30 Novembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 30 Novembre 2021 alle 09:56:00

Cronaca News

La questione ex Ilva torna sul tavolo del governo

Oggi incontro al Ministero dello Sviluppo Economico con azienda e sindacati

Ex Ilva, nuovo vertice a Roma
Ex Ilva, nuovo vertice a Roma

Torna sui tavoli romani il caso ex Ilva.
Oggi, giovedi 8 luglio si tiene l’incontro al Ministero dello sviluppo economico al quale parteciperanno Acciaierie d’Italia e sindacati alla presenza del ministro Giancarlo Giorgetti. Presente anche il ministro del lavoro Andrea Orlando, insieme con tutte le parti interessate per discutere delle prospettive industriali e della situazione occupazionale. “Confido che in quell’occasione possano essere affrontate le questioni più urgenti sulla situazione occupazionale e sul piano industriale” ha dichiarato nei giorni scorso lo stesso Orlando.
La convocazione da parte del Mise è arrivata mentre i sindacati Fiom, Fim e Uilm chiedevano ad Acciaierie d’Italia un incontro urgente alla luce del recente pronunciamento del Consiglio di Stato che ha consentito il prosieguo dell’attività produttiva dell’area a caldo, e dopo che la direzione “ha assunto la grave decisione di procedere unilateralmente, nonostante la forte ascesa del mercato dell’acciaio, alla collocazione in cassa integrazione ordinaria di oltre quattromila lavoratori dal 29 giugno per 12 settimane”. “Riteniamo – hanno sottolineato i sindacati – che occorra rapidamente individuare e mettere in campo le azioni, gli investimenti e le soluzioni, che possano costituire il rilancio del gruppo siderurgico”. Questo mentre per l’azienda la prima parte dell’anno «è stata positiva, soprattutto perché non si partiva certo da condizioni vantaggiose. Ci siamo riusciti grazie ad una gestione attenta, aggiornata settimana dopo settimana in base all’evoluzione della situazione generale». A dirlo è stato Alessandro Faroni, direttore commerciale coils di Acciaierie d’Italia, intervenendo al webinar “Piani: un semestre da protagonisti. E ora?”, inserito nel ciclo “Mercato & Dintorni”, ricordando che «uno degli obiettivi era quello di cambiare l’approccio in termini di portafoglio e mercato, visto che oltre il 70% della produzione è stata destinata a quello italiano, riuscendo ad ottenere una profondità di carico superiore di un mese rispetto alla norma». Determinante secondo Faroni, «è stato avere il controllo della gestione del sito e poter programmare anche in una fase caratterizzata da tante incognite. Questo ci ha permesso di riconquistare credibilità e affidabilità, doti che ci aiuteranno nella seconda parte dell’anno quando riusciremo a crescere significativamente nei volumi». Perché, sollecitato dal direttore responsabile di siderweb Davide Lorenzini, a proposito di obiettivi il direttore commerciale coils di Acciaierie d’Italia ha ribadito che, nonostante le incertezze legate alle vicende giudiziarie, «la nostra intenzione è quella di procedere nella direzione che ci porterà a raggiungere i cinque milioni di tonnellate». Resta, ovviamente, il nodo ambientale: Legambiente torna a intervenire sui problemi di Taranto, ex Ilva e bonifiche in primo luogo con una lettera indirizzata al Presidente del Consiglio, ed ai Ministri della Transizione Ecologica, della Salute, dello Sviluppo Economico, del Lavoro e Politiche Sociali e per il Sud e la Coesione Territoriale, firmata dal presidente nazionale Stefano Ciafani, da Ruggero Ronzulli, presidente regionale, e Lunetta Franco, la presidente di Legambiente Taranto. «Crediamo necessario ed urgente» si legge «che il Governo disponga una integrazione della Valutazione del Danno Sanitario, volta ad appurare la produzione annua di acciaio realizzabile in base all’attuale quadro emissivo dal siderurgico di Taranto da parte di impianti oggetto di rilevanti interventi prescritti dall’A.I.A. ancora inattuati, a partire da quelli relativi alle cokerie da cui notoriamente provengono emissioni di sostanze tra le più nocive di quelle prodotte dallo stabilimento. Nelle more della realizzazione di tale integrazione chiediamo che il Governo, con decretazione d’urgenza, abbatta in via prudenziale del 50% la capacità produttiva massima attribuita agli impianti attualmente in uso, portandola da 6 a 3 milioni di tonnellate annue. Si tratta di misure a nostro avviso indispensabili per salvaguardare il diritto alla salute dei cittadini di Taranto e per restituire loro una fiducia nello Stato gravemente compromessa da un decennio segnato dalla continua proroga delle scadenze stabilite dalle prescrizioni A.I.A., che la pur giusta e importante decisione di segno inverso recentemente assunta per la batteria 12 delle cokerie non può cancellare. Riteniamo altresì che qualunque nuovo Piano Industriale posto a base di un processo di decarbonizzazione che porti in tempi ragionevoli – e non biblici – alla fine del ciclo integrale basato sul carbone prevedendo da subito, insieme a forni elettrici, l’avvio della rivoluzione dell’idrogeno verde per la produzione di acciaio, debba esseresottoposto al vaglio di una scrupolosa valutazione preventiva dell’impatto ambientale e sanitario tale da scongiurare a priori la possibilità di nuovi malati e morti attribuibili ai processi produttivi».
«L’altra grande questione su cui sollecitiamo la Vostra attenzione ed interventi che, anche in questo caso con urgenza, segnino una discontinuità con il passato è quello della bonifica dei suoli, della falda e dei fondali marini contaminati da decenni di sversamenti, non solo dell’ex Ilva, con particolare riguardo al Mar Piccolo di Taranto, da un lato, ed alle aree rimaste nelle disponibilità dei Commissari di Ilva in a.s. dall’altro» si legge nella lettera. «Per il Mar Piccolo crediamo significativo riportarvi le parole pronunciate nel gennaio 2004, più di 17 anni fa, da Altero Mattioli, allora Ministro dell’Ambiente, all’indomani del provvedimento con cui venivano stanziati fondi per la sua bonifica “Bonificare una vasta area altamente inquinata. L’obiettivo a medio termine dell’operazione è quello di realizzare le condizioni per il rilancio non solo ambientale ma anche socio-economico dell’area, con una importante ricaduta turistica. L’obiettivo immediato è quello di riportare la qualità dei sedimenti presenti nel sito a valori tali da consentire in piena sicurezza gli attuali usi di molluschicoltura e ittiocoltura”. Già allora, era prevista la “caratterizzazione e bonifica dei sedimenti su un’area marina antistante la costa meridionale del Primo Seno del Mar Piccolo….una superficie pari a 170 ettari … oggetto di pesante contaminazione da inquinanti di elevata pericolosità”. Peccato che a quelle parole non siano seguiti i fatti. Dopo anni di silenzio, a gennaio 2013 la bonifica del Mar Piccolo di Taranto è rientrata nelle competenze del primo ‘’Commissario straordinario per gli interventi urgenti di bonifica, ambientalizzazione e riqualificazione di Taranto’’ nella persona dell’ingegner Alfio Pini cui – dall’8 luglio 2014- è succeduta la dottoressa Vera Corbelli, fino a giungere dal 2 ottobre 2020 al Prefetto di Taranto, il dottor Demetrio Martino. Dal gennaio 2013 sono passati più di otto anni, ma la situazione per il Mar Piccolo purtroppo non è cambiata: i sedimenti contaminati continuano a restare al loro posto e la bonifica continua a essere in alto mare. I fondali sono stati interessati sinora solo da lavori di rimozione e smaltimento di materiali di natura antropica (veicoli, pneumatici, ecc…), peraltro ancora da completare. Una delle aree più importanti di Taranto, sia dal punto di vista identitario che per le attività economiche che vi si svolgevano e che vi si potrebbero svolgere, rimane ancora da bonificare. Noi crediamo sia giunto il momento di passare dagli studi e dalle analisi ai fatti, utilizzando le risorse già stanziate, ed altre cui si potrebbe attingere attraverso l’utilizzo dei fondi europei del Just Transition Fund, per avviare la bonifica delle aree destinate alla mitilicultura e di quelle in cui sono già previsti importanti interventi territoriali».

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