04 Agosto 2021 - Ultimo aggiornamento il: 04 Agosto 2021 alle 06:24:25

Cronaca News

Case deprezzate, diritto al risarcimento

La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di Ilva in Amministrazione Straordinaria

foto di repertorio
Foto di repertorio

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 18810 del 28.1/2.7.2021, respinge il ricorso dell’Amministrazione straordinaria di Ilva e conferma la legittimità delle sentenze del Tribunale e della Corte d’Appello di Taranto.
Queste sentenze avevano riconosciuto il diritto al risarcimento per il “ridotto godimento dei propri immobili” ad un gruppo di cittadini proprietari degli appartamenti di una palazzina di Via De Vincentiis del quartiere Tamburi, difesi dall’avv. Massimo Moretti.
«La guerra dei “ribelli dei Tamburi”, come furono definiti dalla stampa locale il signor Salvatore De Giorgio ed i condomini della stessa palazzina, dopo 15 anni di battaglia giudiziaria, iniziata con la prima lettera di messa in mora del 2006, è finita con una sentenza che può definirsi storica.
I “ribelli” per primi coraggiosamente si attivarono contro la multinazionale dell’acciaio, forti della sentenza penale della Cassazione, passata in giudicato nel 2005, che riconosceva in via definitiva il reato di “getto pericoloso di cose” a carico di amministratori e dirigenti dell’ex Ilva. La sentenza della Corte di Cassazione del 2.7.21 conferma in via definitiva la legittimità della sentenza di primo grado del 2014, che per prima aveva riconosciuto il danno da “ridotto godimento” degli immobili dei proprietari degli immobili di via De Vincentiis, posti a poche decine di metri dai parchi minerali dello stabilimento. Quella del 2014 è la sentenza “pilota,” che ha costituito il punto di riferimento per tutti coloro che si sono mossi successivamente» dichiara l’avvocato Massimo Moretti. «Ed oggi quella sentenza è divenuta “cosa giudicata” e non potrà più essere messa in discussione in nessun tribunale» continua Moretti. «La sua importanza è, peraltro, dimostrata dalla strenua resistenza che le opposero prima il commissario straordinario di Ilva spa Pietro Gnudi, in appello, e poi gli amministratori straordinari di Ilva spa Laghi, Gnudi e Carrubba, in cassazione, officiando della difesa alcuni degli studi legali più titolati d’Italia.
Sia nell’atto di appello che nel ricorso in Cassazione, le difese del Commissario Straordinario prima e quelle dell’Amministrazione Straordinaria poi, hanno tentato in ogni modo, senza tuttavia riuscirci, di demolire i chiari principi di diritto scolpiti nella sentenza del giudice unico del Tribunale di Taranto dott. Marcello Maggi, confermati dalla sentenza della Corte di Appello, giudice relatore dott. Ettore Scisci e presidente dott. Riccardo Alessandrino.
Le citate difese si sono spinte sino a rischiare di negare i presupposti stessi del commissariamento e dell’amministrazione straordinaria.
La Terza sezione della Corte di Cassazione, consigliere estensore dott. Emilio Iannello, presidente dott.a Roberta Vivaldi, ha quindi rigettato in toto il ricorso dell’Amministrazione straordinaria di Ilva, confermando la correttezza delle sentenze del Tribunale e della Corte d’Appello di Taranto. In aggiunta ha condannando la procedura concorsuale ricorrente al pagamento delle spese di lite ed al versamento di una “penale” pari al contributo unificato già versato. Questa sentenza consente ai “ribelli” di tirare un respiro di sollievo poichè non saranno tenuti a restituire quanto riuscirono ad incassare dopo la sentenza del 2014, poche settimane prima che Ilva fosse ammessa alla procedura concorsuale. Purtroppo però, la sentenza non aiuterà i cittadini di Taranto attivatisi successivamente, o che comunque alla data di gennaio 2015 non abbiano ottenuto il pagamento, ad ottenere il risarcimento a cui avrebbero diritto. Come è noto, infatti, la procedura concorsuale non pagherà questi crediti risarcitori, per insufficienza dei fondi disponibili.
Il danno che questi cittadini hanno subito è però reale ed esso dipende anche dalle scelte fatte dallo Stato, sia nel periodo di gestione diretta dello stabilimento, sia nel periodo di gestione privata, nel quale sono evidentemente mancati idonei controlli. La grande battaglia da portare avanti adesso è quella di coinvolgere lo Stato nella grande questione risarcitoria della città di Taranto e dei suoi cittadini. E non ci fermeremo».

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