04 Agosto 2021 - Ultimo aggiornamento il: 04 Agosto 2021 alle 06:24:25

Cronaca News

Il dialogo può vincere la rassegnazione


Operai ex Ilva

Il dialogo può vincere la rassegnazione se tutti i protagonisti del territorio, sapranno essere credibilmente artefici del suo futuro. Non si può pensare al futuro senza innovazione e prevenzione. Taranto ne ha bisogno per guardare ad un futuro possibile quanto accettabile. La città sta per scoppiare per la miscela di rabbia e paura ma il suo primo nemico è la rassegnazione. Il fondato sospetto che quando tutto stia per cambiare il futuro ci riservi il nulla. Del resto, alcuni anni fa, certi promettevano: “Se vinciamo noi, chiuderemo il mostro!” I tarantini ci hanno creduto. Li hanno fatti vincere ma poi il “mostro” è rimasto dov’era… “Abbiamo vinto, ma non possiamo farlo”.

Anche un procuratore capo si è speso in “un’amara trattativa” per un patteggiamento finalizzato a far uscire la società Ilva in As dal maxi processo. Ci hanno pensato la Corte d’Assise e la Cassazione a fermarlo ritenendolo inammissibile al rito alternativo. Ora quel procuratore è in pensione e sotto processo. Taranto sembra essere stato il campo di battaglia su cui si è consumata una guerra d’intrighi feroci e inconfessabili. Sul campo sono rimasti morti e feriti colpiti dalla ferraglia sulla quale in molti ci hanno campato… Per questo spesso prevale la rassegnazione del “tanto non cambierà mai niente”. Noi non ci siamo mai arresi alla rassegnazione dell’inquinamento delle coscienze, provando a parlare delle cose per quello che sono davvero, mettendo da parte i fatti emotivi. Anche in questi giorni si discute di scelte che possano rendere compatibili ambiente e lavoro. Il reddito delle famiglie tarantine per vivere che, per vivere, non possono sacrificare la salute.

Forse in molti speravano che il Consiglio di Stato togliesse le castagne dal fuoco. Che confermasse “i titoli di coda” di un film sul quale il TAR aveva posto la parola fine. Così non è stato! Anzi il CdS con la sua sentenza ha sconfessato tante certezze offerte da “apprendisti stregoni”: danzate tarantini e vedrete che la vostra danza porterà la pioggia. Non ha piovuto e i tarantini non potranno addossarne la colpa al “governo ladro”. Anzi, il governo si è detto pronto a rilanciare Taranto come sito strategico della siderurgia per “una produzione di acciaio pulita”, attraverso la transizione ecologica propria del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

Per quel poco che ne capisco il nuovo assetto con acciaierie elettriche dovrebbe cancellare il rilevante investimento della ricostruzione di AFO/5, non più necessario poiché la marcia può proseguire con AFO1- AFO2- AFO4 procedendo verso la chiusura totale degli impianti di agglomerazione, degli altiforni e delle cokerie e dei sottoprodotti, con una graduale fermata degli altiforni per fine vita tecnica. D’altra parte il rifacimento di AFO/5 rappresenterebbe la contraddizione in termini della volontà espressa dal Governo. La vita media di un altoforno tra graduale spegnimento, demolizione, riavvio ed esercizio in produzione, porterebbe via ulteriori vent’anni. Per quel poco che ne capisco sarebbe l’occasione per adeguare le linee guida della Vis Istsan 19/9 estendendo l’obbligo della Valutazione di Impatto Sanitario, al Siderurgico di Taranto che, al momento, non rientra nella “specifica categoria” di cui al Decreto Legislativo 104/2017.

Per noi tarantini rappresenta lo strumento obbligato per conoscere, preventivamente, il rischio sanitario indotto dalle emissioni degli impianti e indicare i relativi correttivi impiantistici o di processo per la definizione del danno accettabile dal quale non si può prescindere per ricostruire un dialogo proficuo e rasserenante tra fabbrica, territorio e Istituzioni. Il dialogo può vincere la rassegnazione se tutti i protagonisti del territorio, sapranno essere credibilmente artefici del suo futuro. Un ruolo non secondario spetta alle organizzazioni sindacali dei lavoratori e a quelle delle imprese che da molti anni ormai sono prive di certezze che giustamente reclamano. Entrambi spesso sono stati i bersagli impropri di una rabbia cittadina che li ha visti considerare come avversari nel conflitto lavoro-ambiente-salute.

Anch’essi, invece, sono state vittime di un presente drammatico ed un futuro indefinito. Per entrambi il lavoro, in una condizione ecosostenibile, rappresenta l’obbiettivo comune. I tempi della transizione, il piano industriale con i relativi investimenti, la programmazione certa ed indifferibile dell’asseto impiantistico e la sua manutenzione, la condizione imprescindibile per garantire prestazioni in sicurezza, ma anche e soprattutto il pagamento delle prestazioni che per i lavoratori e le loro imprese, quelli dell’indotto in sofferenza, non può continuare ad essere incerta pregiudicandone la sopravvivenza. Su questo terreno si gioca irrimediabilmente la loro oggettiva rappresentatività. Recentemente Confindustria nazionale ha deciso di azzerare, tutti gli organi direttivi e rappresentativi di Taranto. Piero Chirulli, ha ricevuto un mandato da Confindustria nazionale per procedere, con un “cronoprogramma dettagliato”, all’elezione di un nuovo presidente.

Dovrà essere tarantino, rappresentativo della base imprenditoriale in termini di credibilità, riscuotere la fiducia della stessa base ed avere il doppio e completo inquadramento, dovrà essere iscritto all’Associazione di Taranto ma anche all’Associazione di categoria della sua impresa. Il futuro presidente se è a capo di più aziende o più aziende sono riconducibili a lui, tutte dovranno essere iscritte a Confindustria. Sembrano criteri dettati dalla esigenza di assicurare alla Presidenza ed all’Associazione nel suo complesso un ruolo effettivo di rappresentatività delle imprese e conseguente autorevolezza che non sia espressione di ambizioni personali quanto piuttosto delle imprese associate e dei loro problemi. Criteri particolarmente onerosi per le imprese attive, che a maggior ragione giustificherebbero l’esclusione di quelle ormai “fittizie” da tempo inattive che pure continuano a decidere e pesare sugli assetti dell’Associazione.

Alfredo Venturini

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