27 Novembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 27 Novembre 2021 alle 17:56:00

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Il “Blu ametista” di Daniela Porcelli

foto di Daniela Porcelli
Daniela Porcelli

PULSANO – Ci sono autori, come Daniela Porcelli, la cui capacità descrittiva è inarrivabile. Precisa. Aderente alla vicenda che narra. Ad autori come lei bastano una manciata di parole per tratteggiare un’immagine, un’emozione e restituirla al lettore in tutta la sua potenza; in modo così intenso da sembrare di vivere quel momento in prima persona. “Blu ametista” è una storia che, apparentemente, sembra semplice, ma essa racchiude in sé tutte le emozioni umane, anche le più piccole sfumature. Essa include in sé le più piccole sfaccettature.

Essa custodisce in sé le più piccole gradazioni. Un romanzo in cui le gradazioni, intese come traslato dell’esistenza, sono importanti. Le pagine raccontano la storia di Marisa una donna dagli splendidi occhi color blu ametista. Occhi che sembrano specchi di lago che brillano, nonostante le avversità della vita, di luce propria. Una luce, metafora della realtà, che ingloba nella sua gamma di colori un canto d’amore e di morte. Perché il bianco ha il suo opposto nel nero. E in questa perenne dualità persistono e sussistono tutte le tonalità possibili. Il romanzo è un riflesso della delusione e sofferenza amorosa patita dalla protagonista la cui esistenza sembra scorrere tranquilla. Poi, un banale incidente, farà virare la storia in tragedia. Una sciagura sottrarrà a Marisa, per sempre, l’uomo capace di farla sentire unica. Il solo uomo che l’ha amata da sempre e che lei, non dimenticherà mai. Con maestria e inventiva l’autrice riserva al personaggio un destino tragico e, per certi tratti, grottesco.

Un libro nel quale la narrazione diviene lo strumento che permette di sciogliere il nodo, formalmente inestricabile, dei legami tra gli esseri umani. Il dramma che le stravolgerà la quotidianità, ma non la piegherà, è solo il preludio di una vicenda piena di sorprese in cui la protagonista racconterà l’accanimento terribile, ineluttabile e minuzioso del destino e le sue discese e le risalite. La maniera in cui Marisa guarda ad esse e prova a schivarle o superarle, è di una lucidità e verità disarmante. In questo piccolo e delicato libro è molto interessante come ogni sentimento umano venga associato al paesaggio pugliese, che sia un richiamo ai colori del cielo pugliese, ai sapori della tradizione gastronomica pugliese, ai “rumori” della natura di Puglia: il vento fra le fronde degli ulivi o lo sciabordio del mare nei giorni di maestrale che risveglia suggestioni che arrivano alle corde del cuore.

Questi continui accostamenti, come dicevo prima, rendono la lettura un’esperienza ancora più piena e consentono al lettore di essere davvero partecipe. Il libro si legge tutto d’un fiato perché si vuole conoscere l’epilogo. Perché si vuole capire in che modo Marisa ne verrà fuori. Quali saranno le conseguenze, gli stati d’animo. Come per ogni libro di Daniela Porcelli sarà facile fare delle ipotesi, così come sarà inevitabile sbagliarle tutte. Tuttavia, ogni pensiero, ogni vicenda vi rimarranno attaccati alla pelle. Quello che resta addosso, dopo aver conosciuto la fine è un senso di profonda malinconia e inquietudine. Quello che rimane addosso è, nondimeno, la speranza. Il libro di Daniela Porcelli, stasera alle 20, inaugura nel giardino del castello De Falconibus il calendario della stagione estiva del Gruppo Culturale Letterario. Un calendario variegato che proseguirà, venerdì 2 luglio sempre nello stesso luogo e alla stessa ora, con la presentazione del romanzo “Cinque minuti” di Mauro Taucci pubblicato da “G. C. L. libri” e del romanzo “Semplicemente amami” di Federico Moccia.

Gian Carlo Lisi

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