27 Luglio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 27 Luglio 2021 alle 13:59:00

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1926: Taranto ospita il 31° congresso della “Dante”

foto di Dante Alighieri
Dante Alighieri

Stiamo sfogliando insieme il Catalogo edito a cura del Comitato della Dante Alighieri di Taranto per il 31° Congresso della Dante che si svolse nella nostra città magnogreca dal 22 al 24 ottobre del 1926. Si era concluso il primo ciclo dei convegni annuali della Dante e iniziava proprio a Taranto il secondo ciclo che si sarebbe dovuto chiudere trent’anni dopo se non ci fosse stata l’interruzione della seconda guerra mondiale. La volta scorsa abbiamo letto gli interventi del vice presidente nazionale, il senatore Luigi Rava, e del segretario generale Giuseppe Zaccagnini che ci hanno introdotto in un clima di entusiasmo per Dante e di un fervente patriottismo rinverdito dalla Grande Guerra che era stata vissuta e sofferta dagli italiani come l’ultima stagione del Risorgimento.

Ogni città deputata al Congresso annuale era un’occasione per esaltare pagine e ricordi di storia patria: dopo Fiume e dopo Torino, ecco Taranto ovvero la Magna Grecia, cui faceva da “pendant” Reggio Calabria dove, il 25 ottobre del 1926, si concluse il 31° Convegno. Leggiamo ora l’intervento del Presidente della Dante Alighieri di Taranto, l’avvocato Giovanni Spartera che fu ultimo sindaco di Taranto, esattamente dal 19 ottobre 1922 al 6 maggio del 1923, e primo Podestà, dal 16 dicembre 1926 al 9 aprile 1930. Quindi Spartera sarebbe diventato Podestà di Taranto due mesi dopo il Congresso. “Niente più opportuno della designazione di Taranto come sede del XXXI Congresso della Dante – scrisse l’avvocato Spartera nel suo intervento percorso dal filo elettrico del patriottismo – Dopo Fiume, espressione eroica di fede, e Torino, culla d’Italianità, Taranto, prora avanzata d’Italia. Le vicende del tempo e gli eventi della storia qui sottrassero alla nostra contemplazione i fastigi di un passato che si disperde nel mito. Rimane appena il nome ed incerto il luogo del Portico, portante dipinte le gesta di Falanto; del Foro, dominato dai colossi di Ercole e di Giove; dell’Odeo, sacro alle Muse; del Ginnasio dove la gioventù educava il suo animo; del Circo, che la rendeva forte ed ardita. Ma non è per questi ricordi che venne la designazione di Taranto.

Nella giovinezza perenne del suo rifiorire, la Dante, simbolo della giovinezza perenne della Patria e forza ideale che ne riafferma i destini, ha designato Taranto ad ammonimento ed augurio. L’ammonimento – che l’Italia cerchi per le vie del mare e per tutti i solchi segnati dalle triremi di Roma la sua nuova grandezza; l’augurio – che nulla ne soffermi l’inevitabile ascesa”.

TARANTO: GLI ANNI DAL 1923 AL 1926
In quegli anni, dal 7 maggio 1923 al 15 dicembre 1926, a Taranto non c’erano stati sindaci, ma commissarî prefettizi, il che la dice lunga sull’inquietudine politica in cui versava anche la nostra città. Il commendator ragioniere Salvatore Portelli fu commissario prefettizio dal 16 dicembre 1925 al 15 dicembre 1926 e quindi fu lui a rappresentare la “civitas tarentina” durante il Congresso della Dante. Questo è quello che scrisse nel catalogo: “Educare il popolo italiano al culto del pensiero e della lingua di Dante, è opera di superba elevazione morale, civile e politica. Dante, cosciente del suo profondo sapere, orgoglioso delle grandi sventure patite, non poteva che volgere lo sguardo a cose alte e sublimi. L’idea dominante nella sua alta mente è l’idea della civiltà latina, che egli crede espressione della volontà dell’Amor divino per la felicità di tutti i popoli del mondo.

L’educazione al culto delle idealità nazionali non giova da sola ad un popolo se non sia congiunta alla coscienza del lavoro, del sacrificio nel lavoro ed alla rinuncia a tutte le volgarità allettatrici della vita, ma ingannevoli e generanti vizii e corruzione, di cui Dante, per rattener la Patria in precipizio, fu sommo giustiziere”. Segretario della sede centrale della Dante era Giovanni Albano, cognome tarentino doc, che in un riquadro del catalogo scrisse: “Il XXX Congresso tenuto l’anno scorso a Torino, culla del Risorgimento e patria elettiva di Paolo Boselli, chiude in un’aureola di poesia e di gloria il primo ciclo degli annuali convegni della “Dante” in un trentennio di vita che è un trentennio di storia. Da Taranto, regina del mare e della Nazione baluardo inespugnabile sul mare, ha inizio – col XXXI Congresso – il secondo ciclo, che si chiuderà fra trent’anni con altrettanta gloria. Da Taranto – rivolto il pensiero al Milite Ignoto ed agli spiriti magni della Patria – la “Dante” spicca il volo altissimo verso più lontane mete, forza ideale, luce di pensiero di fede e d’italianità operosa a quanti fratelli nostri da vicino – sulle terre dell’altra sponda che ancora aspettano – da lontano, oltre i continenti e gli oceani – sentono l’orgoglio della stirpe incoronata di vittoria – e serbano nel cuore una sola fede un solo sentimento un solo amore inestinguibile: l’Italia”. Retorica? Sì, ma onesta perché sincera. Era lo stile dell’epoca, in fondo, alquanto enfatico e grandiloquo, ma che pure faceva battere mani e cuori.

I TESTI PUBBLICATI NEL CATALOGO
Ora vediamo i testi pregevoli pubblicati nel catalogo, intervallati da foto d’epoca e riproduzioni di antiche xilografie I saggi sono tutti firmati da noti studiosi tarentini, “la crème de la crème” di archeologi, letterati, poeti e uomini di scienza, e furono scritti con l’intento di celebrare le glorie tarentine e la città. Il primo è un saggio prezioso e postumo di Luigi Viola, intitolato “Taranto antica”. “Pubblichiamo con animo commosso questa pagina – scrisse l’avvocato Alessandro Criscuolo o l’avvocato Pasquale Imperatrice, rispettivamente presidente e segretario del Comitato Pubblicazione e Stampa del Congresso — che ci viene dalle carte lasciate da Luigi Viola, l’insigne archeologo che fu il primo in Italia a occuparsi, secondo scienza, di Taranto antica. Egli la scrisse come “introduzione” per una storia appunto della famosa metropoli, storia che altre cure gli impedirono di donarci”. Gioacchino De Vincentiis, sicuramente parente del preside De Vincentiis, pubblicò “Un’intervista con Livio Andronico” in netto anticipo sui tempi. Pare incredibile: cinquant’anni prima delle “Interviste Impossibili” di noti scrittori italiani a personaggi della storia, mandate in onda dalla Rai nel 1973 e pubblicate nel 1975 e nel 1976 in due volumi da Bompiani, un nostro concittadino ebbe l’idea geniale e brillante di intervistare Andronico, un’intervista anche questa impossibile ma che, purtroppo, rimase circoscritta in provincia. Seguono il saggio del letterato Filippo Surico che commentò il volume di Ettore Bignone sull’ “Epigramma greco”; il saggio di Nicolò Cantarella su “Bimare Tarentum” ovvero Taranto nella civiltà latina; i saggi del giurista e scrittore Vincenzo Gallo sulla presenza a Taranto di Cicerone, del giornalista Ettore Veo su “La pesca notturna dei polipi”, e del geofisico e meteorologo Luigi Ferraiolo su “Profili di climatologia tarantina”, mentre l’ispettrice scolastica Maria Luigia Quintieri consegnò una pagina letteraria scritta sull’onda della memoria e Dal 22 al 24 ottobre del 1926 Taranto ha ospitato il 31° Congresso della “Dante Alighieri”: iniziava proprio dalla nostra città il secondo ciclo di Convegni intitolata “Fanciullezza tarantina”, dedicata ai fanciulli della nostra città. Il preside Edoardo De Vincentiis scrisse dell’imperatore bizantino Niceforo Foca che fece ricostruire Taranto nel 967 o 968 dopo la distruzione operata dai Saraceni quarant’anni prima. Nel Catalogo ci sono anche i saggi di due ecclesiastici: padre Primaldo Coco su “Cenni storici della Chiesa tarantina” e don Andrea Martini su “Uomini e cose di Taranto ai tempi di Dante”. G.V. (chi era costui?) scrisse dell’”Idroscalo del Pizzone”. Interessante il saggio di un avvocato umanista, Pietro di Mase, che fece conoscere Guezolo, avvocato e rimatore della prima metà del secolo XIII, e un eresiarca, Alberto, anch’egli del Duecento.

L’avvocato Leonardo Mandragora lasciò “Un pensiero sulla Dante” e B.Ausilia , una francese di cui non abbiamo notizie, scrisse “Un hommage d’une Française à la belle ville de Tarente”. Il direttore didattico Angelo Jurlaro intervenne per parlare di “Taranto peschereccia” e Francesco Ettorre per confidare una “Visione” lirica. Il preside Pasquale Ridola volle fare “Un po’ di luce sul trapasso del Principato dagli Angioini ai Del Balzo-Orsini (“Un Principe di Taranto di nazionalità tedesca”, cioè Ottone di Brunswick). Giuseppe Carlo Speziale, all’epoca ancora Tenente di Vascello, scrisse un ampio saggio intitolato “Taranto sul mare”, e Attilio Cerruti, il biologo fondatore e direttore dell’Istituto di biologia marina di Taranto (Istituto talassografico), un saggio su “Illustrazioni e notizie sul Mar Piccolo di Taranto”. Ancora: il letterato Angiolo Tursi presentò la “Taranto illustrata da un tedesco del Cinquecento”, tal Nicola Reusner che scrisse in latino dei versi dedicati a Taranto, e Pietro Fedele tradusse la lirica (un idillio) di Andrea Chénier dedicato alla “Jeune Tarentine”, la Giovane Tarantina”; lo scrittore Michele De Noto schizzò un ritratto delizioso di “Angiolino”, un tarentino di fine Ottocento, il dottor Mario Galeone presentò “Medici tarentini d’altri tempi” e Niccolò Tommaso Portacci, autore di un poemetto precedente intitolato “Invocazione”, in “Taranto e il Jonio. Reminiscenze”, elencò e commentò le liriche dei poeti italiani che furono ispirati dal nostro mare e dalla bellezza della nostra città. Nel Catalogo ci sono anche i versi in stile carducciano- dannunziano del poeta e preside Emidio Ursoleo, dedicati a Taranto, né poteva mancare un autografo di Mario Costa e una sua dedica alla Dante Alighieri con i primi due pentagrammi della canzone “Tarantì Tarantella”. È dedicato ad Alessandro Criscuolo il saggio di Agènore Magno su “Due poeti tarantini del 600” (Tommaso Niccolò d’Aquino e Tommaso De Vincentiis). Di d’Aquino scrisse il Presidente della Dante, l’avvocato Giovanni Spartera, e di padre Alfonso Montefuscoli, frate e soldato, scrisse l’avvocato Alessandro Criscuolo. Da Parigi inviò un saggio su Paisiello, scritto proprio nel 1926 per l’occasione del Congresso, il letterato e musicista Edgardo Carducci- Agustini, cui il letterato Francesco Barberio aggiunse e commentò una lettera inedita del grande musicista. Infine i saggi di Antonio Pomàrici (“Il mare Jonio e la civiltà italica”), del colonnello Filandro Ettorre (“Rievocando la memoria di un umile educatore” che era Giuseppe alias Peppino Galassio) e di Ignazio Luccarelli (“Taranto dal 1886 al 1926”).

L’ARTICOLO DI COMMIATO DI PASQUALE IMPERATRICE
Conclude in bellezza l’avvocato Pasquale Imperatrice con un articolo di commiato intitolato “Dritti nel lume della dolce guida” (che è il verso 23 del canto terzo del “Paradiso”) sulle finalità e idealità della Dante e sul significato del Numero unico del Catalogo, realizzato per l’occasione del Congresso. In questo articolo Imperatrice affermava che occorreva “…trarre dalle glorie del passato, così severamente ammonitrici, lievito alle idealità per le nuove e più sante battaglie dell’avvenire, suscitare dalle voci del passato quelle forze morali che in Dante ebbero il più energico assertore, continuare, nel culto del passato, le nobili tradizioni dell’Italia nostra…”. Imperatrice concludeva auspicando che “ogni città”, accanto alla Biblioteca ed al Museo, avesse il suo Museo civico, avesse, cioè, “una mostra permanente della sua storia a ffinché con l’iconografia degli uomini e dei fatti…possa aversi presente e restare impressa nella gioventù che sorge la storia della città e della regione”.

Sembrerebbe, col senno di ora, l’intuizione profetica del Mudit, il Museo dei tarantini illustri che si sta realizzando nella Masseria di Solito, ma questo è un altro argomento che vedremo in seguito. Un’ultimissima cosa: perché titillare la curiosità del lettore colto scrivendo, sia pure “per summa capita”, di questo Catalogo? Per rivolgere una richiesta al sindaco Melucci e all’Amministrazione Comunale: in occasione dei 120 anni della Dante Alighieri di Taranto, che festeggeremo nel 2022, cioè il prossimo anno, non sarebbe un gran bel dono per la città ristampare in edizione anastatica il Catalogo del 31° Congresso della Dante Alighieri, così ricco di tanti preziosi saggi? Si voglia così là dove si può ciò che si vuole. E altro non appulcro.  

Josè Minervini
Presidente della Dante Alighieri Comitato di Taranto

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