua vittoria: capace di rianimare la memoria del passato e delle radici, e in grado di prolungare la costruzione del desiderio del futuro.

È soprattutto abbandonarsi al proprio tempo interiore, molto vicino all’otium dei latini: se gli uomini non avessero potuto godere della lentezza oziosa, forse non solo non sarebbero nate la poesia e la filosofia, le scienze e le arti,ma soprattutto l’umanità non avrebbe assaporato la bellezza della vita. Oggi però non si può dire che l’affermazione aristotelica abbia riscontro. La nostra epoca è precipitata nel commercio del “tempo libero”. Oggi l’Europa ( e non solo) è divenuta il teatro di una ben strana oscillazione tra Apocalisse e Arcadia, fra ecatombi ed esodi vacanzieri. L’ esplosione contemporanea del divertimento di massa ha gettato una luce retrospettiva sui profeti che, nell’età precedente, quella del lavoro e della disciplina interiorizzata del lavoro (descritta da Max Weber nell’Etica protestante), avevano già sperato, augurato, vagheggiato e pensato il “tempo libero” come il rovesciamento dell’imperativo biblico, ribadito come dovere morale dall’etica industriale del XIX secolo: «Con il sudore della fronte mangerai il pane» (Gen., 111,19).

L’epoca del “tempo libero”, del divertimento di massa, a forza di alienare da sé l’ascolto, l’ esercizio della relazione con l’altro, la lenta dedizione, nel “tempo vuoto” di oggi già sfocia nell’oscuramento della persona, nell’incuria sui in quelle notti da sballo o in quelle abbuffate (mai vissute con pienezza ma incrinate dall’angoscia della dieta del giorno dopo: vera sindrome pre-anoressica!). Occorre imparare a riapprezzare la festa del vivere, il gusto dell’essenziale, il sapore delle cose semplici, l’incanto della natura, la gioia del dialogo, il piacere dell’incontro, il desiderio della collaborazione, la voglia dell’impegno, lo stupore della libertà, il rapimento della preghiera. Due le indicazioni. La prima: riscoprire il diario, per rubricare eventi, annotare sensazioni, scaricare umori. È ricreare quello spazio interiore, simbolico e concreto, in cui ci s’incontra con se stessi (e con gli altri) senza schermi. È l’educazione alla meditazione, al raccoglimento, all’autentico riposo: si “riprendono” le idee, i pensieri, le esperienze; si analizzano, si ripensano per comprendere e dotare di senso una esistenza, sovente distratta e dispersa in mille frammenti dalla corsa dell’ossessiva quotidianità. La seconda: godersi alcuni testi, classici o contemporanei. Sul valore della lettura non è il caso di spendere molte parole. Ricordo soltanto che, come diceva il poeta Miguel de Unamuno, leggere è un privilegio straordinario: permette di “vivere la vita che altri sognano”.

Otium e studium si postulano l’un l’altro: si situano alla base stessa del conoscere di quella libertà interiore che si manifesta nel gioco e nella gioia. Le prossime vacanze possono anche avere dei giorni di full immersion in cui si è completamente presi da distrazioni totali, da divertimento intenso, da svago pieno: può aiutare a cancellare la “lavagna esistenziale” degli stress e delle preoccupazioni in epoca Covid-19. Quello però che si deve cercare è tutto quanto può servire, davvero, a sollevare l’animo dalle cure e dalle fatiche del lavoro di un anno pesante e predisporre ad affrontare il nuovo, 2021-22, con una carica rinnovata. E non come sovente accade: ripartire più stanchi di prima e ricominciare con uno sfinimento dell’anima e con un’inerzia inarticolata.

Cosimo Laneve

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