03 Agosto 2021 - Ultimo aggiornamento il: 02 Agosto 2021 alle 22:56:00

Cronaca News

“Alta adesione allo sciopero dei lavoratori di Acciaierie d’Italia”

foto di Il sit in dei lavoratori di Acciaierie d’Italia ieri davanti alla Prefettura (FOTO MANFUSO)
Il sit in dei lavoratori di Acciaierie d’Italia ieri davanti alla Prefettura (FOTO MANFUSO)

Il Tar del Lazio si è riservato la decisione sul ricorso di Acciaierie d’Italia contro il decreto del ministro per la Transizione Ecologica Roberto Cingolani. La società ha chiesto la sospensiva nel corso dell’udienza, tenutasi in camera di consiglio martedì 20 luglio. Nel procedimento, si è costituita l’associazione ambientalista Peacelink. Acciaierie d’Italia ha prodotto al Tar lazio una documentazione dell’Ispra sostenendo “l’impossibilità di fermare la batteria 12 della cokeria prima di 60 giorni”. Lo afferma Alessandro Marescotti, presidente di Peacelink.

Il ministro Cingolani ha emesso il decreto respingendo la proroga chiesta dall’azienda fino a fine gennaio 2022 e ribadendo il termine del 30 giugno 2021. La società ha contestato la tempistica del ministro. Peacelink ha chiesto al al Tar Lazio che il decreto del Mite sia confermato. “Acciaierie d’Italia – ha rilevato Marescotti – ha presentato oggi una impressionante mole di documenti. C’è una contraddizione forte tra quanto ha disposto il ministro Cingolani, 10 giorni di tempo, e quanto invece dice un organo tecnico del Mite quale è Ispra. Cingolani, però, non dice di spegnere definitivamente la batteria coke. Dice di non produrre il coke, perché i lavori di messa a norma non sono stati completati nei tempi previsti, e di mettere la batteria in preriscaldo. Una condizione, questa, che non genera inquinamento”.

Sul fronte sindacale, invece, i lavoratori di Acciaerie d’Italia hanno partecipato allo sciopero indetto nella giornata del 20 da Fim, Fiom e Uilm. Una delegazione ha incontrato in mattinata il prefetto di Taranto Demetrio Martino. “Il prefetto è disponibile a rivedere l’assetto delle comandate allargate”. Hanno spiegato fonti sindacali dopo l’incontro tenutosi mentre, davanti alla Prefettura era in corso un sit in di protesta per lo sciopero. “Le comandate sono squadre di dipendenti obbligati a stare sugli impianti durante gli scioperi per evitare problemi di sicurezza – spiegano esponenti dell’Uilm – sono state re golate da un accordo del 1989, poi la pandemia ha cambiato le cose. Nel senso che, a fronte del picco di assenze che c’era nel Siderurgico, determinato anche dalla paura del Covid, la prefettura ha ritenuto dover ampliare la composizione numerica delle comandate per tenere al sicuro gli impianti ed evitare contraccolpi”.

L’ampliamento secondo la Uilm limita il diritto allo sciopero: “A nostro giudizio – dice la Uilm – le comandate sono state allargate a dismisura e questo limita anche la libertà sindacale e il diritto di sciopero perchè nessuna partecipazione può esserci se, su un impianto, la maggior parte del personale deve rimanere al proprio posto e non può sottrarsi in alcun modo all’obbligo. Prima le comandate riguardavano solo la produzione, ora coinvolgono anche chi non ha a che vedere con gli aspetti produttivi”. Secondo esponenti sindacali, “il prefetto di Taranto ha detto che le valutazioni che portarono a quella decisione oggi hanno perso di attualità perchè il quadro é cambiato e quindi si è detto disponibile ad un confronto per un riesame della situazione”. Riguardo alle motivazioni dello sciopero, secondo fonti Fim Cisl, “il prefetto ha ascoltato la delegazione sindacale, ha preso atto di come sinora sia passato tanto tempo invano senza una soluzione.

Adesso si farà portavoce verso la Presidenza del Consiglio e il Ministero dell’Interno perché in tempi brevi si apra un confronto risolutivo tra sindacati, Governo e Acciaierie d’Italia”. Soddisfatto dell’adesione allo sciopero il segretario nazionale Fim Cisl Valerio D’Alò. “Il tempo è scaduto. Lo hanno ribadito questa mattina i lavoratori del Gruppo Acciaierie D’Italia, l’ex Ilva, che in tutto il territorio nazionale hanno aderito allo sciopero di 24 ore proclamato dalle segreterie nazionali di Fim, Fiom e Uilm per l’odierna giornata. Alta l’adesione dei lavoratori diretti, delle aziende dell’appalto e di coloro i quali sono nel perimetro di Ilva in amministrazione straordinaria. Il futuro è incerto per i lavoratori di Acciaierie d’Italia, Ilva in as e dell’appalto. A fronte di un piano industriale, definito dalla multinazionale ArcelorMittal e dal nuovo socio Invitalia mai discusso e condiviso con Fim, Fiom e Uilm, continua a essere una questione inaccettabile l’assenza di un piano di manutenzioni degli impianti per assicurare la sicurezza dei lavoratori e la messa a norma degli impianti. Reputiamo inaccettabile – prosegue D’Alò – l’assenza della presentazione del piano ambientale, sui tempi della sua realizzazione e delle opere di messa a norma degli impianti e la certezza degli investimenti, nonché una gestione inappropriata della cassa integrazione senza la condivisione delle modalità e dei numeri dei lavoratori. Così come la mancata definizione di un percorso di reintegro dei lavoratori in as”.

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