04 Agosto 2021 - Ultimo aggiornamento il: 04 Agosto 2021 alle 01:55:00

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“Pellegrino di Puglia”, opera letteraria indimenticabile

foto di Cesare Brandi
Cesare Brandi

Continua a Martina Franca, la splendida capitale della valle d’Itria, la mostra ‘Pellegrino 60’, in ricordo del libro Pellegrino di Puglia di Cesare Brandi, che il grande scrittore pubblicò nel 1960 e che fece conoscere la nostra regione in Italia e nel mondo. Organizzato dal Comune di Martina Franca, con la collaborazione del Comitato Pellegrino 60 (Università del Salento, Gruppo Taranto, Umanesimo della Pietra, Centro Ricerche Arte Contemporanea-Taranto, Il referente Presidi del Libro di Martina Franca) la Mostra, nel Palazzo Ducale, nelle Sale d’Avalos, è visitabile fino al 31 luglio 2021, dalle ore 10.00 alle ore 12.00 e nel pomeriggio dalle ore 17.00 alle ore 19.00. L’ingresso è libero e gratuito (e nel rispetto delle norme Covid 1).

Breve storia editoriale di un’opera letteraria indimenticabile. La prima edizione di Pellegrino di Puglia è del 1960; l’ultima, la più recente, è del 2010. Una lunga e ricca avventura editoriale che rivela la forza e la inalterata vitalità di questo libro, tra i libri di viaggi di Brandi l’unico interamente dedicato ad una regione (seppure sconfinando parzialmente in Basilicata). Nella visione di Brandi la Puglia è scrigno di bellezze, caleidoscopio di aspetti talvolta contrastanti, archetipo o meglio insieme di archetipi. In altri suoi scritti, per luoghi anche molto lontani, la realtà della sua Puglia viene richiamata per il suo paesaggio, l’architettura, gli elementi di calda umanità. Nella seconda metà degli anni Cinquanta erano apparsi alcuni articoli su “Il Resto del Carlino” (il quotidiano con il quale collaborava, in un periodo di sua permanenza a Bologna, prima di passare al “Corriere della sera”) che poi divennero capitoli del Pellegrino di Puglia.

Come: Il dolmen di Giurdignano, 13 Dicembre 1955; Castro inedito, 20 Dicembre 1955; Il campanile di Trani, 7 Gennaio 1956; Martinafranca, 27 Gennaio 1956; Sull’argine grandioso del Gargano la pianura arriva a ondate come il mare, 3 Febbraio 1956; Aspetti del Gargano – ripreso in parte – 10 Febbraio 1956; Il duomo di Acerenza, 12 Luglio 1957; Il campanile di Melfi, 17 Luglio 1957. Che ci fa dire che l’Emilia Romagna di trovò a propagandare le nostre terre. Erano anni, quelli, nei quali Brandi era tornato più volte a Taranto. La sua partecipazione ai lavori del ‘Premio per un monumento a Giovanni Paisiello’, la sua stretta collaborazione con Antonio Rizzo (giornalista e operatore culturale), lo avevano portato di certo ad una più profonda conoscenza non solo dei problemi del nostro mondo, ma anche di altri luoghi pugliesi. Aveva conosciuto il settimanale tarantino La “Voce del Popolo”, del quale aveva apprezzato la qualità, e le attività del Circolo di Cultura (legato al giornale).

Troveremo traccia proprio nel capitolo su Taranto. Aveva esplorato e amato la Puglia e portato ai suoi lettori luoghi sorprendenti, talvolta sconosciuti. La pugliese casa editrice Laterza, che ha una vita editoriale importante e di rilievo nazionale, prende contatto con lo scrittore. Pellegrino di Puglia esce nel 1960; è un libro d’arte. Vede un buon corredo di settantotto fotografie di Angelo Ambrosini. Su copertina rigida, e contro copertina, il rosone a tutta pagina, elaborazione fotografica, in richiamo delle stupende cattedrali romaniche di Puglia, di Mimmo Castellano. Il profondo legame con questa terra Brandi lo dichiara da subito nello stupendo incipit del primo capitolo: “Questo viaggio in Puglia non è un viaggio, ma tanti viaggi. Eppure è un solo viaggio, per l’amore che io porto a una terra, che non mi ha visto nascere, che non mi ha visto fanciullo e neppure fu teatro di un primo amore”.

Un amore riconfermato nella tavola rotonda dedicata a Un monumento dell’Italia da salvare, Taranto vecchia, che si svolse a Taranto il 22 novembre 1969 e fu la svolta determinante per salvare il centro storico della città, preso nelle mire della speculazione edilizia: “io sono il più antico amico della Puglia, tra le persone che seggono a questa tavola e che non sono pugliesi (…) avendola vista vent’anni fa, per la prima volta, via via vi sono ritornato sempre con amore, sempre con desiderio, e direi anche con un’infinita letizia (…)” (1), le sue parole vibranti. Il termine “pellegrino”, che certamente non fu la prima scelta, rivela una dimensione personale, soggettiva. La partecipazione emotiva si lega alla visione lucida dell’intellettuale, così che anche i giudizi espressi tecnicamente suonano come accorati consigli. Avviene anche quando devono essere fortemente critici e quando chiarisce le proposte di recupero o di restauro, o l’amarezza per interventi inconsulti di distruzione dei beni culturali.

Per Brandi il viaggio comprende, proprio come per il pellegrino, il valore del cammino. I capisaldi del pellegrinaggio sono da dove e come sarà, ma innanzitutto il perché. E non sono sfumature, per esempio, giungere in Basilicata, se vi si arriva dalla Campania oppure dalla Puglia. Comportano differenti suggestioni, talvolta determinanti. La prima edizione del Pellegrino fu un successo. Tuttavia attenderemo il 1977 per una nuova edizione, sempre per Laterza, nella collana ‘Grandi opere’. In quel periodo, oltre un quindicennio, troviamo il Maestro impegnato in quei suoi testi di straordinario pregio sul piano filosofico e artistico. Sarà stato questo il motivo del ritardo. L’edizione è ancora in formato artistico. La sopracopertina, a colori, propone la cattedrale di Trani vista dal mare.

A corredo, centoventuno fotografie di Enzo Crea. Appena due anni dopo, 1979, giunge la terza edizione, sempre da Laterza. Questa volta non è accompagnata da fotografie ma dagli affascinanti disegni di Renato Guttuso. La copertina, ovviamente, rispetto alle precedenti edizioni, sorprende. Non la grande architettura ma il paesaggio rurale, quasi fuori dal tempo: alberi di ulivo e una costruzione bianca, semplice e bassa, come quelle che punteggiano le campagne pugliesi descritte con tanta intensità da Brandi, in quei colori solidi e pregnanti di Guttuso.

L’Avvertenza dell’Autore, in apertura, mette in risalto l’accresciuto valore poetico per la presenza dei disegni dell’artista siciliano (come sappiamo, grande amico di Brandi) (2). In quasi diretto rapporto con questi eventi, pochi anni più tardi giunge l’omaggio che il Gruppo Taranto propose “in onore di uno dei più grandi umanisti del nostro tempo”. A caratteri cubitali: Omaggio al «pellegrino di Puglia», si legge nel paginone di terza che gli dedica il quotidiano “Corriere del Giorno” il 17 febbraio 1982. Le edizioni del Pellegrino tornano negli anni Duemila. Nel 2002, la casa editrice romana Editori Riuniti lo ripubblica con il Martina Franca. Quest’ultimo era stato pubblicato nel 1968 dalla case editrice (e galleria d’arte) Apollinaire di Milano, diretta dal milanese – di origini martinesi – Guido Le Noci, ed era uscito in formato d’arte. L’operazione culturale era stata impresa del tarantino Antonio Rizzo, come documenta la recente ripubblicazione con La Nave di Teseo (a cura di Aldo Perrone e prefazione di Vittorio Sgarbi), che riporta il cospicuo carteggio Brandi/ Rizzo (3).

Il libro aveva poi avuto una edizione – a cura di Aldo Perrone – in formato tascabile delle Edizioni del Gruppo Taranto (1987), e per introduzione uno scritto di Dino Buzzati. Nell’edizione 2002, nella foto di copertina, due trulli che si stagliano nell’azzurro del cielo pugliese. Il testo non presenta illustrazioni o disegni, ed ha la prefazione di Massimo Onofri, che contestualizza storicamente e culturalmente Pellegrino di Puglia rispetto all’epoca della sua prima pubblicazione. Rimarca la grande distanza di approccio e di intenti rispetto a Un popolo di formiche del pugliese Tommaso Fiore, in cui la Puglia era come ferma nel tempo, più legata agli anni Venti. Ma anche differenti da altri libri di scrittori di viaggi. Brandi, dice Onofri, è un “meravigliato e liberissimo viaggiatore in terra di Puglia” e il Pellegrino è refrattario “ad ogni reportage, inchiesta socio-politica o saggio-denuncia”, senza “qualsivoglia condizionamento ideologico”. Sia il suo sentire che l’osservazione razionale, alla continua ricerca dell’equilibrio tra uomo e ambiente, gli fanno avvertire che l’arcaica bellezza di quella regione è minacciata.

Onofri cita Buzzati, che aveva messo in risalto la maestria narrativa di Brandi, tale da suscitare nel lettore il “piacere d’avventura”. La recensione preferita da Brandi per il suo Martina Franca fu proprio quella firmata da Buzzati, suo ottimo amico e collega al ‘Corrierone’. Il Pellegrino di Puglia torna nel 2010 per i Tascabili della casa editrice Bompiani. Come la precedente edizione non presenta illustrazioni. La foto in copertina, una strada costeggiata da trulli: Alberobello. La prefazione, di Vittorio Sgarbi, I libri di Borges, i luoghi di Brandi. L’accostamento tra le terre narrate da Brandi e gli scaffali e gli ambienti ormai vuoti della biblioteca di Borges, visitata dopo la sua morte. Esi stono ancora le terre brandiane e la biblioteca dello scrittore argentino? Seppure in absentia, tuttavia quegli oggetti e quei luoghi sono e saranno per sempre abitati, animati dallo spirito dei due grandi uomini. “Quasi che lo sguardo del viaggiatore Brandi potesse attribuire vita alle pietre e ai colori della luce, preservandone bellezza e abbandono”; il suo sguardo si trasforma, attraverso le pagine, in “una rievocazione senza fine”.

Una delle pagine sgarbiane forse più efficaci. Due anni dopo uscirà una nuova edizione, per Giunti, ma senza la prefazione di Sgarbi. La storia delle edizioni del Pellegrino, attraverso i decenni, testimonia il valore culturale inalterato di un’opera che continua a offrire preziose chiavi di lettura anche del nostro tempo.

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Nota 1 – Si veda: Viaggio culturale nella Taranto di Antonio Rizzo, Edizioni del Gruppo Taranto e Istituto Liside, Taranto, 2009, pag. 29.

Nota 2 – 18 febbraio 1982, l’associazione culturale Gruppo Taranto (collaborazione del Comune e della Provincia) svolse una giornata di ‘Omaggio a Cesare Brandi’, con oltre mille persone di pubblico. Nel Salone della Provincia di Taranto Maurizio Calvesi, Leone Piccioni e Vittorio Rubiu, presentati da Aldo Perrone, che coordinava i lavori, svolsero le loro relazioni sul festeggiato. Calvesi: Una personalità eccezionale, una moderna visione critica. Piccioni: Cesare Brandi scrittore di viaggi. Rubiu: Cesare Brandi e gli “Scritti sull’arte contemporanea”. Gli atti del convegno prima monografia su Brandi, comprendono la Prefazione di Aldo Perrone, i lavori di Calvesi, Piccioni e Rubiu, ed una esaustiva bio-bibliografia a cura di Vittorio Rubiu. Nel pomeriggio si svolse una tavola rotonda su “Taranto vecchia, un eccezionale bene culturale da restituire alla Comunità”, nella quale Brandi e Calvesi fecero il punto della situazione del restauro di Taranto vecchia.

Nota 3 – Si veda: Cesare Brandi, Martina Franca, a cura e con un saggio di Aldo Perrone (sul carteggio Brandi Rizzo), prefazione di Vittorio Sgarbi, La Nave di Teseo, Milano, ottobre 2019.

Annalisa Friuli

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