03 Agosto 2021 - Ultimo aggiornamento il: 02 Agosto 2021 alle 22:56:00

Cronaca News

La droga era un affare di famiglia: sei arresti

Operazione “Cars&Drug” condotta ieri all’alba dai poliziotti della Squadra Mobile

La conferenza stampa del capo della Squadra Mobile, Fulvio Manco
La conferenza stampa del capo della Squadra Mobile, Fulvio Manco

La droga era un affare di famiglia. Nell’operazione “Cars&Drug” la Polizia di Stato ha arrestato madre e figlio e quattro “collaboratori”.
Sono finiti in carcere Monica Paderi di 48 anni e suo figlio, il 26enne Amerigo Duggento e Antonio Panariti di 38 anni. Agli arresti domiciliari Francesco Lomartire di 48 anni, Giovanni Chianura di 41 e Gianluca Destratis di 43. Per un 18enne che all’epoca dei fatti era minorenne, è stato dispoto il collocamento in comunità.
I poliziotti della Squadra Mobile di Taranto, diretti dal dott. Fulvio Manco, hanno smantellato una piazza di spaccio a Sava, diventata un punto di riferimento per tutti i tossicodipendenti della zona, dei comuni limitrofi e talvolta del capoluogo jonico. Gli agenti della Questura jonica con l’ausilio di equipaggi del Reparto Prevenzione Crimine di Lecce e del Reparto Cinofili di Bari, hanno notificato i provvedimenti restrittivi a sei persone le quali dovranno rispondere di detenzione ai fini di spaccio di cocaina, eroina, hashish e droga sintetica . Le indagini al via nel giugno del 2020, partendo dai movimenti di un abituale e noto assuntore di cocaina che, dal capoluogo jonico, insieme ad altri conoscenti, con assidua frequenza, si spostava a Sava per acquistare la sostanza stupefacente e poi consumarla rapidamente in zona. Le numerose sortite verso il territorio di Sava e, in particolare, verso una villetta, che il tossicodipedente effettuava più volte al giorno hanno convinto gli investigatori a ritenere che proprio quella abitazione fosse la base utilizzata dagli spacciatori.
I numerosi servizi di appostamento resi estremamente difficili dalla presenza, nelle vie limitrofe, di vedette pronte ad avvisare l’eventuale arrivo delle forze dell’ordine, hanno fatto emerger l’attività di spaccio a qualsiasi ora del giorno e della notte. La fitta rete di contatti telefonici tra gli indagati e gli acquirenti forniva chiarezza sul modus operandi: gli acquirenti, giunti in macchina, dopo aver “ordinato” alla persona che si avvicinava nei pressi del cancello della villetta, venivano “serviti”, consentendo di contestualizzare anche il tenore delle conversazioni, spesso avvenute in maniera criptica. Proprio dalle conversazioni emerge la chiara volontà degli interlocutori di parlare il meno possibile, spesso facendo ricorso a espressioni simboliche come macchina, frigorifero o passaggio.
Attraverso l’attività svolta per lunghi mesi di indagine, i poliziotti della Squadra Mobile hanno accertato che il 26enne, destinatario della misura in carcere e residente in quella villetta, mantenesse, attraverso il telefono, i rapporti con i tossicodipendenti. Al termine di numerosi servizi di appostamento il 10 luglio del 2020, gli agenti della Squadra Mobile, fecero irruzione nella villetta e sorpresero il 26enne mentre confezionava la sostanza stupefacente.
In quell’occasione, la perquisizione portò al sequestro di quasi 50 grammi di cocaina, di circa 50 grammi di hashish, di 2mila euro in banconote di vario taglio e di un bilancino di precisione.
Furono rinvenute anche una pistola a salve, calibro 8, munita di caricatore e una scatola con 40 colpi.
Secondo l’accusa avrebbero partecipato al traffico di droga anche altre persone estranee alla cerchia familiare, fornendo un contributo nell’approvvigionamento della droga.

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