22 Settembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 22 Settembre 2021 alle 19:54:00

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Aula di tribunale

Un operaio di Martina Franca, Natale Zigrino, a novembre 2009 perse la vita sul lavoro, in un cantiere a Noci. Per quell’infortunio mortale quattro imputati sono stati condannati a due anni di reclusione (pena sospesa) e a risarcire i danni ai familiari della vittima. La sentenza è stata emessa dalla Prima Sezione Penale, in composizione monocratica, del Tribunale di Bari. Il tragico incidente risale al 30 novembre 2009.

L’uomo, stando alla ricostruzione dell’accusa, stava lavorando in uno scavo quando risalì fino alla superficie stradale e fu travolto da un telo, sistemato per proteggere il cantiere, sradicato dal forte vento di scirocco che soffiava quel giorno. A causa dell’effetto vela accentuato, secondo l’accusa, dal tipo di tessuto del telo ritenuto eccessivamente impermeabile, l’operaio finì sui ferri di ripresa delle armature montate per la realizzazione del cemento armato. Le gravissime ferite riportate, purtroppo, non gli lasciarono scampo. Zigrino, 58 anni, di Martina, morì, lasciando la moglie e tre figli. In seguito all’inchiesta della Procura di Bari finirono sotto processo due imprenditori, titolari dell’impresa impegnata nella realizzazione dei lavori e due tecnici responsabili del cantiere e dei lavori.

Le ipotesi contestate dall’accusa vanno dalla cooperazione in omicidio colposo, alla violazione delle norme sulla tutela dei lavoratori e sulla sicurezza nei cantieri. Secondo l’accusa, nel cantiere non erano state adottate tutte le misure anti infotuni sul lavoro stabilite dalla legge. Inoltre, sempre secondo l’accusa, quel giorno spirava un forte vento di scirocco con raffiche che raggiungevano, stando sempre alle contestazioni, anche i 65-90 chilometri orari ma le condizioni meteo sarebbero state evidentemente sottovalutate poichè fu comunque consentita l’esecuzione dei lavori. Una serie di condizioni che, secondo la pubblica accusa, causarono la morte “bianca”.

Per questo i due imprenditori e ai due tecnici sono finiti sotto processo. Tutti sono stati condannati per omicidio colposo. Mentre, in considerazione del trascorrere del tempo, alcuni reati relativi alla violazione delle norme sul lavoro si sono estiti per prescrizione. Di conseguenza per quei capi d’imputazione, il giudice ha emesso sentenza di non doversi procedere nei confronti di tutti e quattro gli imputati. Ai tre figli e alla moglie, costituitisi parte civile tramite gli avvocati Giandomenico Bruni ed Eligio Curci, i quattro imputati dovranno risarcire i danni da liquidarsi in separata sede. Le motivazioni della sentenza saranno depositate nei canonici 90 gioni dalla lettura del dispositivo della sentenza, avvenuta martedì 20 luglio.

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