27 Luglio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 27 Luglio 2021 alle 13:59:00

Cronaca News

Giorgetti: «Sull’ex Ilva riunione molto positiva»

Soddisfatto il ministro, i sindacati ribadiscono l’importanza di un accordo a zero esuberi

Ex Ilva, nuovo vertice a Roma
Ex Ilva, nuovo vertice a Roma

Una riunione “molto positiva”: l’ha definita così il ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti. Il riferimento è al tavolo Ilva che si è tenuto al Mise con azienda, sindacati, Governo, territorio. La proposta di Giorgetti, approvata anche dall’azienda è il ricorso, in continuità, alla cassa integrazione per 13 settimane, strumento individuato dal governo per alcuni casi particolari dopo la cessazione delle misure straordinarie introdotte per il Covid. “Al termine di questo periodo – ha detto Giorgetti – sarà necessario e inevitabile la presentazione di un piano industriale aggiornato con nuove realtà a cominciare dal cda integrato con la presenza del pubblico”. Il piano, ha precisato il ministro, dovrà essere concordato con tutte le parti, azienda, sindacati e territorio e “in grado di gestire la situazione occupazionale coerentemente con le scadenze”. Per Giorgetti si tratta “dell’unica via sensata d’uscita da seguire: impegno del governo è garantire con il suo azionista nel cda che il piano sia concordato, sia realizzato in tempi rapidi, sia serio, approfondito e reso noto non solo per slide”. “Stiamo provando a mettere una toppa in una situazione di lacerazione che si e’ venuta a determinare, stiamo cercando lo strumento tecnico per poterlo fare”. Intanto “il tempo andra’ utilizzato per riprendere un dialogo costruttivo e fisiologico tra le parti sociali, anche alla luce del riassetto della proprietà che si andrà compiendo nelle prossime settimane. C’è una buona notizia temporanea, gli ulteriori passi andrano costruiti”. Così il ministro del Lavoro, Andrea Orlando. “Consideriamo l’incontro una specie di nuovo inizio” ha detto il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, al termine dell’incontro a cui erano resenti anche i ministri Andrea Orlando e Mara Carfagna, il presidente della Liguria Giovanni Toti, i rappresentanti dell’azienda Acciaierie d’Italia, di Invitalia e delle segreterie nazionali dei sindacati. “È la prima volta che il Governo ha chiesto ai due governatori, della Liguria e della Puglia, di stare seduti dalla parte del Governo, questo per noi è un passaggio importante” ha continuato Emiliano. “Siamo pienamente collaborativi, come abbiamo detto. Pensiamo che il lavoro che il sindacato nel suo complesso sta facendo per difendere l’occupazione ma anche le comunità, soprattutto quella pugliese che è a maggior rischio per la salute, sia un lavoro importantissimo. Quindi la natura del sindacato italiano come un sindacato non corporativo, ma capace di interpretare l’interesse generale, in questa trattativa è centrale. E ho detto ai due soci, perché abbiamo un socio che è una grande finanziaria che ha investito nell’acciaio e l’altro che è lo Stato, di mettersi d’accordo sulla mission che questa fabbrica deve realizzare. Certamente non può fare morti, non può fare incidenti sul lavoro, non può fare cassa integrazione utilizzando il danaro dello Stato per fare gli utili. Su questo credo che si sia creata una buona unità di azione col sindacato. Ho notato nel sindacato anche una forte determinazione a volere la Regione e gli enti locali dentro il tavolo di trattativa, questa è una cosa che mi fa enorme piacere e li ringrazio. Però questo significa prendersi anche delle responsabilità con la Puglia, nel senso che io non sto al tavolo a guardare quello che succede, sto lì per evitare che una nuova Corte d’Assise possa condannare altri manager per aver ripetuto gli errori del passato, perché quella sentenza dice che se anche tu rispetti i limiti legali dell’emissioni ma ammazzi la gente rischi di essere condannato lo stesso. In conclusione la considero una giornata positiva, ma con grande prudenza e nella speranza che ciò che dice l’azienda sia vero, perché lo stesso Governo è un socio necessitato, non è un socio volontario, cioè vuole vedere se il suo socio è affidabile. Non c’è una data già fissata per un prossimo incontro, però dal pragmatismo dei tre ministri – e la presenza del ministro Carfagna mi ha fatto molto piacere – si è compreso che è una vertenza meridionale, non solo pugliese. Peraltro è una vertenza nella quale dobbiamo utilizzare il famoso Just Transition Fund che, come ho detto, senza una profonda innovazione tecnologica non è utilizzabile: l’Europa non ce lo farà utilizzare per una fabbrica col piano industriale e con l’Aia precedente, dobbiamo cambiarlo, dobbiamo farlo meno impattante dal punto di vista ambientale. Anche il ministro Orlando ha svolto il suo ruolo e Giancarlo Giorgetti credo abbia compreso la vicenda, con un pragmatismo sicuramente lombardo”. In precedenza lo stesso Emiliano aveva detto che “noi proporremo l’immediata chiusura degli impianti a caldo, l’inizio dei lavori anche con l’aiuto dell’Ue per la costruzione di forni elettrici, che devono funzionare a regime a idrogeno, ma che potrebbero funzionare inizialmente anche a gas, se l’idrogeno non fosse immediatamente disponibile. Se alla fine mi si dice che così la fabbrica non può funzionare, si deve sapere che la chiusura dell’ex Ilva per la Regione Puglia non è una linea del Piave. La linea del Piave è la salute delle persone. Non è tollerabile che ci si ammali in provincia di Taranto il 30% in più di quello che accade nelle altre province della Regione Puglia e non è tollerabile andare a spiegare alle madri che perdono i figli che lo fanno nell’interesse dell’economia nazionale perché la fabbrica è strategica”.
“E’ arrivato il momento dopo le sentenze della magistratura di guardare al futuro e al rilancio produttivo, agli investimenti sulla transizione ecologica ma soprattutto occupazionali dell’intero Gruppo. L’obiettivo è quello di arrivare ad un accordo sindacale che deve prevedere zero esuberi e un futuro produttivo, sicuramente sostenibile a tutti i siti del gruppo” sono state le parole del segretario generale Fim-Cisl Roberto Benaglia e del Segretario nazionale Fim-Cisl Valerio D’Alò. Presente anche il sindacato Usb: “la sensazione è quella di trovarsi davanti ad un tavolo ministeriale ‘empirico’ dove si ricomincia ogni volta da capo e dove si fa fatica a ricomporre la discussione sindacale in un contesto dove l’azienda agisce unilateralmente nelle sue scelte producendo malcontento fra le maestranze e stupore tra i ministri del Governo. Va definito al più presto un cronoprogramma che definisca puntualmente gli investimenti, le possibili ricadute sul territorio (il Presidente della Regione Puglia ha fatto riferimenti a turismo, ricerca e porto) e gli impatti della Cigo rispetto agli interventi più volte dichiarati, in modo da impedire la mano libera aziendale nella gestione – spesso discriminatoria – degli organici. Nella fase transitoria il governo deve intervenire chiedendo trasparenza a garanzia degli attuali livelli occupazionali e del rientro progressivo dei lavoratori dalla cassa integrazione. Cassa integrazione su cui l’azienda deve garantire l’impegno all’integrazione salariale”. “Manifesto grandissima preoccupazione. Oggi non abbiamo avuto nessuna assicurazione. Non c’è un punto fermo, è tutto in movimento” ha dichiarato il leader della Uilm, Rocco Palombella.
Al di là dell’incontro romano, altro fatto importante di ieri è il fondo da 5 milioni per il 2021 e da 2,5 milioni per il 2022 per indennizzare i proprietari di immobili esposti all’inquinamento degli stabilimenti ex Ilva a Taranto. Lo prevede un emendamento al Sostegni bis approvato in commissione Bilancio alla Camera. In particolare, possono accedere al fondo i proprietari di immobili «oggetto dell’aggressione di polveri provenienti dallo stabilimento Ilva nei confronti dei quali sia stata emessa una sentenza definitiva di risarcimento danni».“Grande, grandissima soddisfazione per l’approvazione in Commissione Bilancio del mio emendamento per riconoscere un giusto indennizzo ai residenti del quartiere Tamburi di Taranto per i gravi danni che i loro immobili hanno subito a causa della lunga esposizione al ‘polverino’ proveniente dall’ex Ilva. Arriva dalle istituzioni un segnale concreto di vicinanza a queste persone a cui sono sempre stati negati risarcimenti per i danni da imbrattamento, malgrado decide e decine di sentenze favorevoli” dichiara Ubaldo Pagano, Capogruppo Pd in Commissione Bilancio a Montecitorio a margine dell’esame del decreto “Sostegni-bis”. «La politica e le istituzioni dimostrano di saper essere attente e vicine ai problemi dei cittadini di Taranto, soprattutto dei residenti del quartiere Tamburi che hanno visto i loro immobili deprezzarsi e deperire a causa dell’inquinamento»: il sindaco Rinaldo Melucci ha espresso così il suo plauso.

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