04 Agosto 2021 - Ultimo aggiornamento il: 04 Agosto 2021 alle 08:57:00

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Un corteo di Giustizia per Taranto

Salvare il Siderurgico di Taranto è un’operazione fallimentare. E’ quanto sostiene “Giustizia per Taranto”, associazione ambientalista, parte civile nel processo Ambiente Svenduto. “Il primo e più pressante problema per lo Stato è quello di riuscire a racimolare il miliardo e mezzo di euro che chiese alle banche italiane per finanziare il salvataggio. La garanzia della restituzione del credito è stata messa, nero su bianco, in una delle leggi salva-Ilva degli scorsi anni. Per questo vogliono salvarla ad ogni costo: per girare i profitti ai creditori”.

“Il problema, però, è che Ilva non fa profitti da tempo. Allo stato attuale, per avere profitti, Ilva dovrebbe sfornare una quantità di acciaio che non può produrre, poiché le proiezioni sanitarie effettuate da Arpa Puglia e Asl indicano che anche 6 milioni di tonnellate di acciaio all’anno costituiscono un rischio insostenibile per la salute dei tarantini. Con la sentenza di Ambiente Svenduto, a questo disastroso quadro economico, si aggiunge un elemento ancora più pesante: la confisca di 2,1 miliardi di euro ai danni di Ilva in amministrazione straordinaria, cioè dello Stato”. I fondi del Recovery Plan “possono essere utilizzati in chiave sostenibile e non per rendere più produttivi degli impianti che continuano ad inquinare” è la posizione dell’associazione ambientalista secondo la quale è il momento di porre le basi per un futuro diverso: “Occorre, pertanto, mettere immediatamente mano ad un programma per la fuoriuscita dall’acciaio che salvaguardi i redditi coi cospicui fondi europei a disposizione. Specie se si considera che la maggior parte dei lavoratori Ilva è già a carico dello Stato attraverso il ricorso massiccio e costante alla cassa integrazione. Poi risanare e porre le basi per investimenti sani che diano occupazione e nuove prospettive per il rilancio del territorio. Il momento è quanto mai propizio e a questo bivio non si dovrà sbagliare strada.

Anche Ilaria Cinieri, del Pd, chiede al Governo di imboccare una strada diversa, anche alla luce delle pubblicazioni scientifiche: “Inquieta il silenzio di istituzioni e ministeri, peraltro sollecitati dalle stesse associazioni, che chiedono attenzione e dichiarazioni chiare, in particolare al ministro della Salute Speranza e al ministro della Transizione Ecologica Cingolani. Mentre siamo in attesa del parere della magistratura, è giusto che la politica costruisca un orientamento leale e plurale, umano, in scienza e coscienza, sul futuro della nostra preziosa città. All’alba dell’avvio delle Agorà del Pd, a poco più di una settimana dalla prima uscita pubblica del segretario Letta a Taranto, dobbiamo essere capaci di far coincidere parole ed azioni, prendendo anima e cacciavite, incoraggiando l’indispensabile rinnovamento di un rapporto etico e responsabile coi territori che abitiamo. A ben guardare, si tratta di dare coerentemente seguito a quel percorso di ascolto profondo ed accreditamento degli stakeholders avviato da Nicola Oddati, che all’indomani dalla sua nomina come commissario della nostra Federazione, ha voluto ascoltare le associazioni con la premessa delle pubbliche scuse, per tutto quello che il partito aveva fatto, e per tutto ciò che invece non aveva fatto”.

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