04 Agosto 2021 - Ultimo aggiornamento il: 04 Agosto 2021 alle 01:55:00

Cronaca News

Ripartenze degli impianti ex Ilva, chiesto un incontro urgente

foto di Una manifestazione sindacale
Una manifestazione sindacale

Un incontro urgente sulla ripartenza degli impianti fermi da aprile è stato chiesto da Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm Uil ad Acciaierie d’Italia. In una lettera, inviata al direttore dello stabilimento siderurgico di Taranto, Vincenzo Dimastromatteo e al direttore del settore risorse umane, Arturo Ferrucci, le organizzazioni sindacali chiedono di conoscere “i futuri assetti di marcia e il conseguente rientro di personale, sia di produzione che di manutenzione, a seguito della ripartenza di altoforno 4 e acciaieria 1”. Entrambi gli impianti sono fermi da metà aprile. Stando alle previsioni, i lavori per altoforno 4 si concluderanno nel volgere di una decina di giorni.

Dopo gli interventi l’impianto sarà nelle condizioni di tornare a produrre ghisa affiancandosi quindi agli altiforni 1 e 2 attualmente in marcia. Sulla ripartenza dell’altoforno 4 potrebbe non influire la possibile fermata della batteria 12 dal 1° luglio in considerazione del decreto emesso dal ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani. Il ministro ha risposto picche all’istanza di proroga dell’azienda e ha ribadito il termine del 30 giugno per la messa a norma dell’impianto in fatto di performance ambientali e di emissioni. La batteria 12 produce il coke per gli altiforni. Quindi l’eventuale stop determinerebbe una minore disponibilità di coke che potrebbe essere compensata dall’acquisto all’esterno da parte di Acciaierie d’Italia. Su questo punto, nei giorni scorsi, il direttore Ferrucci, in un incontro con i sindacati sulla nuova cassa integrazione ordinaria, scattata dal 28 giugno all’ex Ilva di Taranto per un numero massimo di 4.000 dipendenti per 13 settimane, avrebbe spiegato che l’ipotesi dell’acquisto all’esterno del coke necessario alla produzione è al vaglio dell’azienda.

Sulle ripartenze degli impianti fermi da alcuni mesi interviene anche il coordiamento provinciale dell’Unione Sindacale di Base, guidato da Franco Rizzo, ponendo la questione della sicurezza: “A fronte di presunte notizie di ripartenze, che a noi dell’Unione Sindacale di Base non sono giunte, va detto che, qualora ci fosse qualche movimento all’interno dello stabilimento siderurgico di Taranto, preoccupano non poco le condizioni di sicurezza. Questo perché scarseggiano gli interventi di manutenzione, che mai come in questo momento sarebbero essenziali, e si continua a ricorrere alla cassa integrazione proprio per i lavoratori delle Manutenzioni Centrali. A questo va aggiunto che, in regime di cassa integrazione, i minimi interventi manutentivi che si mettono in campo, vengono realizzati in maniera alternativa rispetto alle norme previste in merito alla gestione del personale sociale. Il tutto è paradossale”.

L’Usb teme anche la dichiarazione di esuberi da parte di Acciaierie d’Italia e lamenta il silenzio dello Stato. “Altra domanda: se ripartono alcuni impianti, quali si fermeranno dopo? Riteniamo la richiesta di cassa integrazione per altre 4.000 unità unicamente l’anticamera della dichiarazione di esuberi che, proprio con questi numeri, porterebbe il personale dipendente di Arcelor Mittal ai livelli contenuti nel primo piano presentato dalla multinazionale, e che dunque non supera i 5000 lavoratori. Nessuna notizia certa su ripartenza di impianti, aumentano i lavoratori in cassa addetti proprio alla manutenzione, quando la precarietà delle condizioni di lavoro in fabbrica – si legge nel comunicato sindacale – è sempre più evidente. A rendere del tutto inammissibile il quadro generale ovviamente la presenza dello Stato nella gestione dell’acciaieria tarantina. Le ragioni del privato e soprattutto il profitto sulla pelle dei lavoratori, prevalgono su qualunque altro diritto, anche fondamentale, con il colpevole benestare dello Stato”.

Sull’ex Ilva e, nello specifico, sulla sentenza del Consiglio di Stato di annullamento dell’ordinanza del sindaco Rinaldo Melucci, che disponeva lo spegnimento dell’area a caldo, continuano a registrarsi commenti e prese di posizione. Massimo Serio, segretario Federazione Articolo Uno Taranto, ribadisce l’impegno in favore dell’ambiente e della salute: “ Siamo pronti a rafforzare il nostro impegno per la causa comune! La sentenza del Consiglio di Stato sulla chiusura dell’area a caldo dello stabilimento siderurgico di Taranto – è la considerazione di Serio – ha in ogni caso segnato ‘un punto di non ritorno’ dal quale occorre ripartire”. “Ci uniamo all’appello delle altre forze del Centrosinistra jonico per intraprendere percorsi comuni, affinchè Taranto e tutto il suo territorio possa essere oggetto di una accurata transizione ecologica a partire da quella di Acciaierie d’Italia. Da anni ci spendiamo per la tutela della salute, per l’ambiente, per la sicurezza e la salvaguardia occupazionale dei lavoratori. Ebbene – conclude la nota – è il momento della svolta, di unire le forze per restituire con fiducia il futuro a Taranto, Articolo Uno Federazione di Taranto c’è”.

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