02 Agosto 2021 - Ultimo aggiornamento il: 02 Agosto 2021 alle 17:57:00

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“Cetrioli” e cavallucci sulla via della seta

Il ricco commercio verso la Cina: afrodisiaci e gastronomia. L’inchiesta a Taranto

Cavallucci mariCavallucci marini confezionati e oloturie
Cavallucci marini confezionati e oloturie sequestrate dalla Guardia di Finanza

No, non è il titolo dell’ultimo film di animazione della Walt Disney, è la realtà. Pescatori dell’estremo oriente, avendo esercitato una pesca eccessiva nei loro mari e avendoli impoveriti irrimediabilmente, cercano ora “nuovi mari” da cui approvvigionarsi o pescandovi direttamente o “su commissione”. Non vogliamo fare discriminazioni, ci atteniamo ai fatti. Esaminiamoli.
E’ dello scorso marzo l’ultimo sequestro di oloturie, meglio note come “cetrioli di mare” e a noi tarantini come “pizze di mare”, da parte della Sezione di Polizia Marittima Ambiente e Difesa Costiera della Capitaneria di Porto di Brindisi, rinvenute su di un mezzo, con targa greca che ne trasportava ben tre tonnellate proveniente dalla pesca di frodo. Gli animali erano custoditi in secchi di plastica che si trovavano all’interno del rimorchio. Il mezzo, aveva come destinazione il porto di Brindisi, da dove si sarebbe imbarcato per la Grecia e da lì il carico avrebbe proseguito il suo viaggio per la Cina. Ma perché proprio in Cina e perché proprio le oloturie? In estremo oriente questi organismi sono molto apprezzati e ricercati sia nella cucina sia nella medicina tradizionale. Nella cucina cinese contemporanea, esse sono considerate una prelibatezza gastronomica “di lusso”, costituendo spesso il piatto forte di buffet festivi e cene ufficiali, durante le quali vengono servite sottoforma di un’elaborata minestra preparata con il “trepang”, una sorta di conserva costituita da oloturie seccate. Le oloturie contengono, infatti, alti livelli di proteine e alcune sostanze bioattive. Pertanto, esse sono usate anche nella medicina tradizionale cinese. Infatti, estratti di oloturia aiutano la guarigione delle ferite e hanno proprietà antimicrobiche, antiossidanti e antitumorali.
Nei paesi orientali, le oloturie seccate, a seconda delle specie, vengono vendute al dettaglio tra10 e 600 dollari al Kg. Una specie arriva addirittura a 3.000 dollari al Kg.
E’ evidente, quindi, come questa pesca sia estremamente redditizia per i “nostri” pescatori di frodo che esportano il “pescato”. Nell’Indo-Pacifico, la pesca di questi organismi è molto antica, risalendo addirittura al 1700. La forte e inesauribile domanda di mercato dovuta alla bassa resa del prodotto, appena il 10%, il che significa che da 1 Kg di oloturie fresche si ottengono poco meno di 100 g di prodotto essiccato, ha determinato lo sfruttamento incontrollato o la gestione inadeguata della pesca che hanno portato all’estinzione di alcune specie. Ecco, quindi, la ricerca dei “nuovi mari” e dei pescatori “su commissione”.
Nel 2016, il sostituto procuratore della Procura di Taranto, Mariano Buccoliero, richiese ai ricercatori del Talassografico una relazione tecnico-scientifica che mostrasse il danno ambientale di tale massiva pesca. Potremmo a questo punto chiederci: ma le oloturie sono davvero importanti? Qual è il loro ruolo ecologico?
Le oloturie sono organismi “detritivori” in quanto introducono attraverso l’apertura boccale, sabbia, fango e, in generale, i sedimenti che costituiscono il fondo, quindi trattengono, nutrendosene, le particelle di materiale organico (microalghe, batteri, anche patogeni, ecc.) in essi presenti. Attraverso l’apertura anale, espellono poi le parti non viventi. Con questa azione di “bio-perturbazione” smuovono i sedimenti e li ossigenano, prevenendo l’anossia, cioè la carenza e/o la mancanza di ossigeno nei sedimenti, che causa la morte di molti organismi marini la cui vita è legata al fondo del mare. Alcune specie di oloturie non si comportano da detritivori ma da filtratori poiché si nutrono delle particelle di sostanza organica presenti nella colonna d’acqua. In tal modo, rimuovono la sostanza organica sospesa nell’acqua di mare riducendone la torbidità ed eliminando anche i microrganismi patogeni eventualmente presenti, esercitando così la funzione di “biorimediatori”. Senza contare l’ovvia perdita di biodiversità che sempre deriva dall’estinzione di una qualsiasi specie.
A seguito della relazione dei ricercatori dell’Istituto Talassografico, il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali nel 2019 vietò la pesca delle oloturie, la detenzione a bordo e lo sbarco. Il divieto è tuttora in corso.
Diversamente dalle oloturie, per i cavallucci marini non ci sono mai stati sequestri eclatanti di centinaia di individui derivanti dalla pesca di frodo ma una denuncia circostanziata ci è stata, nel 2019 ad opera di VeraLeaks, che è venuta in possesso di alcune fotografie attestanti un vero e proprio mercato illegale che procaccia la clientela su una app di messaggeria istantanea.
Nelle fotografie il prodotto, cioè i cavallucci marini, viene mostrato in eleganti confezioni regalo in cui è ben indicata provenienza geografica per attestarne la qualità così come avviene in una vera e propria filiera certificata. Negli ideogrammi cinesi, ad esempio, oltre ai nomi dei prodotti, si legge la parola “Italia, Mediterraneo”. Sembra che il mercato verso la Cina si avvalga di pescatori locali, che vendono il prodotto ad intermediari cinesi, ben radicati nel territorio tarantino, che a loro volta lo portano presso attività commerciali cinesi che provvedono all’inscatolamento e alla spedizione in oriente. Il volume del traffico e il guadagno sono molto alti. Infatti, nella medicina tradizionale cinese i cavallucci marini vengono usati come afrodisiaco, senza tuttavia alcuna evidenza scientifica. In Cina si possono acquistare in negozi che li vendono in barattoli oppure essiccati e imbustati, come rimedio all’impotenza. Quando non hanno questo destino, gli individui ancora vivi, diventano un gioco tascabile: immersi in acqua e gel crescono e si alimentano fino a quando non muoiono e, una volta morti, lasciati a macerare nell’alcool, danno luogo anche a un prezioso liquore.
La fiorente popolazione di cavallucci marini presenti nel nostro Mar Piccolo (da decenni studiata dai ricercatori dell’Università di Bari e del CNR di Palermo), a partire dal 2016, è andata incontro a un notevole cambiamento, consistente nella scomparsa degli individui di maggiori dimensioni e nella notevole diminuzione del reclutamento dei piccoli, osservata nel 2017. A seguito di questi cambiamenti, quindi, negli ultimi anni, la popolazioni si è quasi dimezzata! Può essere un caso? Non ci crediamo!
Eppure, le specie di cavallucci marini sono protette dalla Convention on International Trade in Endangered Species (Cites, Convenzione sul Commercio Internazionale delle Specie Minacciate di Estinzione), dalla Convenzione di Berna e dalla Convenzione di Barcellona. Pertanto, i cavallucci marini non dovrebbero essere commercializzati. Speriamo che il loro commercio venga proibito dalla legge così come è avvenuto per le oloturie.
Ma non finisce qui. Negli ultimi dieci anni, nell’oceano Pacifico centrale, le navi da pesca cinesi sono aumentate del 500%. Uno studio mette in luce l’impoverimento delle risorse di varie specie, a cominciare dal tonno, pescato con enormi reti a strascico o lenze lunghe fino a 100 chilometri, spesso in acque protette. Da tale pesca illegale sono danneggiati 17 piccoli paesi, tra cui Papua Nuova Guinea, Figi, Vanuatu, le isole Salomone e gli stati federati della Micronesia.

Ester Cecere

Primo ricercatore Cnr – Istituto Talassografico Taranto

 

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