28 Luglio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 28 Luglio 2021 alle 08:42:00

Cronaca News

Siderurgico, Clini dà ragione a Melucci

foto di Corrado Clini
Corrado Clini

Sull’ex Ilva l’ex ministro dell’Ambiente Corrado Clini dà ragione al sindaco Rinaldo Melucci. “Il sindaco di Taranto ha messo in evidenza – sostiene Clini – che il risanamento dell’area a caldo aveva avuto ritardi causa degli eventi di inquinamento.

Su questo – ha detto Clini ai microfoni del podcast Skill On Air – ha ragione Melucci perché l’autorizzazione integrata ambientale che io ho firmato nell’ottobre 2012 e che era stata accettata dall’Ilva il mese dopo, prevedeva che tutti gli interventi dovessero essere conclusi entro il dicembre 2015, un termine che è stato progressivamente e ripetutamente rinviato”. Per l’ex ministro dell’ambiente, il secondo dato che vale la pena di rilevare riguarda il risanamento della città. “Il mio suggerimento – sottolinea Clini – è che si riparta dall’accordo del 26 luglio 2012. Sia per recuperare le risorse che erano state allocate e che non sono state spese, sia per fare in modo che le esigenze che già allora erano state rilevate in maniera puntuale per la riqualificazione ambientale del territorio di Taranto trovino delle risposte”.

“La terza cosa – prosegue Clini – riguarda quello che si può fare ora, perché l’autorizzazione integrata e ambientale che io ho firmato e che è ancora in vigore è del 2012. Le tecnologie da allora sono molto cambiate. La cosa più semplice che si può fare è quella di sostituire il coke metallurgico e il carbone con le plastiche che possono essere usate come agente riducente: è quello che fa l’acciaieria più verde d’Europa, la VoestAlpine di Linz in Austria che utilizza le plastiche fornite dal Consorzio italiano Corepla nella produzione della ghisa, riducendo l’impiego di coke metallurgico e carbone”. Infine, per Clini “bisogna valorizzare il gas naturale. Le tecnologie sono disponibili, il gas anche, perché arriva in Puglia il gas del Tap.

Qui l’unica cosa che deve essere fatta è da un lato mettere con i piedi per terra il progetto industriale per usare il gas, e dall’altro cercare di avere in una fase di transizione un prezzo della fornitura del gas che non sia tale da determinare svantaggi competitivi per la produzione dell’acciaio. E insieme, in parallelo, con queste operazioni bisogna cominciare a lavorare sull’idrogeno”. E’ iniziata una settimana intensa per Acciaierie d’Italia. Mercoledì 30 giugno è prevista la convocazione del consiglio di amministrazione. Il cda coincide col termine, ribadito dal ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani con un decreto del 25 giugno, per la messa a norma della batteria 12 che dal 1° luglio, in teoria, andrebbe fermata. Ma l’azienda può ricorrere al Tar. Un sit in è stato indetto per giovedì 1° luglio da associazioni e movimenti ambientalisti di Taranto.

Si terrà davanti alla Prefettura per chiedere la certezza della fermata della batteria 12. Mentre da lunedì 28 è partita la nuova tranche della cassa integrazione ordinaria. In una comunicazione ai indacati il direttore delle risorse umane, Arturo Ferrucci, ricorda che a “marzo 2020 con l’inizio della pandemia Covid-19, anche in accordo con le organizzazioni sindacali”, l’azienda “ha dovuto fermare alcuni impianti di produzione”. A Taranto, scrive ancora Ferrucci “si è proceduto alla fermata non programmata dell’altoforno 2 che ha comportato la riduzione della capacità produttiva di ghisa di circa 5.000 tonnellate giorno. Il perdurare di tale blocco produttivo per un periodo di poco inferiore a un intero anno, ha inevitabilmente condizionato e limitato – sottolinea – la possibilità di esercire a pieno regime gli impianti di laminazione e rilavorazione a valle del ciclo produttivo sia per lo stabilimento di Taranto ma anche per i centri di lavorazione e laminazione a freddo del Nord Italia (a titolo esemplificativo Genova, Novi Ligure, Racconigi)”.

Malgrado “nel generale contesto di mercato siano oggi percepibili segnali ottimistici nella crescente e maggiormente stabile domanda di acciaio, la società non è nelle condizioni di assicurare l’immediata e totale ripresa in esercizio di tutti gli impianti di produzione e del completo assorbimento dell’intera forza lavoro”. Questo perchè “è rilevante l’incidenza della mancata produzione di acciaio derivante dalla fermata di altoforno 2 che ha inoltre indotto la società a riformulare i piani di intervento manutentivo sull’impianto altoforno 4, rinviati a causa della fermata di altoforno 2 e non ulteriormente differibili per ragioni tecniche, tanto da prevederne l’esecuzione durante un periodo di fermata dello stesso altoforno 4 di circa 60 giorni nel periodo aprile-giugno 2021, con ulteriore “mancata produzione” di circa 5 mila tonnellate giorno di ghisa”

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