28 Novembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 28 Novembre 2021 alle 00:27:00

Cultura News

Taranto nel decennio francese tra economia e vita quotidiana

Nel libro di Ennio Pascarella la società di allora così come rivela il catasto di Murat

La copertina del libro di Ennio Pascarella
La copertina del libro di Ennio Pascarella, “Il sogno di Napoleone - Taranto nel decennio francese (1806-1815)- Le rivelazioni del catasto di Murat”

Questo di Ennio Pascarella è un libro che non obbligatoriamente “allega i Romani” nello scrivere di storia (come sconsigliava Guicciardini) e non rammenta i Greci, trattando di Taranto, come avviene da quando, a fine Ottocento, ci si è accorti di “abitare” dove i Greci abitarono, e nobilmente fecero della terra dei due mari un’importante Polis.
Taranto ha ospitato quasi tutto quanto la storia abbia creato, ingoiato, vomitato, inventato. Ma, francamente, andando per libri e per archivi, raramente ci s’imbatte in età che sembrano davvero aver trasformato nel profondo, e per sempre, questa città, dopo la sua liquidazione da capitale, posta in pensione dai Romani.
Gli altri “signori” dei saecula saeculorum successivi limitarono tanto le funzioni e le potenzialità di Taranto da renderla, alla fine, quasi solo uno scoglio piscatorio insignificante, sdraiato tra un po’ di mare che solo i Greci avevano davvero apprezzato e dopo quelli, solo … Napoleone. Napoleone, che della forza attiva che il porto tarantino poteva esercitare, fu straordinariamente ed innovativamente consapevole.
Certo l’Empereur non pensava di dar gloria a San Cataldo e ai “Miserabili” di Taranto, ma nella visone generale della nuova Europa (francese), Taranto non poteva rimanere su un piano di inutile utilità. E da ciò, dunque, l’impegno a valorizzare le nostre ricchezze morfologiche di mare e terra da parte della Francia, di Napoleone, di suo Fratello Giuseppe, ospite proprio della nostra città nell’andare a farsi re a Napoli, con grande fascino e seguito di “desiderati dragoni”.
E davvero interessante appare nel volume poi la riesumazione di Gioacchino Murat, quasi sparito dalla storia e ridotto in un paragrafo scolastico che contiene quasi solo “cattura e fucilazione”, dimenticata la sua opera straordinaria di risistemazione dei rapporti sociali, da cui nacque il nuovo Sud, iniziando dal far pagare le tasse in proporzione alle proprie ricchezze, e anticipando molto “futuro”, dichiarando ad esempio il matrimonio sì un istituto giuridico, ma fondamentalmente basato sulla volontà dei coniugi -per non usare il termine ’amore’- se ritenne naturale ed opportuno introdurre nel Regno, pensate, il “divorzio”.
Orbene, perché questo pistolotto introduttivo? perché mi era in gola da tempo, considerando che quest’anno sono duecento anni da che il Corso moriva in esilio e che la vecchia Europa non riuscì a cancellare (se non nella forma) la nuova ventata di civiltà che l’esperienza francese, e rivoluzionaria, seminò ovunque e dunque nella nostra città, come nel nostro Meridione.
Esce ora fresco di stampa, autore appunto Ennio Pascarella, un serio volume dedicato a quel decennio, dal titolo che, come raramente accade, spiega di cosa si tratti : “Il sogno di Napoleone-Taranto nel decennio francese (1806-1815)- le rivelazioni del catasto Murat”.
Parlavo di eloquente rivelazione del contenuto già nel titolo: Il sogno di Napoleone? Eccolo nella descrizione dell’autore.
«Nel corso della millenaria e travagliata storia di Taranto il decennio napoleonico (1806 – 1815), pur nel suo limitato arco temporale, si delinea con evidenza e rilievo per diverse ragioni.
La valorizzazione strategica del porto accrebbe di molto il prestigio e la importanza di Taranto a livello internazionale, poiché Napoleone Bonaparte assegnò alla città una funzione militare cardine nel sistema mediterraneo francese.
I progetti di trasformazione delle strutture economiche, sociali e amministrative della città bimare, portati avanti da Giuseppe Bonaparte e Gioacchino Murat, sovrani di Napoli per volontà imperiale, segnarono, anche nella realtà jonica, il punto di rottura con l’ancien regime e con un passato borbonico per larghi tratti ancora feudale».
E quali gli esiti dell’ispezione nel catasto, ordinato da Gioacchino Murat?
«Dopo l’abolizione dei privilegi feudali e la soppressione dei beni ecclesiastici, Murat perseguì il mirabile fine, rivoluzionario per quei tempi, di una più equa politica fiscale che mettesse tutti i cittadini del Regno di Napoli nelle condizioni di pagare le tasse in proporzione alle ricchezze effettivamente possedute, e la formazione di quel ceto di proprietari agrari borghesi che rappresentò la forza sociale prevalente nel Mezzogiorno durante il Risorgimento.
II Catasto murattiano del Comune di Taranto, che rimase in vigore fino all’unificazione d’Italia, … è un documento inedito e, perciò, d’interessante valore storico. Esso rappresenta una carta di navigazione utile per chi, sia pure senza pretese di esattezza rigorosa, voglia inoltrarsi nell’esplorazione della società jonica, nell’analisi della consistenza e della distribuzione della proprietà terriera, nella ricostruzione di vari aspetti di vita civile e quotidiana della popolazione tarantina del tempo».
La lettura del volume di Pascarella porta il cittadino di oggi a valutare in maniera concreta quei progetti che, sotto mutate spoglie, ancora farebbero di Taranto il “Porto Italiano” per eccellenza e permette di addentrarsi a valutare la consistenza della società di allora, la sua articolazione economica, descritta nelle professioni, nei mestieri, nelle ricchezze, nella consistenza delle proprietà civili ed ecclesiastiche, nell’indicare quanti fossero gli opifici, le fabbriche monastiche e conventuali. Insomma, davvero un agile percorso, ricco di nomi e cognomi di famiglie ancora esistenti ed operanti nella nostra città.
A conclusione, quale riconoscimento di stima, va detto che Ennio Pascarella, nome noto nel mondo della politica ed impegnato ora in una ricognizione della “rivoluzione” con la serietà dello storico, rivolge lo sguardo ai successi della politica (buona), dimostrando quanto positivamente questa possa incidere nel costume, nella vita e nel benessere del popolo.
Perciò il libro chiude con adeguati ed opportuni medaglioni dedicati a personaggi noti (spesso solo nelle targhe stradali), ma non sempre “ben” noti, che di quella rivoluzione furono figli, protagonisti o vittime.
Comunque tarantini, anche di “adozione”, ma certo animati da quella tensione verso il progresso che ha sempre soffiato più o meno sensibilmente sui due mari.
E dunque, ecco i nomi di quanti con le loro storie “esemplari” chiudono il volume: Giuseppe Capecelatro, Giovan Battista Gagliardo, Alexandre Dumas, Vincenzo Cuoco, Pierre Ambroise, Francoise Choderlos de Laclos, Michele Gennarini, Nicola Mignogna, Giuseppe De Cesare, Cataldo Nitti, Giuseppe Pisanelli.

Piero Massafra

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche