04 Agosto 2021 - Ultimo aggiornamento il: 04 Agosto 2021 alle 01:55:00

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Cristina Roccati, poetessa e studiosa di fisica

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Cristina Roccati, poetessa e studiosa di fisica

Nello stesso anno in cui Laura Bassi Veratti conseguiva a Bologna la laurea con grande clamore e consenso, il 24 ottobre 1732 nasceva Cristina Roccati a Rovigo da Giovanni Battista e da Antonia Campo, entrambi appartenenti a famiglie dell’aristocrazia cittadina. Di ingegno acuto e vivace sin dalla più giovane età, il padre affidò la sua educazione a don Pietro Bertaglia di Arquà, in seguito rettore del seminario di Rovigo, alla cui scuola, frequentata da altri giovani, apprese le lingue classiche, iniziando a comporre versi.

Divenne tanto abile in quest’arte che nel 1747, all’età di quindici anni, venne ammessa a una seduta dell’Accademia dei Concordi di Rovigo, nel corso della quale, per la prima volta, poté recitare pubblicamente alcuni suoi versi e fu onorata come poetessa. Interessata non solamente agli studi letterari ed eruditi, il 25 settembre dello stesso 1747, dopo aver ottenuto il consenso paterno e accompagnata da una zia, Anna, e dal maestro Bertaglia, si trasferì a Bologna, dove ebbe il privilegio, prima studentessa forestiera, di essere ammessa tra gli scolari artisti dello Studio. In quella città, tra il 1747 e il 1751, seguì le lezioni di logica, metafisica e morale; studiò geometria sotto la guida di Giovanni Angelo Brunelli, avvicinandosi alla meteorologia e all’astronomia. Fu però lo studio della fisica che l’assorbì maggiormente, accompagnato da quello delle scienze naturali e della matematica. Studi severissimi, per i quali comunque non trascurava l’apprendimento della lingua francese, sotto la guida di Pietro Vert, oltre che iniziare a imparare quella greca. Nel periodo bolognese intrattenne rapporti di stima e amicizia con il maestro Collina e nel contempo mantenne rapporti con gli amici rodigini, ai quali inviava versi, sia italiani sia latini.

Nell’aprile del 1749 ottenne il grado accademico e titolo onorario di consigliatrice dello Stato veneto, massimo riconoscimento per uno studente dello Studio felsineo. Tanti meriti le consentirono anche l’iscrizione a numerose accademie: a partire da quella dei Concordi di Rovigo nel 1749; l’anno successivo venne ammessa tra gli Apatisti di Firenze e all’Accademia letteraria di Pistoia; entrò nell’Arcadia con il nome di Aganice Aretusiana; nel 1753 venne ammessa all’Accademia degli Ardenti di Bologna e dei Ricoverati a Padova e, nel 1754, degli Agiati di Rovereto. A Rovigo, il 4 agosto 1750, nella chiesa della Beata Vergine del Soccorso, sostenne la prima delle quattro tesi preliminari alla laurea, come era consuetudine all’Università di Bologna per gli studenti stranieri. Le tesi, una di logica, una di fisica, due di metafisica, vennero sostenute magistralmente da Roccati di fronte ai quattro ‘argomentanti’: i monaci olivetani Giuseppe Marini di Brescia e Giuseppe Maria Callegari di Venezia, Gasparo Giro di Rovigo e Giovanni Salizzi di Vicenza. Il 15 aprile 1751 sostenne quindi una conclusione semipubblica a Bologna e il 5 maggio successivo, accompagnata dinanzi al Collegio dei dottori e presentata ai colleghi dalla rinomata fisica Laura Bassi, ottenne la laurea dottorale con pieni voti.

Nello stesso anno rientrò trionfalmente a Rovigo, quindi si spostò a Padova per proseguire i propri studi scientifici, in particolare per approfondire le dottrine newtoniane sotto la guida del monaco cassinese Giovanni Alberto Colombo, docente di astronomia e matematica. Con il maestro instaurò presto un rapporto di profonda stima, tanto che egli era solito paragonarla ad altre studiose illustri, da Vittoria Colonna a Laura Bassi a Maria Gaetana Agnesi, lodandone i progressi negli studi e ammirandone i versi. A Padova studiò il greco e l’ebraico, continuando a coltivare i propri interessi letterari e a comporre versi. Nel medesimo anno, all’interno dell’Accademia dei Concordi era stato creato l’istituto delle scienze allo scopo di divulgare le discipline più utili al progresso, con una particolare attenzione per il pubblico giovanile. Nella seduta accademica del 27 luglio venne affidato a Roccati un pubblico corso di lezioni di fisica da tenersi due giorni alla settimana, da novembre a luglio: «Ella accettò ben volentieri l’incarico e subito si dedicò all’ufficio assegnatole inviando da Padova le prime due lezioni che il Presidente (allora Ludovico Campo) fece conoscere ai concittadini» (p. 63).

Dell’attività scientifica di Roccati di quel periodo rimane poco: solo i suoi versi poetici vennero pubblicati mentre l’epistolario, iniziato nel 1747, si arresta al 1754. Nel 1753 compilò una dissertazione meteorologica sulla natura dei fulmini, apprezzata da Colombo, di cui però si sono perse le tracce. Le 51 lezioni di fisica tenute all’Accademia dei Concordi dal 1751 al 1777, tuttora inedite, non sono presentate in ordine cronologico, e solo in parte sono datate e titolate. «Divulgatrice appassionata, anche se non originale ricercatrice». Questo il giudizio di due appassionate studiose di storia della scienza: Maria Luisa Soppelsa e Laura Viani. La lettura di queste lezioni, rivolte a un pubblico eterogeneo, dimostra una profonda assimilazione dell’opera newtoniana e della letteratura scientifica del tempo. Netto, da un lato, il suo rifiuto dell’aristotelismo; dall’altro, esplicita la sua scelta per il copernicanesimo e per la scienza galileiana. Nel maggio del 1752 Roccati rientrò definitivamente a Rovigo, forse a causa delle vicende familiari che videro il padre implicato in uno scandalo finanziario a causa del quale, il 15 agosto, dovette fuggire dalla città, lasciando la famiglia, il cui onore e prestigio erano stati ormai infangati, a dover fronteggiare una difficile situazione economica.

Il padre tornò a Rovigo nell’aprile del 1754, per morirvi il 4 ottobre dello stesso anno. Roccati, rimasta sola con la madre e i fratelli Alessandro e Marianna, dovette occuparsi delle questioni familiari; iniziò a evitare le pubbliche occasioni, ma non smise di studiare e scrivere e continuò a dare le proprie lezioni di fisica ai Concordi che, nel 1754, l’avevano eletta Principe. Poco è noto delle sue attività e delle vicende private di quegli anni rodigini: dalla datazione delle 51 lezioni superstiti della Concordiana, risulta che ci fu un’interruzione di cinque anni, dal 15 giugno 1769 al 1774. Fu proprio nel 1769 che morì il fratello Alessandro, lasciando sola la moglie, Angela Tognetti, con quattro figlie ancora bambine: fu allora che, dopo un contenzioso con la cognata, le nipoti furono affidate alla famiglia paterna. Solo dopo dieci anni avvenne una riconciliazione e a quel punto le sorelle Cristina e Marianna Roccati rinunciarono ai propri beni a favore delle nipoti. Nel 1777 Roccati lasciò l’impegno academico ma non per ritirarsi del tutto dal pubblico insegnamento: sino alla morte, che la colse il 16 marzo 1797, continuò a partecipare alle sedute straordinarie dell’Accademia. Venne sepolta nella tomba di famiglia, presso la chiesa di San Francesco a Rovigo.

Alberto Altamura

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