18 Settembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 18 Settembre 2021 alle 21:26:00

Cronaca News

Cicala&co, ricorso in Cassazione per il procedimento “Petrolmafia”

Avvocati
Avvocati

Si giocherà a settembre nel volgere di due giorni il destino processuale di molti imputati nel procedimento “Petrolmafia” a carico di 41 persone. Sotto accusa sono finiti il boss Michele Cicala e i suoi presunti sodali. Fra gli imputati c’è anche il cugino di Cicala, Michele Schinaia, tornato in libertà su provvedimento del gup del tribunale di Lecce dottor Toriello.

Schinaia, difeso dagli avvocati Emidio Attavilla e Salvarore Maggio, era sottoposto agli arresti domiciliari concessigli dal tribunale del Riesame. L’uomo è ritenuto dagli inquirenti il titolare di partecipazioni e cariche amministrative nelle compagini societarie di fatto, sempre secondo l’accusa, gestite da Cicala. Schinaia sarebbe anche una sorta di body guard, ossia si preoccupava di assicurare la tutela fisica del capo partecipando, inoltre, alla spedizioni punitive. Stando alla ricostruzione dell’accusa, il presunto sodalizio criminale tarantino reinvestiva in attività lecite denaro recuperato attraverso l’evasione dell’iva dei carburanti.

Un traffico illecito, su cui puntano ormai da alcuni anni diversi gruppi criminali, in quanto consente di incassare notevoli somme di denaro con un basso livello di rischio; infatti un camion carico di gasolio venduto illecitamente che finisce nei controlli delle forze dell’ordine non comporta gli stessi rischi del trasporto di un carico di sostanze stupefacenti. L’udienza preliminare è stata aggiornata al prossimo 7 settembre. In quella circostanza gli imputati potranno decidere se optare per un rito alternativo oppure seguire il dibattimento. Parallelamente all’udienza preliminare, gli imputati raggiunti da ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip di Lecce lo scorso mese di aprile, hanno impugnato il provvedimento del Riesame dinanzi alla Cassazione che ha fissato l’udienza di discussione il prossimo 9 settembre.

I legali di Schinaia hanno impugnato la misura restrittiva sostenendo l’inussistenza dei gravi indizi di colpevolezza relativamente alle restanti imputazioni confermate dal Tribunale del Riesame, facendo rilevare che lo stesso pubblico ministero della Direzione distrettuale antimafia di Lecce, Milto de Nozza, ha impugnato dinanzi alla Suprema Corte l’annullamento della ordinanza custodiale relativamente al reato di associazione di stampo mafioso. Il numero degli imputati è sceso a 41 in quanto la posizione di uno dei legali indagati è stata archiviata dal gip a conclusione delle indagini.

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