22 Settembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 22 Settembre 2021 alle 08:50:00

foto di Desertificazione
Desertificazione

Nell’articolo precedente abbiamo parlato del surriscaldamento globale e delle conseguenze sui fattori abiotici (cioè, acqua, ossigeno, temperatura e luce solare, cioè, su qualsiasi elemento non vivo). Ora analizziamo l’impatto dell’aumento della temperatura sugli organismi marini. 1) Migrazioni delle popolazioni ittiche verso nord.

Nell’articolo precedente abbiamo detto che in Mediterraneo le temperature superficiali del mare sono aumentate di circa 1°C. Quali sono gli impatti del riscaldamento delle acque marine sugli esseri viventi? E’ presto detto: la migrazione dei pesci verso il nord. Infatti, l’aumento di temperatura determina l’incremento della salinità e la diminuzione di ossigeno. Temperatura e salinità agiscono in sinergia portando a cambiamenti della circolazione delle acque che si riflettono sulla distribuzione dei nutrienti e del plancton, che rappresenta un’importante fonte di nutrimento per molti animali marini. Una notevole variazione nella composizione e nell’abbondanza del plancton avrebbe ripercussioni sull’intera catena alimentare, incluse le specie commerciali.

A riprova di ciò, diverse specie ittiche stanno già abbandonando le acque temperate per migrare verso i poli, alla ricerca di condizioni climatiche e ambientali in grado di soddisfare il loro fabbisogno di ossigeno e cibo. Il merluzzo, lo sgombro e l’aringa migrano dalle loro zone storiche verso il nord, in acque più fredde, seguendo la loro fonte di cibo, i copepodi, piccoli crostacei planctonici. All’Università tecnica della Danimarca hanno osservato l’arrivo di specie mediterranee, come tonno, nasello e acciuga, e il declino del pesce locale, come il merluzzo del Baltico. Non solo, i ricercatori hanno riscontrato che un merluzzo di quattro anni è più piccolo rispetto ad uno della stessa età pescato dieci anni fa. Ciò è probabilmente dovuto alla maggiore concentrazione degli sforzi della specie sulla riproduzione più che sulla crescita, sforzi volti alla sua sopravvivenza.

Questo fenomeno può essere dovuto all’aumentata temperatura dell’acqua o alla disponibilità di cibo. Secondo le stime della FAO (Food and Agriculture Organization), entro il 2050 è prevista una riconfigurazione geografica della pesca globale e una diminuzione della quantità di pesce che sarà possibile catturare senza danneggiare le riserve biologiche, già messe oggi a dura prova dalla pesca eccessiva. 2) Ingresso specie aliene termofile. Abbiamo già parlato della presenza in Mediterraneo di specie aliene. Quello che non abbiamo esplicitato è che la maggior parte di queste specie aliene “amano il caldo”. Pertanto, il surriscaldamento delle acque del Mediterraneo, anche noto come “tropicalizzazione”, ha favorito l’introduzione di specie tropicali o subtropicali provenienti dal Mar Rosso e dall’Oceano Indiano attraverso il Canale di Suez. Per fare qualche esempio, nelle acque delle Aree Marine Protette dell’Isola d’Elba le specie termofile rappresentano ormai il 13% delle specie della comunità di scogliera, mentre nell’Area Marina Protetta del Plemmirio (in Sicilia) sono ormai il 19%. In un articolo precedente abbiamo spiegato diffusamente quanto questi “alieni” possano essere dannosi. 3) Estinzione di orsi polari e tartarughe.

Cosa accomuna questo grande mammifero predatore alle miti tartarughe marine? Il pericolo di estinzione dovuto all’innalzamento delle temperature! Abbiamo tutti davanti agli occhi le immagini degli orsi polari smagriti, deboli, che si trascinano alla ricerca disparata di prede e che si avvicinano ai villaggi per frugare tra i rifiuti! A seguito dello scioglimento dei ghiacci, essi hanno difficoltà sempre maggiori a trovare le foche, le loro prede elettive. Restano dunque digiuni per diverse settimane e costretti a intraprendere a volte anche vere e proprie migrazioni. Ciò comporta un dispendio energetico enorme ed è il motivo per il quale sempre più spesso vediamo foto di orsi polari emaciati e affaticati. La riduzione delle aree ghiacciate e, quindi, del cibo sta portando anche a un minor numero di nascite e a tassi di sopravvivenza ridotti. Si ritiene che a tutt’oggi vi siano solo dai venti ai venticinquemila orsi polari che vivono allo stato brado. Due terzi di essi potrebbero scomparire entro il 2050 e la specie potrebbe estinguersi entro il 2100, a seguito dello scioglimento della calotta polare.

Pertanto, la IUCN (Unione Internazionale per la Conservazione della Natura) ha inserito gli orsi come “vulnerabili” nella Lista Rossa delle specie minacciate di estinzione. E veniamo ora alle tartarughe. Il sesso delle tartarughe viene determinato dalla temperatura alla quale viene lasciata la covata. Da uova deposte a meno di 27°C, usciranno principalmente maschi mentre da uova lasciate a oltre 30°C nasceranno soprattutto femmine. Va da sé che con l’aumento della temperatura c’è il rischio che le femmine siano sempre più numerose e non trovino un partner per la fecondazione.

Ester Cecere
Primo ricercatore Cnr Istituto Talassografico Taranto

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche