31 Luglio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 31 Luglio 2021 alle 12:58:00

foto di Leo Club Taranto Aragonese
Leo Club Taranto Aragonese

Il 5 dicembre 1957, da una felice intuizione di Jim Graver, socio del Lions club di Glenside, in Pennsylvania, ed allenatore della squadra di baseball del locale liceo (Abington High School) nasce il primo Leo club, una associazione di studenti di quella scuola. Il nome Lions, che non nasce – contrariamente a quanto molti credono – come acronimo, ma è il nome di una delle 12 associazioni che nel 1917 si federarono per dar vita a quella che si chiamò Association of Lions Clubs, e poi subito dopo The International Association of Lions Clubs (il nome ufficiale che resterà nel tempo, anche se all’epoca l’internazionalità è solo una aspirazione), il Royal Order of Lions, sodalizio nato nell’Indiana nel 1911 (fondato da chi diverrà nel 1917 il primo presidente dei Lions, William Perry Woods) ha dato vita abbastanza presto (1919) anche ad una lettura come acronimo (inizialmente Loyalty, intelligence, our Nation’s safety, con Loyalty che venne preso sostituita con Liberty).

E Graver conia il nome Leo per battezzare l’associazione giovanile e studentesca pensandolo da subito non solo come il nome latino del leone ma anche come acronimo: Leadership, equality, opportunity (in seguito equality divenne experience); dal liceo di Glenside vengono anche i colori sociali: marrone ed oro (inseguito il marrone virò verso un più gradevole porpora). L’esperimento resta all’inizio isolato; solo nel 1963 vengono creati altri due Leo, che nel 1964 sono diventano 27, tutti negli Usa e tutti in Pennsylvania, tranne quello di New York. Solo nell’ottobre 1967 il consiglio d’amministrazione del Lions International vara finalmente il programma Leo, con la finalità di “fornire ai giovani di tutto il mondo l’opportunità di contribuire, a livello individuale e collettivo,allo sviluppo della società, come membri responsabili della comunità locale, nazionale ed internazionale”, e la prima Carta costitutiva viene rilasciata soltanto nel 1969 (ci son voluti 12 anni…).

Novità comunque interessante, il programma Leo approvato nel 1967 è aperto a ragazzi e ragazze. In Italia, si costituiscono già nel 1966 e 1968 due club di “Giovani Lions”, in Sicilia; ma perdono la primogenitura del Leo in Italia perché non si trasformano per tempo in Leo club, sicché il Leo primogenito è quello di Arenzano (GE) che riceve la Carta costitutiva (la Charter, nel gergo anglofono dei club service di ogni Paese) nel giugno 1969. Dopo il via libera ufficiale, il Leo decolla a livello planetario: nel 1970, dopo appena un anno, i club sono già 918 in 48 Paesi del mondo, ed i soci 24mila. Ma fra il 1957 ed il 1967 nel mondo dei club service è accaduto qualcosa di molto importante, per quel che riguarda l’attenzione al mondo giovanile. Il 5 novembre 1962 il Rotary International dà il via all’Interact, una associazione di club di liceali maschi di età compresa fra i 13 ed i 17 anni (estesa fino a 18 anni nel 1966, quando furono ammesse nei club anche le ragazze; oggi l’età di ingresso è di 12 anni), inizialmente legati non al territorio ma a singole scuole superiori. Il nome, Interact, è quello di un verbo inglese che vuol dire agire reciprocamente, interagire.

E finalmente, nel 1968, anche il compassato mondo del Rotary International, dà il via libera al “completamento” dell’Interact (da 18 anni all’età adulta per entrare nei Rotary club c’era un divario enorme; specie all’epoca…) con il Rotaract (crasi di Rotary in action). Il board del Rotary International aveva fino ad allora rifiutato più volte di autorizzare la costituzione, caldeggiata soprattutto dai Rotary club europei (italiani, in particolar modo) di club giovanili che raggruppassero gli ex interactiani giunti ormai all’età dell’Università (travagliata in quegli anni, con allarme dei più tradizionalisti, dai sempre più frequenti moti di contestazione). Già nel 1965 in Italia si erano costituiti, fuori dell’ufficialità internazionale, ma in collegamento con i Rotary club locali, dei Gruppi Giovani; che tengono addirittura congressi interdistrettuali (i distretti Rotary italiani erano all’epoca quattro). Nel 1967 (anno in cui il board del Lions International vara il programma Leo) il Rotary club Cagliari rompe gli indugi e sostiene, con l’appoggio del governatore, i club da lui patrocinati, Interact e Gruppo Giovani, nell’organizzazione di un congresso interdistrettuale che si configurò come vero e proprio congresso nazionale dei giovani di area rotariana, al quale presenziarono tutti e quattro i governatori Rotary. Il congresso ebbe notevole successo e risonanza, e finalmente, sei mesi dopo il board dava il via libera al progetto Rotaract.

Il primo club Rotaract nacque a North Charlotte, in North Carolina (Usa) il 13 marzo 1968; il 18 marzo 1968 fu costituito il Rotaract Firenze, il 19 marzo il Rotaract Caserta; seguirono il Rotaract club Romano il 15 giugno; Cagliari il 25 giugno, Salerno il 10 luglio. In chiusura dell’anno sociale 1968/69 i club in Italia erano 53, ripartiti in quattro distretti, gli stessi del Rotary, con 1660 soci. Come abbiam visto, molto presto i club giovanili ammettono le ragazze, ma Rotary e Lions di ammettere lo donne non hanno la minima intenzione. Giunte al termine dell’esperienza Leo o Rotaract, le “ragazze” (ma ormai parliamo di trentenni…) si disperdono. Qualcuna entra nei club femminili (Soroptimist, Fidapa, Zonta), la maggiorparte abbandona il mondo dei club service (per la verità una simile dispersione riguarda, anche se in percentuale appena minore, i “ragazzi”).

Ma finché dura l’esperienza giovanile, le ragazze hanno assoluta parità di diritti coi ragazzi (a fine anni ‘70 scompare anche, per esempio, nel Leo la vessatoria clausola che impone una limitata presenza femminile nei club), e moltissime di loro presiedono i rispettivi sodalizi. Ed anche da questa più che positiva esperienza mista vengono forti spinte verso l’apertura alle donne. Che sarà comunque lenta e contrastata, e vedrà magari il tentativo di depotenziare l’integrazione effettiva con la creazione di club femminili di area: come l’Inner Wheel, originariamente riservato alle sole mogli (in seguito a parenti in genere) di rotariani o i Lioness club, nei quali possono entrare anche donne senza vincoli di parentela coi Lions. Sono vicoli ciechi dell’evoluzione.

Ci vorrà, come abbiamo scritto altrove, il coraggio del Rotary club di Duarte nell’ammettere tre donne, nel 1978, e nel resistere anche giudiziariamente al board del Rotary, che per questo motivo lo aveva radiato, per arrivare alla decisione della Corte suprema degli Usa, nel 1987, che costringe il Rotary International (delibera del board nel 1989) ad aprire alle donne; preceduto dai Lions che nel 1987, a scanso di possibili controversie, deliberano l’ingresso femminile (negli anni seguenti, peraltro, quasi tutti i Lioness si trasformeranno in Lions club, ma molte donne entreranno direttamente, sia pure all’inizio con piccoli numeri, nei vecchi Lions club; in pressoché tutti i nuovi Lions club figurano invece donne fra i soci fondatori). Negli anni ’70 ed ’80 ai ragazzi di Leo e Rotaract veniva detto chiaramente: “non crediate che questa affiliazione vi dia una corsia privilegiata” per entrare nei club degli adulti. E così generazioni di giovani leader si sono perse. Ora c’è una rincorsa affannosa, non sempre coronata da successo, per far transitare dai club giovanili in quelli “dei grandi” dei volontari già perfettamente formati, generosi, esperti, fantasiosi… Qualcuno dice che questi ragazzi sono il futuro dei club service; errore: loro sono il presente, e non solo dell’associazionismo ma della vita sociale delle comunità. Il futuro è adesso.

Giuseppe Mazzarino

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