04 Agosto 2021 - Ultimo aggiornamento il: 04 Agosto 2021 alle 06:24:25

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«È difficile produrre musica di qualità»

foto di The Smoke Orchestra
The Smoke Orchestra

Questa volta mi incontro con Gianluca Pelosi, bassista e leader degli “Smoke Orchestra”, proprio la band che di recente mi ha particolarmente colpito con il loro ultimo album. Gli Smoke nascono nel 2004 dall’incontro non casuale tra Alessandro Soresini (batteria, voci), Gianluca Pelosi (basso) e Marco Zaghi (sax, flauto), già musicisti di Neffa, Reggae National Tickets, Ottantottotasti. Nel 2006 hanno pubblicato il primo omonimo album al quale hanno collaborato, tra gli altri, Alborosie, Patrick Benifei, Dre Love, Zoe Mazah, Heggy Vezzano.

Nel 2008 è uscito “Routes”, il secondo disco, con sonorità soul, funk, jazz, blues e la voce di Sean Martin. Dal 2009 al 2017, “The smoke Orchestra” è stata la band di Nina Zilli. Attualmente collaborano con: AWA FALL, ma hanno condiviso i palchi anche con Giuliano Palma & the Bluebeaters, Reggae National tickets, Africa Unite, Franziska Smoke, Ganjamama, Raymond Wright, Laurel Aitken, “The godfather of ska”, Owen Gray, A. J. Franklin, Ronnie Jones, Andy J Forest, Kirk Franklin, Johnny Sansone, JJ Giuliano, Mark Adams, Washboard Chez. Syl Johnson, Irma Thomas, Lenny McMillan, Rosita Steel, Tony Green, Queen Ann, Archi Love, Masha, Charly Wood. Denise La Salle, Sugar Blue, Melvia Cick Roger, Otis Clay, Malina Moye. Jerry Dugger, Steave Logan, Paul Think, Sonny Rhodes, Vaneese Thomas, Keisha Jackson, Caroline Mas, Guy Davis. Ma torniamo all’ultimo Album intitolato “Hot funky & sweaty” e al loro nuovo progetto live che si chiama “Northern Soul/Funk/ Blues/Jazz/Rocksteady/ Reggae Roots Rare Soul & Funk Instrumentals”. Un viaggio-omaggio alla riconquista delle perle “dimenticate” della black music strumentale dal ’65 al ’75.

Dal Soul e Rythm&Blues degli anni Sessanta di Memphis, Philadelphia, Chicago e Detroit – con un’incursione a New Orleans e New York – fino al Blues e al Funk dei primi anni Settanta con contaminazioni Jamaicane e Jazz. Freddy & The Kinfolk, Boogaloo Jones, Baby Huey, The Meters, Jackie Mittoo, Duke Ellington, Lee Morgan e molti altri… Line up: Riccardo Jeeba Gibertini alla tromba, Marco Zaghi al sax, Antonio Heggy Vezzano alla chitarra, Angelo Gange Cattoni alle tastiere, Gianluca Pello Pelosi al basso e Nicola Nico Roccamo alla batteria. Passo allora subito a chiedergli circa l’attuale situazione musicale: «Non possiamo certo raccontarci storie – rispondono i sei musicisti – la musica italiana non sta vivendo un buon momento.

Molti di noi hanno vissuto i propri esordi negli anni ‘90 dove i nuovi artisti emergevano dal folto sottobosco della musica indipendente. Il live era un rito importante, dai piccoli club al grande concerto nei palazzetti. Questo creava le basi per una formazione all’ascolto, ma possiamo anche dire una preparazione all’ascolto di generi diversi e della creazione di uno spirito critico che, in buona sostanza, ti permette di giudicare ciò che stai ascoltando. In questo scenario sembra molto più difficile produrre “musica di qualità”, ma a mio avviso non è totalmente così: il problema principale rimane quello di essere equamente remunerato per il tuo lavoro. Sicuramente le case discografiche hanno meno interesse e possibilità di un tempo nel produrre ed impegnarsi con artisti che non vengono considerati mainstream. C’è da dire, però, che a discapito degli studi di registrazione l’home recording ha dato (a chi lo sa usare) la possibilità di creare buone produzioni musicali a basso costo. Il problema si pone più che altro nel trovare, soprattutto in Italia, dei buoni canali per lavorare. Il tuo prodotto finito, per intendersi dalla casa discografica al live alla promozione e al Managment.

In Europa il panorama migliora notevolmente, ma non abbastanza per poi richiedere il mutuo in banca. Si ritrova quello che in parte in Italia è andato perso. Molte più persone si avvicinano alla musica con un’attenzione differente e le piccole realtà sono gestite comunque con professionalità. Rimaniamo assolutamente ottimisti e Speriamo di suonare molto e presto». A questo punto scattano gli abbracci e i saluti di rito con la speranza di potere godere dell’ascolto della loro musica nella nostra città.

Vito Lalinga

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