04 Agosto 2021 - Ultimo aggiornamento il: 04 Agosto 2021 alle 06:15:17

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Carmelo Siciliano e i canti greci di Niccolò Tommaseo

foto di Carmelo Siciliano
Carmelo Siciliano

Carmelo Siciliano è un musicista, insegnante e mediatore musiculturale, giovane di quarant’anni e siciliano (nomen omen!) di Catania. Da anni Siciliano si dedica allo studio, alla ricerca e alla divulgazione della sua “passion predominante”: la cultura tradizionale della Grecia che è inscritta nella sua memoria genetica, date le sicure origini magnogreche.

Fondatore e presidente dell’Associazione Culturale Filellenia, Siciliano ha dato buona prova di sé e dimostrazione della sua competenza di musicista e di letterato in alcuni suoi studi recenti: “Sentire la Grecia. In viaggio fra musiche e tradizioni” (2019) e “Suonare la Grecia. Antologia di musica greca tradizionale strumentale”, vol.I (2020). Per il terzo anno consecutivo questo studioso innamorato della Grecia ha pubblicato un libro importante, “I canti greci di Niccolò Tommaseo. Riscontri musicali nella Grecia odierna”, pubblicato da Filellenia con il patrocinio dell’Associazione Culturale Filellenia – Centro di Studi, documentazione e formazione su musiche, danze e tradizioni elleniche. Un libro che non ha mancato di suscitare la curiosità e gli interessi di musicisti, italianisti e grecisti. Infatti, qualche giorno fa, il professor Giancarlo Antonucci, presidente del Dopolavoro Filellenico, ha organizzato con il Comitato di Taranto della Società Dante Alighieri un incontro virtuale con Carmelo Siciliano, socio onorario del Dopolavoro, per far conoscere il libro dei Canti greci che ha posto in primo piano un grande letterato e poeta italiano, Niccolò Tommaseo, cui si accenna nei licei (seppure!) quando si affronta l’unità didattica della Letteratura del Risorgimento italiano.

Questa, dunque, è l’occasione giusta per ricordare Tommaseo, poeta e linguista di vaglia, al quale nocque, però, la ventura di essere vissuto nell’epoca dominata da due giganti, Manzoni e Leopardi, che tutti gli altri letterati e poeti finirono col mettere in ombra. Eppure Tommaseo è stato famoso al tempo suo ed è conosciuto ancora oggi soprattutto per il suo sempre citato “Dizionario della Lingua” e per il “Dizionario dei Sinonimi” oltre che per il romanzo “Fede e bellezza” di cui, però, Manzoni scrisse che era “un pasticcio mezzo giovedì grasso e mezzo venerdì santo”, per quel continuo oscillare tra spiritualità e sensualità, caratterizzante lo stile di Tommaseo che, sempre secondo Manzoni, “aveva un piede in chiesa e l’altro in un luogo di piacere”.

Chi era dunque Niccolò Tommaseo? Un poligrafo (“absit iniuria verbo”) e un patriota, nato in Croazia nel 1802 e morto a Firenze nel 1874. La sua vita, come si vede, è tutta incastonata nell’età risorgimentale e uomo del Risorgimento egli fu a pieno titolo e martirio, perché, come Berchet, Fusinato, Poerio, Rossetti, Fusinato, Dall’Ongaro, Mameli, Mercantini e tanti altri, fu uomo di cultura e di azione, di penna e di spada, liberale e repubblicano, difensore fin sulle barricate degli ideali patriottici in cui fermamente credeva. Letteratura e vita, infatti, all’epoca erano strettamente congiunte. Tommaseo, da giovane, scriveva per l’ “Antologia” di Firenze articoli di matrice liberale e patriottica, ma quando, nel 1833, il governo granducale soppresse la prestigiosa rivista mensile promossa da Giovan Pietro Viesseux e Gino Capponi, Tommaseo partì in volontario esilio e si recò in Francia dove visse quindici anni.

Poi scoppiò il ’48, Venezia insorse contro l’Austria e Tommaseo tornò a spron battuto a Venezia dove fu uno dei principali animatori contro il regime austriaco. Infatti, conclusi i moti del 1848, il poeta-patriota non poté godere dell’amnistia che gli Austriaci concessero agli insorti, anzi fu condannato all’esilio insieme ad altri quaranta capi dell’insurrezione fra cui Daniele Manin e Guglielmo Pepe, cosicché egli si recò a Corfù dove contrasse una grave malattia agli occhi che lo ridusse alla quasi completa cecità. La coerenza di letterato e patriota fa senz’altro onore a Tommaseo. Tra l’altro oggi non possiamo non riconoscere la modernità di questo autore; infatti, mentre la critica dell’Ottocento esaltò il patriota e il filologo, la critica del Novecento ha apprezzato il poeta che anticipa Carducci e addirittura Pascoli e i decadenti. Tommaseo, come ho già detto, fu poligrafo: poeta, filosofo, filologo, lessicografo, narratore, critico letterario, storico e traduttore. Come poeta scrisse le “Confessioni”, una raccolta di liriche giovanili, cui si aggiunsero quelle religiose della maturità; come narratore, scrisse novelle romantiche e il romanzo psicologico “Fede e bellezza”. Come critico letterario, oltre a numerosi saggi, scrisse un importante commento alla “Divina Commedia”, tuttora valido.

Per lui, romanticamente, la poesia popolare era l’unica vera poesia perché espressione di genuinità e sincerità dei sentimenti. Più romantico di così! Per questo raccolse i Canti popolari toscani, córsi, illirici e greci. Proprio la raccolta dei canti greci, pubblicata nel 1842, è stata oggetto di studio filologico e musicologico da parte di Carmelo Siciliano; uno studio certosino, davvero meritevole di plauso. “Il primo incontro di Tommaseo con la poesia popolare greca- scrive Siciliano- avvenne probabilmente in casa di Alessandro Manzoni, possessore dei “Canti popolari della Grecia moderna”, del letterato e storico francese Claude Fauriel (1772-1844). L’idea di una raccolta propria si concretizzò però a Parigi, dove Tommaseo scelse di autoesiliarsi a causa di un suo articolo a sostegno della Rivoluzione greca che non incontrò il favore degli austriaci…Tommaseo non fornisce il testo greco dei canti tradotti da fonti già pubblicate, ma solo di quelli inediti. Già durante una prima lettura delle sue traduzioni, tuttavia, mi accorsi di numerose somiglianze con canzoni greche di cui mi ero già occupato in passato. Iniziai così, un po’ per gioco, a cercare i versi greci originali, e scoprii con grande meraviglia che in molti casi quelle “somiglianze” riguardavano interi versi, interi distici, talvolta intere canzoni che ancora oggi si ascoltano e si ballano in Grecia.

Da lì all’idea di confrontare la totalità dei canti di Tommaseo con la mia collezione bibliografica e discografica il passo fu breve, anzi brevissimo: ed ecco questo libro, il cui intento è quello di far riflettere sulla secolare continuità della cultura tradizionale del popolo greco, e non dei poeti e dei letterati. Dopo quasi duecento anni, infatti, possiamo ancora sentire dalle labbra e dagli strumenti dei greci il suono di quello che sia Fauriel che Tommaseo, che non erano mi stati in Grecia prima della pubblicazione delle loro opere, avevano solo letto su fogli di carta”. Le liriche, con testo greco e traduzione, sono raggruppate per argomento: l’amore, la famiglia, la morte, Dio; seguono, in appendice, altri canti d’interesse, la bibliografia e la discografia. Interessante, vero? C’è da riflettere sulla cultura popolare greca che tanta linfa ha recato alla creatività di poeti e musicisti. Non solo i grandi classici che abbiamo studiato con “lungo amore”, ma anche la poesia e la musica popolari della Grecia sono un patrimonio di cui far tesoro perché una cosa è certa: il debito con la Grecia è sempre alto e inestinguibile. Grazie a Carmelo Siciliano per questa testimonianza di cultura, di passione e di fedeltà alle radici più profonde della nostra civiltà occidentale.

Josè Minervini

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