02 Agosto 2021 - Ultimo aggiornamento il: 02 Agosto 2021 alle 16:55:00

Cronaca News

«La pandemia Covid non è ancora finita»

Il ministro Roberto Speranza ha sottolineato che nel mondo i contagi salgono nonostante l’alto numero delle vaccinazioni

Il ministro della Salute, Roberto Speranza
Il ministro della Salute, Roberto Speranza

“Dobbiamo essere consapevoli che la pandemia non è finita. Lo testimoniano i numeri di altri Paesi europei e del mondo che vedono i contagi salire nonostante l’alto tasso di vaccinazione”. E’ quanto ha detto il ministro della Salute, Roberto Speranza, intervenuto con un videomessaggio all’incontro ‘Battere il cancro è possibile. L’opportunità per l’Italia’, organizzato a Roma dalla rivista ‘Fortune’. Il ministro invita, quindi, alla “massima attenzione, massima cautela, massima prudenza”. E a “continuare questo lavoro imponente, che è l’arma più importante che abbiamo per chiudere questa stagione così difficile, che è la nostra campagna di vaccinazione”.
“Viviamo settimane molto delicate, cruciali nella lotta contro il Covid, che è stata naturalmente la nostra priorità in questo anno e mezzo così difficile” aggiunge. “Abbiamo constatato – ha aggiunto – come con l’evoluzione della campagna di vaccinazione anti-Covid c’è stata una riduzione fortissima sia dei numeri dei contagiati sia del numero dei posti letto, sia in area medica che in terapia intensiva. Sono numeri importati che testimoniano quanto la campagna di vaccinazione sia stata essenziale. L’Italia ha superato i 54 milioni di dosi somministrate e abbiamo un ritmo che continua ad essere molto elevato, oltre 500mila dosi somministrate ogni giorno”. E, aggiunge, “dobbiamo insistere su questa strada”.
“Il Servizio sanitario nazionale deve recuperare il tempo perduto. Perché non vi è alcun dubbio che la battaglia contro il Covid ci ha portato ad accumulare problemi, ritardi, visite e screening non fatti. Per questo ho voluto che anche negli ultimi provvedimenti si recuperassero risorse” come “il mezzo miliardo che avevamo individuato per provare a velocizzare il recupero di questi interventi, degli screening e delle visite non fatti. E bisognerà fare di più, perché questa è una priorità assoluta”. Ha continuato Speranza: oggi “abbiamo una straordinaria opportunità: 20 miliardi del Pnrr”, il Piano nazionale di ripresa e resilienza, “che possono consentirci di disegnare la sanità del futuro. E questa è una grande occasione di trasformare la crisi in un’opportunità. Su questo dobbiamo lavorare, dobbiamo metterci tutta la determinazione possibile. Dobbiamo costruire un grande patto Paese per fare davvero quel salto di qualità di cui tutti abbiamo bisogno”.
“Abbiamo mesi difficilissimi alle spalle e siamo ancora dentro la sfida della pandemia – ha sottolineato – Ma ora più che mai è il tempo di trasformare la crisi in una grande opportunità” e per farlo “ci sono risorse che prima non c’erano”. Negli anni precedenti, infatti, sulla sanità “di solito si metteva un miliardo l’anno. Nel dicembre del 2019 siamo riusciti a mettere 2 miliardi e sembrava un passo avanti straordinario. Poi è arrivato il Covid e abbiamo messo tante risorse, costretti dall’emergenza in corso”.
Convincere docenti e personale scolastico a vaccinarsi il prima possibile, perché è l’unico modo per tornare a scuola in sicurezza è l’appello lanciato dal generale Francesco Paolo Figliuolo in visita all’hub vaccinale di Acea a Roma. “Sui 60-69 anni ne mancano ancora 1 milione e 400mila. Dobbiamo continuare cercando di facilitare questo tipo di attività, li andiamo a cercare anche nelle aree più remote. Sui 50-59 siamo un po’ indietro e questo è legato a una logica di politica vaccinale: abbiamo spinto molto sugli 80 e 70 anni e ora ci concentreremo sui 50enni”, ha affermato il commissario straordinario per l’emergenza Covid. “Dobbiamo cercare di convincere quei 215mila insegnanti e speriamo di arrivare almeno a 180/190mila vaccinati. Questo – ha sottolineato – ci permetterà di arrivare in sicurezza all’apertura delle scuole. E con una buona copertura di oltre il 80% degli operatori scolastici ma anche di giovani dai 12 anni in su, avremo una buona sicurezza di ritornare a scuola in presenza e anche con scarse limitazioni”. Figliuolo ha ribadito che “dobbiamo arrivare entro fine settembre ad avere l’80% della platea dei vaccinabili vaccinati”.
“Chiedo anche ai media di fare uno sforzo di persuasione perché non vorrei che poi, al di là delle dosi, mancassero i cittadini da vaccinare”, continua il generale. “Per quanto riguarda le dosi – assicura – noi siamo in grado di continuare con questo ritmo delle 500mila e andremo avanti. Il nostro obiettivo è dare il massimo delle dosi nel momento del bisogno a ciascuna Regione. E, ovviamente, non fare mai magazzino. Per fare questo ci vuole un’ottima programmazione e un’ottima logistica. Sono confidente, anche se siamo al limite delle dosi riusciremo a coprire tutte le necessità”. “Oggi siamo al 39,3% di immunizzati in tutta Italia”, ha detto.
“Noi siamo ben organizzati – ha sottolineato il commissario straordinario per l’emergenza Covid – i numeri sono buoni, ma noi vogliamo sempre di più ed è questo il senso delle interlocuzioni che stiamo avendo a livello tecnico con tutte le Regioni, per rifare bene le agende e intervenire laddove in alcune Regioni fosse necessario”.
Sui contagi da coronavirus in aumento in Italia ha parlato anche il noto virologo Fabrizio Pregliasco: “Era ovvio. La riapertura accende la diffusione della malattia a prescindere”. Così all’Adnkronos Salute il virologo docente dell’Università Statale di Milano, sullo stop alla decrescita dei casi e l’aumento che si sta registrando in altri Paesi nonostante le vaccinazioni.
“Il vaccino, lo sappiamo, serve soprattutto a ridurre i casi gravi e gli effetti pesanti della malattia – ricorda l’esperto – e non ha comunque una protezione al 100%. Noi, avendo aperto, abbiamo aumentato la probabilità di avere dei contatti. E in questa fase, più contatti abbiamo più probabilità abbiamo di incappare in un contatto infetto. Perché c’è comunque una massa di positivi”.
“Vero è – sottolinea Pregliasco – che la massa di positivi attuale in Italia non è particolarmente alta: a ieri erano circa 43mila casi accertati, ma secondo me saranno almeno il triplo perché moltissimi o non arrivano alla notifica, o schivano la notifica o non sanno nemmeno di avere il Covid perché elemento caratterizzante delle varianti sembra quello di avere forme asintomatiche. Tutto questo per dire che ci sono 150mila italiani che sono positivi e potenzialmente contagiosi. Quando c’era il lockdown – ricorda il virologo – ognuno di noi aveva in media 2 o 3 contatti al giorno, adesso ne abbiamo 100. E poi con le varianti. Quindi la situazione sarà questa e ne ero convinto fin dall’inizio”. “E’ sperabile, e secondo me dobbiamo assistere attendendo, che la mortalità che è l’ultimo dei parametri che cresce non cresca in Inghilterra”, sottolinea poi Pregliasco, definendo “una decisione politica criticabile” quella presa dal premier britannico, di riaprire tutto togliendo anche l’obbligo di mascherina al chiuso a partire dal 19 luglio.
“Non ha senso rovinare per motivi politici quello che si è guadagnato con la sofferenza – afferma Pregliasco – E’ anche peggio dover poi fare un passo indietro come in Israele dove la mascherina l’hanno rimessa. E’ incomprensibile questa scelta”, incalza il virologo che avverte: “Bisogna continuare a monitorare i ricoveri in ospedale. Ci vuole ancora una quindicina di giorni per poter dire che complessivamente nella vita reale il vaccino ha un’azione positiva confermata”.
Londra mette in conto di arrivare a registrare fino a 100mila nuovi contagi al giorno da Covid alimentati dalla nuova variante Delta, nelle prossime settimane, nel quadro della nuova strategia di convivenza con il coronavirus che si aprirà il 19 di luglio, quando tutte le restrizioni saranno sollevate. E’ stato il ministro della Salute, Sajid Javid, a rendere note le previsioni secondo cui, fra l’altro, il giorno del ‘liberi tutti’ ci saranno già il doppio dei casi attuali, vale a dire 50mila nuovi contagi al giorno. Per il governo a contare sono il numero dei ricoveri e quello dei decessi. Ed entrambi i dati sono stati in costante miglioramento in questi ultimi mesi. Ieri sono morte in Gran Bretagna solo nove persone mentre il 64 per cento delle persone ha completato la vaccinazione.
Il ministro britannico Javid ha inoltre precisato che “ha senso” trattare in modo diverso chi ha ricevuto entrambe le dosi di vaccino rispetto a chi ancora non è immunizzato e nel prossimo futuro introdurrà nuove linee guida in questo senso.

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