28 Luglio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 28 Luglio 2021 alle 07:09:00

Cronaca News

Petrolchimico, appalti metalmeccanici. Sit-in anche a Taranto

Rispetto degli accordi e utilizzo della clausola sociale. Sono solo alcune delle rivendicazioni portate in piazza dai lavoratori

Il sit-in all’esterno della raffineria Eni per la mobilitazione indetta da Fim, Fiom e Uilm
Il sit-in all’esterno della raffineria Eni per la mobilitazione indetta da Fim, Fiom e Uilm (foto Francesco Manfuso)

Rispetto degli accordi e utilizzo della clausola sociale.
Sono solo alcune delle rivendicazioni portate in piazza dai lavoratori degli appalti metalmeccanici del settore petrolchimico che ieri, martedì 6 luglio, anche a Taranto, hanno manifestato.
«Quei lavoratori rappresentano l’espressione massima della frantumazione del mondo del lavoro in un settore strategico per il Paese come quello delle energie».
Il coordinamento nazionale di Fim, Fiom e Uilm ha proclamato lo sciopero dell’intero settore con presidio nazionale a Roma, davanti alla sede del Ministero dello Sviluppo Economico.
«Chiediamo il rispetto degli accordi di sito e territoriali che spesso rimangono solo sulla carta e l’utilizzo della clausola sociale in occasione dei tanti “cambi appalto” che non possono essere liquidati con la semplice creazione dei bacini occupazionali oramai sovraccarichi e poco utilizzati soprattutto nelle aree di crisi complessa. Proprio in questi territori c’è necessità di un maggiore coinvolgimento e presa di posizione della politica locale».
«Chiediamo e sosteniamo – si legge in un documento unitario delle sigle confederali dei metalmeccanici – una decarbonizzazione che non si traduca in de-industrializzazione e ulteriore perdita e frammentazione del lavoro ma venga accompagnata da una giusta transizione che tenga insieme le ragioni della sostenibilità ambientale e dell’occupazione. Il Pnrr non sia la scusante per aspettare ma sia il volano di una reale ripresa che potrà essere realizzata solo a fronte di una concreta progettualità. Il Recovery Fund sia un’opportunità e non la promessa di un futuro che deresponsabilizzi le imprese. La transizione ha già pesantemente penalizzato interi insediamenti territoriali e i lavoratori con un massiccio utilizzo di ammortizzatori sociali e, nei casi peggiori, il licenziamento degli stessi. L’annunciato sblocco dei licenziamenti fa aumentare le preoccupazioni. Chiediamo che l’utilizzo delle risorse pubbliche da parte delle imprese sia condizionato a un vincolo occupazionale e al divieto di delocalizzare le produzioni, al rispetto ed alla applicazione delle norme che tutelano la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro».

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