27 Luglio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 27 Luglio 2021 alle 12:48:00

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“Accadde al Castello”, secoli di storia nel racconto di Tagliente

foto di Il Castello Aragonese di Taranto
Il Castello Aragonese di Taranto

Il Castello Aragonese di Taranto val bene i suoi secoli di storia, una storia parlante, evidente. Ma, come spesso accade per le “umane cose”, quando ci stanno quotidianamente nei pressi, e sotto gli occhi, finiscono col non essere viste con particolare interesse, anche se guardate continuamente. Quel castello racconta “materialmente” più di quanto i mille anni e più di storia antica, che non si vedono, se non andando a… domicilio in qualche museo e davanti due spezzoni di colonne, lì nei pressi del maniero, il quale è forse il “volume” più chiaro, eloquente, della “recente” vicenda tarantina, e non solo di quella militare. Oggi, che possiamo dirci non solo figli della classicità e ci si appassiona (ma con moderazione) ai secoli che seguirono, il Castello si apre come un documento robusto, non sgualcito, che restaura con caratteri chiari, uomini semplici, militari, re, regine, cristiani e non, e le pietre, in parte risistemate e rilucidate, pare abbiano un particolare gusto a mostrarsi, come mai nel passato e, nel guardarle, si fanno… vedere.

Il Castello, ormai tornato alla città e alla sua storia, non correrà più il rischio e gli affronti subiti da altri monumenti colpevoli di “aclassicità” e che per quella “colpa” furono… mutilati, come la millenaria Cattedrale che si perse campanile e cappelle gentilizie. Orbene, a questo richiamo alla storia tutta risponde Antonio Tagliente, notissimo ricercatore e indagatore raffinato e competente, che ha già dato ottima prova di sé, raccontando in due preziose opere ai tarantini, che di Archita hanno conosciuto certo il nome, anche il valore della sua opera di ingegnere, oltre che di statista e poi, guardando al Medioevo, ha dato luce adeguata (con l’avv. Carlo Petrone) alla figura di un altro scienziato cittadino (frate francescano), fra’ Paolo, che in San Francesco a Taranto sperimentò le sue ricerche alchemiche, quando queste non erano ancora “peccato”, ma scienza.

E il nostro autore non poteva non trovarsi lì ad ascoltare Mons. Capecelatro che nella sua Accademia invitava a “non viver come bruti…” e gli ha dedicato un prezioso testo. Ora, in questo bel lavoro, Tagliente sfoglia il Castello, immettendo tra le massicce strutture il soffio della vita degli uomini, delle donne, dei cittadini, dei molti insomma che frequentarono quei luoghi, segnati peraltro della nobile architettura di F. di G. Martini, e che appaiono, dopo gli ultimi interventi dovuti alla passione dell’Ammiraglio Ricci, persino “massicciamente eleganti”. Nel volume senti echeggiare secoli di storia, non “sorvolando” in maniera accademica sui rumori e le voci dei viventi, ma porgendo occhio ed orecchio a ciò che “Accadde al Castello”, grazie alle nozze della Principessa Maria d’Enghien con il Re Ladislao, alle Principesse e Regine, al Gran Capitano di Spagna e al Duca ragazzino, ai Turchi sempre pronti… ai rivoluzionari pezzenti, ai prigionieri di rango, tutti “a spasso” nel Castello, e fino ai nostri giorni, e persino il Duce non volle perdere occasione…

Una lettura appassionante che aggiunge altri colori alle già belle dorate pietre del Castello Aragonese di Taranto e che rintraccia alcune delle umane impronte lasciate da quanti… lasciano impronte. Dopo aver letto ciò che “Accadde al Castello”, seguite il consiglio dell’autore: “Quando, nelle serene e tiepide serate primaverili, vi capiterà di passeggiare nei pressi del nostro Castello, provate a fermarvi un attimo, sgombrate la mente e porgete con attenzione l’orecchio alle torri: se sarete fortunati, vi potrà capitare di udire un nuovo racconto, appena sussurrato nell’aere ed incredibilmente trasportato dal caldo ed umido vento del Golfo o forse… sarà stata solo la vostra fervida immaginazione!”

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