18 Settembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 17 Settembre 2021 alle 23:59:00

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Sacerdote, papà ed anche nonno a Taranto

foto di don Giuseppe Cesareo
don Giuseppe Cesareo

E’ consuetudine rivolgersi a un sacerdote con l’appellativo di “padre”. Ma che vi si unisca anche quelli di “papà” e “nonno” è quanto meno inusuale, almeno nella religione cattolica. Eppure accade. E’ il caso di un tarantino, don Giuseppe Cesareo che, dopo una felice vita coniugale feconda di due figli e quattro nipoti, divenuto vedovo, ha ricevuto l’ordinazione sacerdotale.

Perplessità nella gente? “Assolutamente no, apprezzano le mie esperienze – risponde – Anzi, per esempio, le persone ascoltano col cuore aperto i miei consigli sulle problematiche familiari, avendole vissute prima di loro”. Dopo anni di missione in Inghilterra, quale sacerdote ‘fidei donum’, e, ancor prima di parrocato nella diocesi di Cosenza, don Giuseppe, all’età di 82 anni, collabora con i frati cappuccini della parrocchia di San Lorenzo da Brindisi, in viale Magna Grecia, celebrando l’Eucaresti, confessando e seguendo le comunità neocatecumenali, da cui proviene. Spesso, per parlare più tranquillamente e in modo approfondito, egli riceve chi chiede un colloquio o una direzione spirituale nella vicina abitazione delle case popolari, dove ha vissuto con la famiglia.

“Tutto avrei pensato, tranne che di diventare sacerdotale in età avanzata – racconta – La mia vita è stata densa di avvenimenti: dal lavoro in Ilva (dapprima come operaio sugli impianti e poi come amministrativo) all’incontro con Maria, bellissima ragazza sordomuta che, nonostante le perplessità evidenzatemi, ho portato all’altare e mi ha reso felice. Poi, l’impegno in politica nel Partito Popolare, di cui ero segretario amministrativo della sezione locale. A un certo punto mi candidai al Comune e pensai di raggranellare voti frequentando le catechesi per adulti in San Lorenzo da Brindisi. Non trovai quanto cercato ma ebbi l’incontro con Gesù Cristo che dette contenuti nuovi alla mia esistenza. E da allora ho sempre servito la Chiesa nel Cammino neocatecumenale, portando agli altri l’annuncio che ha cambiato la mia vita”.

Don Giuseppe, fra l’altro, racconta di essere fra i pochissimi sopravissuti di tutti i colleghi che lavoravano con lui sugli impianti Ilva, stroncati dal tumore: “Dio – commenta – evidentemente mi ha voluto salvaguardare per i suoi progetti”. Poi la malattia della consorte. “Supplicai il Signore di preservarle la vista, la cui perdita, per lei già sordomuta, avrebbe reso particolarmente penosa la sua vita – racconta – Mi recai in preghiera anche alla tomba di Padre Pio affinchè intercedesse. Alla fine Maria continuò a vedere ma dopo qualche tempo morì. Non riuscivo ad accettarlo. Per aiutarmi, mi proposero un pellegrinaggio in Israele. Così nella chiesa della Natività, in Gerusalemme, mentre ero in raccoglimento davanti alla tomba di San Girolamo, avvertii fortemente la chiamata a servire il Signore nel sacerdozio. Pieno di stupore, pronunciai il mio ‘sì’”.

Dopo un periodo di discernimento, don Giuseppe rese nota la sua decisione. “I miei figli ne furono contenti e mi incoraggiarono in questa scelta – continua – Pienamente consenziente fu l’allora arcivescovo mons. Benigno Luigi Papa, anche se inizialmente mi avrebbe voluto fra i frati cappuccini. Nella chiesa della Madonna della Fiducia ci fu la celebrazione dell’invio, presieduta dallo stesso mons. Papa, il quale, davanti a tutta l’assemblea, a un certo punto, esclamò: ‘Adesso i nonni stanno entrando in seminario! E voi, giovani, quando dovete entrare?’”. Dopo l’entrata al seminario neocatecumenale “Redemptoris Mater” di Macerata e la frequenza del vicino istituto teologico marchigiano di Fermo, don Giuseppe dovette tornare a Taranto per assistere i genitori.

Alla loro scomparsa, la vocazione al ministero sacerdotale fu confermata dal vescovo di Cosenza, mons. Salvatore Nunnari, che acconsentì al suo ingresso nel locale seminario. Quindi, avendo nel frattempo completato gli studi all’istituto teologico– racconta – nel 2014 ci fu finalmente la mia ordinazione sacerdotale, con i primi incarichi di vicario parrocchiale a Cosenza e di parroco sostituto a San Giovanni in Fiore. Conosciuta la mia singolare situazione, i fedeli venivano sempre più a confidarsi con me, aprendosi all’annuncio del Kerigma, cioè del Signore misericordioso che ha dato la vita per ognuno di noi. In quel periodo seguii spiritualmente anche coppie di coniugi in disaccordo, spesso ottenendone, grazie allo Spirito Santo, la riconciliazione”. Poi l‘esperienza missionaria a Plymouth, in Inghilterra, sacerdote “fidei donum”, quale componente dell’equipe di evangelizzazione del Cammino Neocatecumenale. Successivamente per tre anni è stato anche direttore spirituale del seminario di Trieste, su richiesta del vescovo mons. Crepaldi. Infine, il recente ritorno a Taranto per problemi di salute, oltre che per l’età avanzata, pur se don Giuseppe continua a mantenere una grande lucidità e vivacità di spirito. “Noi sacerdoti verso i fedeli espletiamo lo stesso umile quanto prezioso servizio verso gli ammalati degli oss (operatori socio-sanitari) negli ospedali – conclude – Infatti, attraverso le Confessione, ripuliamo i fedeli da ogni sporcizia spirituale, restituendo loro l’innocenza dell’anima. E a questo non mi sono mai sottratto”.

Angelo Diofano

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