04 Agosto 2021 - Ultimo aggiornamento il: 04 Agosto 2021 alle 01:55:00

Cronaca News

Uccise un funzionario regionale: 30 anni di carcere

foto di L'auto nella quale venne ritrovato il corpo di Giovanni Meo
L'auto nella quale venne ritrovato il corpo di Giovanni Meo

MANDURIA – La Polizia di Stato ha condotto in carcere Francesco Cinieri dopo la condanna definitiva a 30 anni per l’omicidio del funzionario della Regione, Giovanni Meo. Gli agenti del Commissariato di Manduria hanno notificato al settantaduenne un ordine di carcerazione emesso dai giudici della Procura presso il Tribunale di Taranto.

Il delitto commesso a fine luglio del 2008. In quel periodo, nei giorni successivi all’omicidio, l’allora cinquantanovenne fu arrestato dai poliziotti perché trovato in possesso di più di 1200 piante di marijuana per un peso di circa 430 chilogrammi che erano state nascoste in un terreno di sua proprietà. Come accertato dalle indagini condotte dagli investigatori del Commissariato di Manduria e della Squadra Mobile del capoluogo jonico, Cinieri, che faceva l’agricoltore e che era stato scarcerato pochi mesi prima, dopo aver scontato la pena per omicidio volontario, ammazzò il funzionario regionale con un colpo d’arma da fuoco alla testa per poi bruciarne il corpo dopo averlo caricato nel bagagliaio dell’autovettura della stessa vittima.

La macchina di Meo fu rinvenuta nelle campagne di Uggiano Montefusco. Tre anni dopo, nel 2011, al termine delle indagini il pastore, ancora detenuto per il possesso della marijuana, fu arrestato anche per l’omicidio del funzionario pubblico, quest’ultimo colpevole di non aver ultimato delle pratiche amministrative relative ad alcune richieste di finanziamenti regionali. L’omicidio è stato commesso per un litigio avvenuto in merito a una pratica per la richiesta di sovvenzioni di 200mila euro da investire in agricoltura. Cinieri, come detto, era già stato condannato a 17 anni di reclusione per l’omicidio di un 44enne di Sava assassinato a fucilate la mattina del 15 gennaio del 1995.

L’omicidio per questioni di interesse su un terreno conteso tra i due. Cinieri era diventato negli anni amico di Meo, il quale si era prodigato per istruire la pratica per far ottenere all’uomo finanziamenti regionali, poi non andati a buon fine. L’elemento accusatorio che ha incastrato Cinieri, è stata una intercettazione ambientale di un dialogo tra lui e un familiare avvenuto nella loro abitazione. La cimice degli investigatori catturò questa frase divenuta determinante per la condanna: “Mi ha detto che erano bloccati e pum… gli ho sparato … forse gli ho fatto due buchi”. Una sorta di confessione, per l’accusa.

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