04 Agosto 2021 - Ultimo aggiornamento il: 04 Agosto 2021 alle 01:55:00

Cronaca News

Il destino di Taranto non è nelle aule di giustizia


Ex Ilva

Ora che si è concluso quest’ulteriore capitolo giudiziario deve essere finalmente chiara una cosa: il destino di un intero territorio e di un intero comparto industriale non può essere affidato alle aule di giustizia. Dopo che è stata sancita la continuità produttiva dello stabilimento siderurgico, messa a rischio dall’ipotesi di chiusura dell’area a caldo, non ci sono più alibi per nessuno. Lo Stato deve intervenire con tutta la sua autorevolezza per garantire l’assetto economico-occupazionale di Acciaierie d’Italia – che ora conta proprio sull’apporto di un partner statale come Invitalia – e allo stesso tempo garantire inderogabilmente una coesistenza non più conflittuale tra fabbrica e città.

La questione ambientale va risolta, una volta per tutte. L’azienda, dal suo canto, deve avviare ogni iniziativa possibile per sanare situazioni che si sono sedimentate nel corso degli anni. Ricordiamo sempre che la dichiarazione di area ad elevato rischio ambientale risale al 1990, quando il siderurgico era ancora completamente in mano allo Stato, molto prima quindi che a Taranto sbarcasse Riva, anche se una larga parte di città (frange di associazionismo comprese) ha scoperto il problema ambientale solo in anni molto recenti.

Da Acciaierie d’Italia e dal suo amministratore Lucia Morselli subito dopo la sentenza del Consiglio di Stato è arrivato un doppio messaggio preciso e inequivocabile. Il primo: la volontà di procedere senza indugi alla cosiddetta transizione ecologica con un piano che promette di essere all’avanguardia. Il secondo: l’apertura alla Città e agli attori del territorio, vale a dire il passo finora mancante in questa controversa vicenda che ad oggi ha prodotto molta conflittualità e poco costrutto. Ecco, questo è il binario da seguire: una sterzata decisiva sulla strada della compatibilità tra fabbrica e città, in un clima di continuo dialogo e coinvolgimento di tutte le parti in causa. La storia di questi anni lo ha dimostrato: le posizioni barricadere non pagano e la città ha bisogno di prospettive concrete per guardare con fiducia al proprio futuro.

Enzo Ferrari
Direttore Responsabile

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