30 Luglio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 30 Luglio 2021 alle 18:37:00

Cronaca News

Indotto ex Ilva e sindacati: Sos al Governo

foto di Un sit in dei lavoratori delle aziende dell’indotto (FOTO DI ARCHIVIO)
Un sit in dei lavoratori delle aziende dell’indotto (FOTO DI ARCHIVIO)

Tornano a protestare le aziende dell’indotto del Siderurgico. Martedì 22 giugno, a partire dalle ore 9, i lavoratori terranno un sit in davanti agli uffici della direzione di Acciaierie d’Italia. Si tratta di aziende di Confindustria e di Confapi Industria Taranto che vogliono far sentire la loro voce “per sottolineare con forza che l’industria siderurgica è una colonna portante della manifattura italiana e che per lo stabilimento di Taranto non c’è più tempo da perdere”.

I segnali positivi del mercato, evidenzia Confapi Taranto, non mancano ma il futuro dello stabilimento continua a rimanere nell’incertezza: “La siderurgia italiana vale quasi 60 miliardi ed è la seconda per importanza in Europa. L’acciaio sta riprendendo con energia la sua corsa: ad aprile 2021, la produzione siderurgica italiana è quasi raddoppiata, toccando un aumento percentuale del 78,9. L’ex Ilva è stata coinvolta nel rilancio della domanda di acciaio, ma siamo ancora appesi a decisione di Tribunali, di Consiglio di Stato e di conseguenza la nuova governance pubblico-privata è ferma al palo per l’attuazione del piano industriale che ridefinisca i contorni di un centro siderurgico eco-compatibile trovando la quadratura tra salute e lavoro. Quanto tempo sarà ancora necessario? I lavoratori dell’indotto chiedono certezze, oramai stremati da soluzioni transitorie improntate al ‘tirare a campare’. È il momento giusto per definire una strategia governativa seria e sostenibile in grado di dirigere i trend più rilevanti. L’industria pesante non può continuare ad essere vissuta come una minaccia”. Alla presa di posizione delle aziende segue quella di Fim, Fiom e Uilm.

“I lavoratori di Acciaierie d’Italia, Ilva in as e dell’appalto vivono ormai da tempo una fase di assoluta incertezza dovuta anche alla mancanza di risposte da parte delle istituzioni. Infatti, chi dovrebbe dare risposte – scrivono in un documento congiunto- non riesce a trovare una via d’uscita per la fabbrica e la città di Taranto. Inoltre, manca un progetto industriale, un percorso trasparente dentro un processo di transizione ecologica che guardi con coraggio al futuro ambientale e occupazionale di un territorio che da tempo chiede un cambio di passo radicale”. I sindacati metalmeccanici lanciano un appello al Governo perchè non resti in silenzio in attesa della sentenza del Consiglio di Stato: “In questi giorni i lavoratori e la città attendono la sentenza del Consiglio di Stato È del tutto evidente che il Governo non può continuare a guardare inerme e, soprattutto, deve intervenire per consentire l’ingresso di Invitalia, necessario ad affrontare questa complicatissima fase ed avviare, nell’immediato, una pianificazione di investimenti per la manutenzione ordinaria e straordinaria e l’introduzione di innovazioni tecnologiche con le quali abbattere le emissioni inquinanti”.

“Per superare questa fase di transizione servirebbe mettere al sicuro i lavoratori attraverso un piano occupazionale che garantisca una prospettiva certa per migliaia di famiglie a partire dagli ammortizzatori sociali quest’ultimi necessari a traghettare le future iniziative che saranno intraprese all’interno della fabbrica. Non è pensabile continuare a gestire la cassa integrazione, così come ha fatto Arcelor Mittal, con l’unico obiettivo di razionalizzazione del personale per trarne un beneficio economico a discapito degli stessi lavoratori e degli impianti di produzione”. Fim, Fiom e Uilm definiscono “ingiustificabile la richiesta da parte dell’azienda di slittamento di alcune prescrizioni Aia in scadenza al 30 giugno”. Poichè “il piano ambientale non può continuare ad essere disatteso e/o slittato, così come la copertura dei parchi minerali, un’opera quest’ultima lasciata in sospeso”.

Le tre organizzazioni sindacali ritengono “imprescindibile l’intervento del Governo affinché si possa uscire da questa difficile fase di empasse e dare risposte a migliaia di lavoratori di Acciaierie d’Italia, Ilva in as e appalto che si sono visti falcidiati i loro salari e in alcuni casi non sono state retribuite le spettanze previste”. E per questo chiedono che il Governo Draghi abbia “il coraggio di dire con chiarezza cosa intende fare senza girare attorno ai problemi, smettendola di utilizzare slogan e avviando un processo di confronto aperto con le rappresentanze dei lavoratori e delle istituzioni locali”. Anche perchè “non è accettabile che ad oggi il cda di Invitalia non si sia ancora insediata, lasciando la gestione della fabbrica nelle mani della multinazionale”. Pertanto, quello di Fim, Fiom e Uilm è un vero e proprio grido di allarme al Governo: “In assenza di risposte certe”, preannunciano che “metteranno in piedi ulteriori iniziative contro chi non assume una posizione chiara sulla vertenza ex Ilva e per continuare rivendicare un serio processo di risanamento ambientale insieme ad un piano occupazionale che tenga insieme salute e lavoro”.

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