04 Agosto 2021 - Ultimo aggiornamento il: 04 Agosto 2021 alle 06:24:25

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«Taranto non è rimasta indietro, ma la politica deve conoscere la storia»

foto di Massimo BIgnardi
Massimo BIgnardi

La collaborazione tra il Frac, il Fondo regionale arte contemporanea di Baronissi (Salerno) e il Crac, il Centro ricerche arte contemporanea della Fondazione Rocco Spani, ha offerto la doppia opportunità di presentare, nelle sale espositive del Crac (via Vittorio Emanuele II, n. 17), la straordinaria mostra antologica di un artista tra i più noti a livello internazionale, Daniel Spoerri, e di presentare i anteprima un saggio del suo curatore, il critico e docente universitario Massimo Bignardi: “La città di Atlantide, Arte ambientale tra processi di democratizzazione e ornamento urbano”.

Uno doppio appuntamento che segue ad altre importanti occasioni culturali ed espositive nate dalla collaborazione tra il critico campano e il presidente del Crac, l’artista tarantino Giulio De Mitri. Proprio sui contenuti e le prospettive di questa collaborazione, che ha consentito a Taranto di fruire di mostre di grande livello e che ha in serbo altri eventi molto importanti, abbiamo rivolto alcune domande a Bignardi.

Come nasce questa collaborazione con Taranto e quali prospettive reali di consolidamento ci sono?
Il rapporto con Giulio De Mitri è un rapporto di vecchia data, iniziato incrociando il mio ruolo di critico col suo d’artista, ma poi si è rafforzato nel tempo, coinvolgendo una serie di amici tarantini con cui condividiamo esperienza ma da cui è nata una programmazione che proseguirà. Il Frac, museo riconosciuto dalla Regione Campania, ha avviato le attività nel 2002, e il Crac, che è più giovane, hanno creato occasioni di contatto e collegamento per fare in modo che le esperienze espositive non siano costose per i cittadini, che possono registrarne la presenza e fruirne.

Mostre come questa di Spoerri appena inaugurata mettono alla prova, per via della loro complessità, la capacità di ricezione del pubblico locale, che pure sembra aver molto apprezzato.
Innanzi tutto l’ha apprezzata per la qualità delle opere che sono tutte a struttura museale, soprattutto i tableaux-pièges sono opere degne di qualsiasi museo. In questo periodo a Vienna è in corso una grandissima mostra allestita alla Bank Austria Kunstforum ed è significativo pensare che, contemporaneamente, ci sia una mostra a Taranto di Spoerri. Abbiamo ottenuto la disponibilità dell’autore a far circolare le opere e della Fondazione Caporrella a venire a Tarato caricandosi tutte le spese, mettendo però il Crac, da parte sua, nella condizione di poter realizzare catalogo e logistica. Bisogna dare adeguatamente atto alla disponibilità che Crac e Fondazione Rocco Spani dimostrano.

Un ruolo che la città nel suo complesso dovrebbe valorizzare.
Certo, il tempo fa sì che si accresca un discorso, ma Taranto non è una città rimasta indietro. Ha avuto artisti come Carrino, un nome di vanto nazionale e internazionale, ma ha anche registrato in passato eventi ormai storicizzati. È vero che il nome di Taranto viene rinchiuso spesso attorno al problema dell’Ilva, che è un problema molto serio da tutti i punti di vista, ma la città ha una vivacità, un museo archeologico importante, un certo numero di intellettuali. Poi sai bene anche tu, essendo nel comitato organizzatore dell’operazione, che sta per partire un importante progetto: “Opera nell’opera” che è un omaggio che gli scultori italiani fanno a Paisiello, di grande progettualità ambientale. In essa, venti scultori, propongono un progetto scultoreo per la musica, recuperando quello che stato il “caso Franchina”, ovvero la mancata realizzazione del monumento scelto dalla giuria del concorso internazionale del 1956, solo perché era un pittore astratto. Il tempo è cambiato. Ora bisogna insistere ed è necessrio che la politica si renda conto di come le cose siano cambiate.

Bisognerebbe spiegare che non è vero, come qualche politico ha sostenuto pubblicamente, che a Taranto l’arte contemporanea non è esistita, preconizzando di quando in quando l’arrivo di entità astratte che dovrebbero renderla visibile.
L’unica entità astratta che noi abbiamo avuto e che ci ha costretto a fare i conti è il covid, il resto è risultato della non conoscenza della propria storia, peccato che chi si mette in politica non abbia spesso la conoscenza della propria identità. La politica invece è proprio la valorizzazione dell’identità, d’altra parte si aiuta una città a sognare partendo dall’evidenza dello sviluppo. Io ricordo di esser venuto a Taranto, nei primi anni Settanta per partecipare a un concorso artistico “Città di Taranto” che attirava artisti da varie regioni, il che dimostra che la vivacità c’era. Ma poi ci sono state mostre importanti, c’è la fontana di Carrino, che dovrebbe essere valorizzata non in funzione di una mobilità urbana, ma come porta d’ingresso a una città storica… la Concattedrale di Gio Ponti… I politici dovrebbero innanzi tutto avere una giusta informazione, un apparato di persone capaci di tessere un rapporto tra passato e presente. Non possono fingere che il covid non abbia cambiato la realtà. Occorrerebbe che il patrimonio ereditato fosse valorizzato per far capire ai giovani che la loro presenza si poggia su di esso, su un passato concreto che attende di essere valorizzato. Se così non fosse significa che già ci muoviamo su una instabilità di fondo.

Silvano Trevisani

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