04 Agosto 2021 - Ultimo aggiornamento il: 04 Agosto 2021 alle 08:57:00

Cronaca News

A scuola, per ascoltare la voce dei ragazzi

Il Battaglini
Il Battaglini

L’insegnamento è sempre un processo biunivoco. Anche quello di materie non curricolari, o il tutoraggio nell’alternanza scuola/lavoro (alla quale, per la smania di inutili, e spesso non innocenti riforme nominalistiche, hanno cambiato il nome in PCTO). I ragazzi ci osservano, ed osservano il mondo intorno a loro. Aiutarli ad osservare con spirito critico dovrebbe essere una delle finalità della scuola. Di sicuro, è tra le finalità di un PON di giornalismo nel liceo scientifico Battaglini, organizzato col supporto tecnico di Taranto Buonasera, che abbiamo dovuto interrompere sul nascere, a marzo del 2020, e che abbiamo potuto riprendere da pochissimo tempo quest’anno, causa pandemia. Ad anno scolastico chiuso, ed a corso in dirittura d’arrivo, pubblichiamo i primi articoli elaborati dai ragazzi della 4 H 2020/21. Ed iniziamo con una riflessione critica particolarmente ricca di spunti come quella di Giorgia De Bellis.

(Giuseppe Mazzarino)

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Durante l’anno 1965/1966, sul giornale scolastico “La Zanzara” del liceo Parini di Milano tre studenti diciassettenni pubblicarono un articolo intitolato “Che cosa pensano le ragazze di oggi” sul resoconto di una tavola rotonda svolta insieme ad alcune compagne di classe.

Questo articolo causò un grande scandalo, alimentato da un quotidiano conservatore e da giornalisti e professori cattolici, poiché l’articolo trattava delle opinioni delle ragazze sull’aborto, sul divorzio, sui rapporti prematrimoniali, sulla contraccezione. Si mosse la Procura, ed un pubblico ministero arrivò fino a far eseguire ispezioni corporali a questi ragazzi, e si arrivò poi ad un processo. Anni dopo nel 2018, quindi già 3 anni fa, alcuni ragazzi del nostro liceo Battaglini ripresero un po’ questa specie di sondaggio, inizialmente all’oscuro del caso “Zanzara”, svolgendo un’indagine sul consumo di tabacco, di droghe leggere, di alcolici (vino, birra e superalcolici) e su chi fosse o meno vergine. Utilizzarono come campione 30 studenti di diverse scuole di Taranto, e ci fu il riscontro di 27, dal quale si notò che alcuni facevano utilizzo giornaliero o occasionale di tabacco, altri assumevano occasionalmente droghe leggere, ma il dato più alto registrato e che più deve far riflettere fu quello dell’utilizzo di superalcolici, anche se occasionalmente. Molte volte il pensiero di noi ragazzi viene sottovalutato o addirittura del tutto trascurato, perché si ritiene che noi non siamo in grado di esprimere la nostra opinione riguardo certi argomenti che vengono visti come troppo complessi per noi.

In realtà ciò non è vero perché proprio grazie allo studio di ogni giorno, arrivati all’età di 16/17 anni si dovrebbe essere sviluppato dentro di noi un pensiero critico che ci permetta proprio di esprimere le nostre opinioni in quanto cittadini italiani che hanno il diritto della “libertà di espressione e di pensiero”. La scuola in questo ambito dovrebbe aiutare ancora di più gli studenti a stimolare e a far crescere questo pensiero critico, trattando dibattiti in classe riguardo alcuni argomenti, anche su quelli che sono considerati dei tabù come proprio ad esempio l’aborto, i rapporti sessuali, il catcalling, ma anche argomenti come la politica, e non far studiare passivamente solamente la vita e il pensiero dei letterati, dei filosofi, e degli artisti, anzi traendo magari proprio spunto da essi per poi costruire un dibattito.

Ascoltare noi ragazzi è importante e ciò dovrebbe partire e essere stimolato proprio dalla scuola per poi svilupparsi anche nelle famiglie, per capire i problemi, i dubbi che possiamo avere e che ci tormentano, poiché anche se abbiamo solo 15/16/17/18 anni non è detto che non ne abbiamo. Anche perché dall’indagine che nel 2018 svolsero i nostri ex compagni si esplicita e si nota l’esigenza anche di ascoltarci di più anche per capire i nostri dubbi o le nostre difficoltà, che magari alcuni ragazzi sfogano sull’utilizzo di droghe, fumo o alcol che producono dentro di loro uno stato di benessere e felicità. Se qualcuno poi soffre di atti di bullismo è necessario informare sia i genitori che la scuola poiché da solo potrebbe non farcela a superarli. La mia opinione è che a scuola in Italia ci dovrebbe essere lo psicologo gratuito per noi ragazzi, che ci consenta di essere aiutati quando siamo oppressi da troppi pensieri/ansie.

Giorgia De Bellis
4 H liceo Battaglini – PON Giornalisti del Terzo Millennio

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SAMAN, CHE VOLEVA ESSERE UNA RAGAZZA COME NOI…
Saman Abbas, ragazza pakistana diciottenne residente a Novellara, in Italia, la cui vita è stata spezzata dalla sua stessa famiglia a causa del suo rifiuto al matrimonio combinato. Una ragazza che voleva solo essere come noi. In questi giorni si parla molto di questo caso di cronaca che ha colpito molte persone in Italia e soprattutto molte ragazze, italiane o pakistane residenti in Italia, che si sono immedesimate nella vicenda. Una ragazza che aveva solo voglia di essere libera, libera di indossare pantaloni colorati, libera di amare chi volesse, libera insomma di vivere come tutte le altre ragazze italiane e non scomparire sotto il burqa. Molte donne e ragazze musulmane amano il burqa in quanto riesce a dare loro una sorta di protezione maggiore; essendo nate infatti in una cultura che le reputa inferiori agli uomini, quasi come oggetti, esso funge da schermo; ma per molte altre viene visto come una sorta di prigione da cui non possono liberarsi e nel quale sono costrette a passare tutta la vita.

Tutti noi da piccoli e non, abbiamo desiderato avere poteri magici, come ad esempio il potere di essere invisibili, magari per fuggire da una situazione imbarazzante o solo per fare scherzetti divertenti ai nostri amici. Ma se invece ci imponessero davvero di esserlo e di passare tutta la vita sotto l’ombra di un qualcosa che ci proibisce di essere noi stessi, mostrare dolori o gioie attraverso il nostro volto, i nostri gesti? Molte donne come Saman, hanno il coraggio di togliere di dosso questa rete in cui sono impigliate sin dalla nascita e nella quale non riescono a muoversi liberamente e molte di esse lo fanno pagando un gran prezzo.

Dunque, Saman Abbas è ancora una volta vittima della cultura islamica? La cittadinanza italiana avrebbe potuto salvarla? Queste sono due delle domande che più hanno preso piede anche nei dibattiti in tv e sui giornali, alimentando anche contrapposizioni e polemiche. Personalmente ritengo che la cittadinanza italiana non l’avrebbe salvata, molte donne infatti, anche italiane, non riescono comunque a salvarsi e Saman era ormai maggiorenne e ha preso da sola la decisione di tornare a casa, fidandosi di sua madre. Inoltre non ritengo opportuno imputare questo più che probabile delitto alla cultura islamica o al Corano: non tutti i musulmani scelgono metodi drastici e sono fondamentalisti ed estremisti; molti di loro hanno anche una mentalità più aperta e moderata e non sarebbero mai giunti a togliere la vita ad una figlia per un motivo così futile. Perdere la vita per voler sposare la persona di cui si è innamorati, che forse tra l’altro è una delle tappe più belle della propria vita. Penso che comunque non sia giusto sviluppare un odio nei confronti della loro cultura ma magari cercare in un certo qual modo di rieducare e aiutare a superare alcune convinzioni non necessarie e del tutto sbagliate.

Riguardo il burqa non penso si debba vietare del tutto, nei Paesi islamici o da noi, ma non dev’essere obbligatorio, bisogna far sì che chiunque possa decidere come vestirsi e come raggiungere la propria felicità.

Giulia Primicerio
4 H liceo Battaglini – PON Giornalismo

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