27 Novembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 27 Novembre 2021 alle 17:56:00

foto di Pietro Palummieri in arte “Palù”
Pietro Palummieri

Il ponte invisibile: un viaggio artistico tra Puglia e Oman. Cercare la propria casa nelle atmosfere di luoghi lontani, per poi riconoscersi nei riflessi dorati di spiagge sconosciute. Ricostruire attraverso la propria arte, un viaggio reale e immaginario fatto di impressioni, istanti, frammenti sensoriali. Può la Puglia assomigliare all’Oman? Può un viaggio creare un ponte invisibile tra due mondi così culturalmente diversi? Questo è ciò che ha cercato di capire Pietro Palummieri in arte “Palù”, pittore e scultore di origini pugliesi che vive a Maruggio in provincia di Taranto, e che da anni trae dal “territorio” la sua principale ispirazione. La memoria, le forme della natura, il mondo spirituale si intersecano nelle opere di Palù, per dare vita ad un viaggio artistico alla ricerca di un ambiente privato, un mondo antico che vive della luce e dei colori del sud Italia e non solo.

La poetica dell’artista salentino parte dal racconto del paesaggio e della vita nelle campagne; gli ambienti tradizionali e i luoghi dell’infanzia, sono rappresentati con olied acquerelli dalle tonalità calde. I soggetti sono vari: dai muretti a secco costruiti dai manovali, alle donne che trasportano con sudore e sacrificio le fascine; dai campi sterminati costellati da bianche masserie, alle piante di ulivo dalle chiome argentate piegate dal peso dei frutti. Dalle brillanti distese marine, alle barche abbandonate sul bagnasciuga lambite dalla risacca. La vicinanza alla scultura a partire dalla metà degli anni ‘90, lo spinge ad aprirsi al figurativo e ad indagare maggiormente le sfaccettature della natura umana: i temi delle sue opere variano dai religiosi ai profani, dai nudi femminili alle rappresentazioni dei santi. Nel suo studio personale a Maruggio, sagome di uomini sferzati dalla pioggia si alternano a piccoli trulli decorativi; il tratto rosso della matita sanguigna crea sulla carta paesaggi naturali che sembrano nascere da una linea continua, come una scrittura spontanea e irresistibile. Pennellate di luce liquida mostrano ora uno sterminato campo, ora un carnoso grappolo d’uva, mentre le onde del mare sembrano davvero lambire i cieli arrossati dal sole che tramonta nelle grandi tele.

Dal 2019, a questi soggetti a noi così familiari, si sono unite alte figure di donne ammantate strette nei loro variopinti veli, o pescatori dalla pelle scura che raccolgono reti pesanti. Case diroccate lasciano trapelare fasci di luce, mentre spiagge sterminate sono interrotte da grandi alberi bruciati dal sole dell’Oman. Un vero e proprio “diario di viaggio” fatto di immagini dipinte e di sculture, che ci s velano i dettagli del territorio omanita attraverso il filtro morale e mentale dell’artista pugliese. Palummieri visita l’Oman, più precisamente Muscat, prima da febbraio a marzo 2019e successivamente vi rimane bloccato tra febbraio e luglio 2020 a causa della pandemia del Covid-19. In questo trasferimento “forzato”, l’artista ha approfondito lo studio e la conoscenza non solo dei luoghi, ma anche delle tradizioni e dei racconti dell’Oman. Ed è dalla scelta di “ricordare” che nasce il progetto del diario artistico: “Desideravo ricordare tutto degli splendidi luoghi dell’Oman. Non volevo dimenticare nulla di quei piccoli villaggi e del loro suggestivo paesaggio – afferma Palù – Ho scelto di fissare quelle immagini con le mie pennellate, guidato solo dal silenzio di quella calda atmosfera”. Così nasce una serie di acquerelli luminosissimi, dalla cifra stilistica tipica di Palù: i colori vibrano, vivendo di luci ed ombre nette. Gli uomini dalle candide vesti si confondono tra le case dallo stucco rovinato. Figure di contadini e pescatori si alternano alla rappresentazione di scogliere aguzze, piante grasse carnose e grandi distese di sabbia.

Quando interrogato sulle similitudini fra i due luoghi, Palù risponde candidamente che non è solo l’esteriorità del panorama ad accomunare Puglia ed Oman, bensì le loro atmosfere: “La prima volta che ho visto l’eleganza delle donne con il velo nero, ho subito ricordato le donne pugliesi che ho conosciuto da bambino, con le loro lunghe vesti nere. E poi i silenzi estivi delle nostre zone del sud Italia molto simili a quelli dell’Oman”. Ma non solo memoria storica, per Pietro Palummieri l’Oman ha rappresentato un punto di svolta nella propria carriera artistica: questa si è concretizzata in un modo nuovo di modellare la scultura. Nelle sue opere appare una spiccata sensibilità di tipo materico, con un nuovo gusto per il simbolismo. Forme radicalmente lontane dagli abituali e arditi panneggi vorticanti dei gruppi scultorei, e dell’espressionismo affettivo delle figure tipico delle opere di Palù.

A dominare la composizione ora è il tondo, il cerchio, simbolo per eccellenza dell’universalità, che esprime la volontà di esternare un messaggio rivolto a tutti. Un contrasto armonioso fra gli elementi che compongono i manufatti, rivelal’intenzione dell’artista di creare un pensiero che si distrugge e si ricrea continuamente, un infinito perdere e ricominciare, con spirito globalizzante. Se le opere pittoriche vogliono imprimere nella memoria dei ricordi “sensoriali” dell’Oman, in quelle scultoree è percepibile il richiamo alla forza della natura, alla sfida che l’uomo le lancia continuamente, pensiero fortemente influenzato dalla pandemia. Non con intento puramente ambientalista, ma più filosofico: l’uomo è creatura e creatore, alla perenne ricerca di un equilibrio nel mondo.

Comune a tutte le opere sono i giochi di luce ottenuti con colori turchesi e dorati, caratteristici del paesaggio dell’Oman, ed omaggio ad una cultura intrisa proprio diquesta ambivalente bellezza: una storia fatta di stenti, di privazioni ma ricca di anticovalore. Le sfumature cromatiche dell’incenso e dell’oro si mescolano, atavici simbolidi regale potenza.Le asperità delle superfici, i pinnacoli informi che emergono dai tondi, richiamano elementi del paesaggio dell’Oman: dalle aspre gale, ai wadi, alle montagne. Palù è rimasto profondamente colpito da un Paese imbevuto di una struggente bellezza, fatta di luci ed ombre taglienti, forme morbide e infinite distese di sole emare. Puglia e Oman: il rosso della terra pugliese incontra le asperità dorate dell’Oman.Ma il mare, quello risplende dell’identica inspiegabile bellezza.“Il mare unisce i paesi che separa”, scriveva Alexander Pope, così come l’arte di Palùriesce ad unire due popoli e due culture tanto diversi.

Chiara Chiego

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