04 Agosto 2021 - Ultimo aggiornamento il: 04 Agosto 2021 alle 08:57:00

foto di Carmine Gazzani e Flavia Piccinni, autori del libro-inchiesta su Mauro Romano
Carmine Gazzani e Flavia Piccinni, autori del libro-inchiesta su Mauro Romano

Ci sono casi di cronaca che per lunghi anni vengono inghiottiti dall’oblio; poi succede che i riflettori si accendono su altre vicende e allora ci si ricorda dei casi dimenticati. È successo questo per il piccolo Mauro Romano, sei anni, scomparso da Racale il 20 giugno 1977. L’attenzione riaccesa su Denise Pipitone ha riportato la memoria a questo caso irrisolto. Mauro oggi avrebbe cinquant’anni, ma di lui non si è più saputo nulla.

Non si è saputo più nulla da quel caldo pomeriggio, quando la presenza di Mauro si dissolve misteriosamente proprio nei dintorni di casa. Nessuno, sulle prime, ci fa caso. Racale è un paese tranquillo e i bambini giocano liberamente senza tante preoccupazioni. L’allarme scatta soltanto quando anche il fratello più grande rientra a casa dopo una scorrazzata in bicicletta. Mauro non è con lui. Comincia a far sera e le tenebre finiscono per avvolgere fino ad oggi la sorte di questo bambino che genitori e fratello non si sono mai stancati di cercare. Una storia tanto tragica quanto coinvolgente che Flavia Piccinni e Carmine Gazzani hanno puntigliosamente raccontato in “Storia di una scomparsa” (Fandango libri), volume appena uscito che ripercorre fatti, ipotesi e misteri che ruotano intorno a quello che gli autori definiscono «il rapimento più lungo del mondo» e che proprio negli ultimi giorni si è arricchito delle dichiarazioni speranzose dei due genitori del bimbo scomparso.

Il caso è tornato alla ribalta nelle scorse settimane, quando i media hanno rilanciato la pista del magnate arabo Mohammed Al Habtoor. Sarebbe lui, secondo Bianca e Natale Romano, genitori di Mauro, il piccolo scomparso da Racale quarantaquattro anni fa. Stesse cicatrici sopra l’occhio e sulla mano. Quanto basta per infiammare la speranza di una famiglia che vive un terribile vuoto da quel maledetto pomeriggio di giugno del 1977. «I genitori di Mauro – racconta l’autrice tarantina Flavia Piccinni – si sono a lungo aggrappati a questa ipotesi. Sono persone adorabili, semplici, vivono in un limbo. La loro vita non è andata avanti e Toni, l’altro figlio, non smette di cercare suo fratello. La pista araba non è nuova. È dal 1999 che va avanti. Toni più volte ha tentato di incontrare questo magnate ma ogni volta che tra i due viene concordato un appuntamento tutto sfuma. I due non si sono mai incontrati. Il fatto è che quando sei preda di una sofferenza così terribile ti senti autorizzato a fare tutto pur di venirne a capo e magari non ci si accorge che così si rischia di mettere a soqquadro la vita di altre persone».

Flavia e Carmine sono venuti a conoscenza della scomparsa di Mauro quasi per caso. «Sì, in realtà abbiamo incrociato questo caso mentre ci stavamo occupando della nostra inchiesta “Nella setta”. È stato lavorando a quel libro che ci siamo imbattuti nella intricata vicenda del piccolo Mauro. Una storia che coinvolge la comunità dei Testimoni di Geova, alla quale Bianca e Natale appartenevano prima di allontanarsene nel 2010». Secondo la ricostruzione fatta dai due autori, indizi e circostanze lascerebbero pensare che proprio all’interno dei Testimoni di Geova si nasconderebbero segreti, terribili e decisivi, per fare luce su quello che è capitato al povero Mauro.

«Nonostante le rivelazioni ricevute sul presunto coinvolgimento di un Testimone di Geova nella scomparsa di Mauro, Bianca e Natale non denunciano. Sono Testimoni di Geova anche loro e le regole interne alla loro comunità vietano di denunciare un fratello. Una posizione, questa, che però è stata smentita dall’autorità dei testimoni di Geova, anche se alcune lettere spedite dai Testimoni di Geova ai Romano farebbero pensare il contrario. Quando poi sarà archiviata la posizione di un testimone di Geova, la stessa gip sottolineerà il clima di omertà registrato in quella comunità». Ma non c’è solo questo a rendere nebulosa la scomparsa di Mauro Romano. Negli anni affiorano confidenze di boss della Sacra Corona Unita e, non da ultimo, il ruolo di un anziano condannato per pedofilia che anni prima aveva provato a chiedere un riscatto per la liberazione di Mauro, rivelandosi tuttavia un impostore. C’è una pista che però lascia il segno più di altre. È la pista che porta a Castelforte, una località di campagna non lontano da Racale.

È lì che conducono le prime indagini, è lì che i cani poliziotto conducono gli investigatori. Ed è a Castelforte che conduce l’ultimo sconcertante episodio che allunga la misteriosa scomparsa di Mauro Romano: «Avevamo praticamente finito il nostro libro – racconta Flavia – quando ci arrivano due lettere anonime con lo stesso messaggio: ci dice che Mauro “sta da sempre a Castelforte”… Una pista, quella di Castelforte, che a noi sembra molto forte ma che forse non è stata esplorata a sufficienza». Le supposizioni restano, il mistero anche. Ma quello di Flavia Piccinni e Carmine Gazzani non è solo un preciso racconto di una scomparsa. È il racconto delle scomparse, un fenomeno drammatico spesso segnato da superficialità investigative, da testimoni che non parlano o che lo fanno solo a tratti o a distanza di troppi anni, quando ormai è tardi. A volte, più semplicemente, si tratta di persone che vogliono sparire senza lasciare traccia di sé. «In Italia risultano ancora da trovare – spiegano Flavia a Carmine nel capitolo finale del loro libro-inchiesta – ben 62.842 scomparsi. Una media di 4 persone al giorno, una ogni sei ore. Mauro Romano fa parte di una lista di altri 46.417 minorenni scomparsi e dei quali non si è più saputo nulla. Bambini e bambine perduti per sempre. Questo libro lo abbiamo scritto anche per loro e per le loro famiglie».

Enzo Ferrari
Direttore Responsabile

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