28 Novembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 27 Novembre 2021 alle 20:31:38

Cronaca News

Il caso ex Ilva, “Salute dei tarantini, nessuna tutela”

Arcelor Mittal
L'ex Arcelor Mittal

Continuano le reazioni del mondo politico e sindacale dopo la sentenza del Consiglio di Stato che ha annullato l’ordinanza di chiusura del sindaco di Taranto Rinaldo Melucci. Il consigliere regionale Vincenzo Di Gregorio sostiene che il verdetto “non cambierà le sorti di un impianto che, così com’è, non può continuare a produrre”.

Malgrado il pollice verso, “l’ordinanza del sindaco Melucci mette le istituzioni di fronte a un fatto inequivocabile: mantenere le fonti inquinanti attive è un rischio per la comunità”. Quindi, l’ordinanza è “una pietra miliare, Melucci può avere la coscienza a posto per aver percorso tutte le strade possibili per tutelare la salute dei cittadini”. Adesso, conclude l’esponente del Pd “serve insistere, serve far sentire la coesione del territorio, della politica, per consentire che i diritti dei tarantini non siano più calpestati”. Di opposta opinione Vincenzo Angelini, coordinatore provinciale Italia Viva di Taranto: “Il Consiglio di Stato ci dice che il sindaco e la sua amministrazione non avevano espletato tutti gli opportuni accertamenti istruttori prima del varo dell’ordinanza. Parlare alla pancia di una popolazione già martoriata dalle perdite di tante persone care è sicuramente più facile che utilizzare argomentazioni di carattere tecnico scientifico, ma oggi, più che mai, serve una politica del ‘buon senso’, che sappia coniugare la vicinanza alle famiglie esposte ai rischi ambientali e sanitari con la prospettiva di ricondurre la questione dell’Ilva sui binari del Pnrr e della transizione ecologica.

L’augurio quindi è che da oggi l’amministrazione Melucci non ceda alla tentazione di percorrere facili sentieri, ma concentri piuttosto le sue energie in una stretta collaborazione con il Governo e con l’azienda, affinché i prossimi investimenti vengano canalizzati nel modo giusto e consentano la tanto auspicata trasformazione di tutti gli impianti e la decarbonizzazione”.

Mentre, secondo Daniela Spera, responsabile del Comitato Legamjonici, la sentenza del Consiglio di Stato non tutela la salute dei cittadini di Taranto e collide con la sentenza della Corte Europea. “Una decisione che non stupisce ma che viene accolta con amarezza dal comitato Legamjonici, che ha promosso nel 2013 il ricorso alla Corte Europea dei Diritti Umani. Rispetto alla sentenza Cedu del 24 gennaio 2019 il Consiglio di Stato ha ritenuto che ‘proprio l’intrapresa realizzazione delle misure procrastinate per anni, anche a causa della turbolenta situazione finanziaria e delle note vicende giudiziarie penali che hanno coinvolto l’impresa, segna una linea di discontinuità rispetto ai fatti che la Corte europea dei diritti dell’uomo ha preso in considerazione nella sua sentenza di condanna.’ Lasciando intendere che i giudici europei si siano riferiti ad una situazione passata”.

“Il Consiglio di Stato però dimentica – sottolinea Spera- che a partire dal 24 giugno 2019, data in cui la sentenza Cedu è diventata definitiva, il Comitato dei Ministri europeo che sovrintende al percorso sui rimedi rispetto a quanto stabilito dalla sentenza della Corte dei Diritti dell’Uomo sta aspettando inutilmente da due anni di sapere dallo Stato italiano cosa nel concreto sta facendo per tutelare la salute dei cittadini di Taranto”.

Legamjonici spiega che non ha intenzione di rinunciare alla sua battaglia: “Il Comitato europeo ha chiesto al Governo ulteriori informazioni in merito al piano d’intervento da presentare entro il 30 giugno prossimo. Il comitato Legamjonici è in costante comunicazione con il Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa e continuerà a vigilare sull’esecuzione della sentenza della Corte europea. La battaglia continua”. Infine, secondo Salvatore Stasi, della Confederazione Slai Cobas Puglia, “l’unica risposta a va data con la partecipazione attiva dei cittadini e dei lavoratori dal basso per costruire un futuro diverso per questa città con un primario ed immediato obiettivo: chiusura definitiva dello stabilimento e reimpiego dei lavoratori nelle bonifiche”. Stasi “fa appello a tutte le organizzazioni, a tutte le associazioni, alle singole ed ai singoli” per “costruire un altro futuro oramai non più procrastinabile per questa città, per questo territorio e per i suoi cittadini e lavoratori”.

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