04 Agosto 2021 - Ultimo aggiornamento il: 04 Agosto 2021 alle 06:24:25

Cronaca News

Morselli: «A fare gola sono i nostri dieci miliardi»

foto di L’ad ArcelorMittal Morselli
L’ad di Acciaierie d'Italia Lucia Morselli

Una lunga intervista a Il Sole 24Ore per parlare del passato (recente), del presente e del futuro dell’ex Ilva. Lucia Morselli, amministratore delegato di Acciaierie d’Italia, ha fornito un quadro per molti versi inaspettato dell’azienda.

Il primo semestre del 2021 «ha segnato il ritorno, per la prima volta dopo tanto tempo, all’utile netto.
L’ex Ilva ha cancellato il rosso dai conti e, nonostante le difficoltà dell’emergenza sanitaria, segna un numero positivo all’ultima riga del conto economico, quello che finirà nel patrimonio netto. Questo fa giustizia di fantasie e aberrazioni sulle perdite del gruppo che sono state dette e scritte» ha dichiarato infatti Morselli. Questo, dopo un 2019 «molto, molto difficile» ed un 2020 dove «abbiamo ancora qualche difficoltà nei conti, a causa della pandemia, ma in misura neppure lontanamente comparabile» ha detto Morselli al quotidiano di Confindustria. «Il punto di partenza era molto basso e devo ammettere che è stata dura ma ce l’abbiamo fatta: nel primo trimestre di quest’anno il gruppo ha guadagnato qualche milione al mese, che sono raddoppiati nel secondo trimestre. Il tutto senza debiti finanziari. Ripeto, senza debiti finanziari con nessuno, compreso le banche» ha spiegato la manager che ha ricordato come «nel 2020 ci ha giocato contro il Covid e anche alcuni provvedimenti anti pandemia.

L’ex Ilva deve lavorare a ciclo continuo, non può fermare gli impianti e quindi non può chiudere mai. Nel marzo 2020 il governo Conte ha inserito nell’elenco dei codici Ateco delle aziende che dovevano essere chiuse completamente il 24, cioè le attività siderurgiche. Quindi ci siamo trovati nelle condizioni di continuare a produrre senza poter vendere perché i nostri clienti erano quasi tutti chiusi. E il prefetto di Taranto ci ha vietato di vendere il prodotto a tutti, anche ad imprese estere eventual mente aperte. Nonostante questo abbiamo resistito».

«Per quanto mi riguarda da quando sono stata nominata sono passati quasi due anni, ma è come se ne fossero trascorsi 20. I numeri dicono che, contro tutto e tutti, l’ex Ilva dopo circa 10 anni è di nuovo in utile e la sentenza del Consiglio di Stato emessa nei giorni scorsi chiude un ciclo. Il testo del provvedimento, che permette all’ex Ilva di proseguire le attività, è il riconoscimento del piano ambientale realizzato. Dà atto che abbiamo fatto le scelte giuste, che gli investimenti di adeguamento degli impianti agli standard ambientali più rigorosi sono stati finora eseguiti correttamente, il che conferma che stiamo seguendo la strada ecologica per il rilancio del gruppo. Grazie a questa sentenza possiamo approvare il bilancio 2020. Prima non sapevamo neppure se ci sarebbe stata continuità aziendale».

E adesso? «Confidiamo che Invitalia, l’azionista pubblico, entrando in consiglio darà attuazione ai propri impegni contrattuali. Quanto deve investire? In tutto poco più di 2 miliardi: 400 milioni di aumento del capitale sono già stati versati, mentre mancano circa 700 milioni di garanzie per il finanziamento Sace, più 900 milioni di rimborsi e sostegni agli investimenti, variamente assortiti. ArcelorMittal ha provveduto finora a sostenere la azienda con un versamento di capitale di 1,8 miliardi. Adesso tocca allo Stato tramite Invitalia fare quanto pattuito, in base al contratto sottoscritto a dicembre 2020. Sono certa che questo Governo vorrà confermare che l’Italia è un paese affidabile per gli investimenti esteri». Morselli al Sole 24Ore ha poi voluto chiarire che «dei 400 milioni dell’aumento di capitale d’Invitalia abbiamo già versato circa 200 milioni al ministero dell’Ambiente per i rimborsi delle quote di Co2 e 200 milioni ai commissari del Ministero dello Sviluppo economico per l’affitto dell’azienda. Nel caso di acquisto dell’azienda, il prossimo aumento di capitale d’Invitalia di 680 milioni verrà versato ai Commissari di Ilva nel maggio 2022».

Sulle prospettive per il gruppo la manager, parlando con Il Sole 24Ore, pare ottimista: «Il mercato è favorevole e l’azienda lavora molto. Tuttavia fino all’agosto 2023 dobbiamo rispettare dei vincoli ambientali che impediscono di accelerare ancora di più la produzione. Finché durano i limiti imposti alla produzione per vincoli ambientali e manutenzioni obbligatorie, la cassa integrazione dovrà essere mantenuta per poi terminare a piano ambientale concluso quando la produzione potrà risalire. II contratto tra ArcelorMittal e Invitalia è molto chiaro al riguardo, e io lo sto rispettando alla virgola, compresa la parte che riguarda gli esuberi temporanei. Chiunque la bloccherà senza valide alternative se ne assumerà la responsabilità, anche di un inadempimento contrattuale. Io non sono Arcelor- Mittal e non posso esprimermi al loro posto. Detto ciò tutte le scelte che hanno fatto finora dimostrano il profondo interesse a rimanere in Italia. Sono il più grande operatore siderurgico al mondo e sanno cosa fare di una acciaieria. Hanno dovuto subirne di tutti i colori e hanno resistito a tutto. Se avessero voluto disimpegnarsi, avrebbero potuto farlo senza problemi. C’era solo l’imbarazzo della scelta su quando staccare la spina. Lo stesso giorno in cui sono stata nominata, per esempio, il governo ha revocato lo scudo penale concesso ad ArcelorMittal. Quale occasione migliore per uscire di scena chiedendo risarcimenti?».

Sullo stop alla Batteria 12, «in tempo di Covid e con i provvedimenti di proroga generalizzata relativi non ci sembra una decisione giusta. Per questo ieri mattina abbiamo fatto ricorso al Tar del Lazio». Ancora, nella lunga intervista Morselli ha rivelato che «gli impianti dell’ex Ilva sono in grado di produrre già da ora anche idrogeno, utilizzabile nella produzione di acciaio tramite ciclo integrale. In tempi brevi ci saranno novità sull’utilizzo dell’idrogeno in linea di produzione. Sarà un esempio virtuoso di economia circolare altamente sostenibile. Uno dei grandi investimenti messi in cantiere è il rifacimento dell’altoforno 5, il più grande d’Europa, spento dal 2015». Alla domanda sui rapporti con il governo, i rappresentanti di Invitalia, la città di Taranto, i fornitori che sono difficili la replica è che «al di là delle dichiarazioni pubbliche, spesso bellicose, i rapporti sono basati sul rispetto reciproco, perché tutti si rendono conto dei grandi progressi realizzati in questi due anni.

Il problema vero comunque è che l’ex Ilva rimane una grande azienda e, come tale, un grande centro di potere. Ogni anno, tra entrate e uscite, vengono gestiti 10 miliardi di flussi di cassa. Questi sono la posta vera in palio, che fa gola a tanti. L’ambiente non c’entra nulla». Così Morselli al Sole 24Ore. Intanto, in occasione dell’incontro ministeriale dell’8 luglio Fim, Fiom e Uilm “chiederanno, oltre alle prospettive future dello stabilimento, di affrontare tematiche che riguardano l’utilizzo della cassa integrazione, i futuri assetti di produzione e il riconoscimento del Premio di Risultato per l’anno 2021, così come richiesto dalle segreterie nazionali per il gruppo Acciaierie d’Italia. Pertanto, sospendiamo momentaneamente l’assemblea indetta in data 2 luglio e, a seguito della riunione ministeriale, Fim, Fiom e Uilm convocheranno il consiglio di fabbrica dei Rsu di Acciaierie d’Italia e successivamente programmeranno le assemblee con i lavoratori per illustrare i contenuti dello stesso incontro”. Così una nota sindacale.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche