22 Settembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 22 Settembre 2021 alle 18:59:00

Cronaca News

Altre 13 settimane di “cassa Covid”, protestano i sindacati


L'ex Ilva di Taranto

Altre 13 settimane di “cassa Covid”. L’ulteriore proroga è stata comunicata venerdì 23 luglio dall’azienda a Fim, Fiom e Uilm. Riguarderà un numero massimo di 3500 unità giornaliere. La cassa integrazione, spiega una nota della Fiom Cgil, “potrebbe avere inizio dal 28.06.2021 o dal giorno 05.07.2021, a seconda delle future circolari che fornirà INPS con riferimento al D.L. n.29 del 15 luglio 2021”.

L’incontro “segna ancora una volta un arretramento in termini di relazioni industriali e discussione di merito sui numeri complessivi coinvolti dalla cassa integrazione in quanto, nonostante le richieste delle organizzazioni sindacali sull’ integrazione salariale, sulla rotazione del personale e conoscenza delle aree interessate dall’ammortizzatore sociale, l’azienda ha di fatto chiuso al confronto”. Si legge in una nota della Fiom che lamenta “l’assoluta assenza di trasparenza nella gestione della cassa integrazione”. L’incontro si è tenuto subito dopo l’insediamento del cda di Acciaierie d’Italia ma “non sembra esser cambiato nulla nelle modalità con cui la vecchia gestione ha utilizzato la cassa integrazione”. Per questo la Fiom chiede “una discussione anche sull’utilizzo dell’ammortizzatore sociale anche con il nuovo management”. La segreteria territoriale della Fim Cisl Taranto Brindisi ha inviato un esposto denuncia all’Ispettorato del lavoro per segnalare “pericolosi deficit organizzativi”.

Il lavoro condotto dalla Fim Cisl, in base alle informazioni raccolte dai rappresentanti sindacali di area, la rsu Ciro Matichecchia e la rls Francesco Demito, ha prodotto un articolato documento. “Denunciamo che nel merito della comunicazione inoltrata allo stabilimento ArcelorMittal di Taranto in data 4 febbraio 2021 – si legge nel documento – recante come oggetto ‘Sottorganico Altoforno’ ed in data 1 marzo 2021 ‘Collocazione forzosa di rimpiazzi in Cigo’, evidenziavamo dettagliatamente una serie di pericolosi deficit organizzativi che l’azienda arbitrariamente e reiteratamente, continua a perseguire”. “Delle macro aree evidenziate nella comunicazione – si legge nel documento – la gestione persevera con gli stessi atteggiamenti di conduzione, in maniera specifica sugli impianti dell’area ghisa e Altoforno”. Anche la Fim chiede un intervento urgente.

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