30 Luglio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 30 Luglio 2021 alle 17:43:00

Cronaca News

Stazione Nasisi, «Puntiamo al recupero turistico»

foto di La mappa della linea Taranto - Nasisi - Arsenale
La mappa della linea Taranto - Nasisi - Arsenale

«Si parla sempre di un rilancio “green” per la nostra città, di un distacco progressivo o immediato da quell’immagine di terra dei fumi con cui purtroppo oggi viene descritta dai media nazionali e locali. C’è l’intenzione di voler essere, giustamente, altro e ci sono anche le possibilità per diventarlo». Il Partito Repubblicano Italiano di Taranto lancia la proposta che punta al recupero turistico della stazione Nasisi. «Taranto ha una grande fortuna, quasi un dono divino, che la rende differente da ogni altra città italiana: la sua posizione. Circondata dal mare, coccolata dal Mar Grande e dal Mar Piccolo, può realmente trovare dal mare la spinta per il distacco naturale dall’industria dell’acciaio.

Non dobbiamo ricordare noi del Partito Repubblicano Italiano quale sia il patrimonio di biodiversità del mare Piccolo, non dobbiamo essere noi repubblicani a dover rammentare ai cittadini che sono pochi i contesti urbanizzati che possono onorarsi di ospitare fenicotteri rosa o cavallucci marini a poca distanza dalle abitazioni. Taranto vive, spesso inconsapevolmente, su un tesoro naturalistico di cui non vuole accorgersi. Inoltre, sempre il mar piccolo – evidenzia il Pri di Taranto – è culla di arte e cultura con le sue masserie medioevali e soprattutto con il fiume Galeso. Si sprecano le pubblicazioni letterarie su questo corso d’acqua cantato da Virgilio, Orazio, Marziale, Pascoli e deturpato da un cavalcavia costruito da mestieranti della politica moderna. Ma il Galeso scorre ancora con le sue acque cristalline cantate da chi dalla bellezza ha saputo trarre insegnamenti. In quest’ottica di recupero del territorio, non può sfuggire che proprio l’area del mar piccolo, facente parte dell‘istituendo parco del mar piccolo, debba essere preservata da speculazioni edilizie.

All’interno dell’area in questione è ancora presente il tracciato ferroviario, dismesso, della linea, in parte militare, Taranto-Nasisi-Arsenale. Il recupero di detta linea a scopo turistico e di miglioramento della lineea urbana e periurbana a scopo “sostenibile” fu già formulata nel 2017 con una lettera protocollata con N 3830 e datata 2018, dai vertici del Wwf tarantini e regionali e successivamente integrata con appelli successivi al presidente della Regione Michele Emiliano. Il progetto illustrato dal Wwf e che oggi il Partito Repubblicano Italiano considera convergente con le sue linee di programma andrebbe ad inserirsi in un più vasto potenziamento della stazione Nasisi immaginato da Rfi già nel 2018 e finanziabile con i fondi Fsc di “ Patto per lo Sviluppo della Regione Puglia”. La stessa stazione, nei piani di Rfi, diventerebbe Hub passeggeri verso Brindisi e la valle d’ Itria, andando anche a fornire un servizio di mobilità urbana per il vicino quartiere Paolo VI.

Tuttavia lo stesso piano potrebbe essere integrato da percorsi ferroviario turistici e ciclabili utilizzanti la vecchia linea dismessa che proprio da Nasisi parte e con il fine ultimo di salvaguardare questo angolo di territorio dalla costruzione di nuove strade o nuove urbanizzazioni. Nel caso del territorio della Circummarpiccolo i due progetti (ferrovia turistica e linea passeggeri) non solo possono convivere, ma anzi si completerebbero a vicenda offrendo soluzioni di scambio intermodale bici+treno. Si andrebbe a creare un percorso lungo l’itinerario della Via Francigena, che riprenderebbe il cammino della Via Appia Antica da Roma a Brindisi e attraverso il Parco del Galeso, recuperando parti del vecchio tratturo tarantino (di proprietà Anas), circoscriverebbe il Mar Piccolo passando per il canale d’Aiedda fino all’Oasi Wwf Palude La Vela. Di fatto – concludono dal Partito Repubblicano Italiano di Taranto – riteniamo che il recupero della ferrovia Taranto-Nasisi-Arsenale sia un passo necessario se si decide di guardare al futuro della città con occhi diversi dal passato e più attenti all’ecostostenibilità».

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